COSI' LO HANNO RICORDATO....
«Passa saettando la folgore
e trancia sul clive
il robusto pino.
[…]
scende sull'umanità
la spietata falce della morte.
[…]
E questa volta falciò
e tolse da quei poetici pascoli
ancora ascosi
il cuore nobile e sublime
dell'amato e amico Raffele Tosi»
(Vulaiga – Corriere Valsesiano, 14/01/1977)
«È l'alba di un anno nuovo, e la campana della chiesetta di Cervarolo lo annuncia con un suono che non è il suo; ai Prati, quella frazioncina formata da un pugno di case e la cui ricchezza è solo nella generosità della natura circostante, si è vissuto un istante muto: è morto il trovatore di quella natura, di quella semplicità, di quella valsesianissima umiltà; è morto un poeta: Raffaele Tosi, quell'uomo-poesia che ha cantato il sembiante della Valsesia e della sua gente per molti anni. “El Raffa” lo chiamavano, attribuendogli, con quel simpatico storpiare il suo nome, la parvenza di un personaggio diverso, distinti fra i tanti, più vicino alla fantasia che alla realtà di tutti i giorni. E la notizia della sua morte, avvenuta in un letto dell'ospedale di Varallo, la sera di lunedì 3 gennaio, dopo un penoso soffrire di parecchi giorni, ha suscitato, in tutti i valsesiani, uno sconforto e un rincrescimento diverso e patetico; quella sensazione che prende quando ci portano via qualcosa a cui teniamo in particolare.» (Marco Valle, Corriere Valsesiano 14/01/1977)
«La pagina di Varallo del giornale esce listata a lutto: con sincero e profondo rimpianto e con accorata commozione il corpo redazionale comunica la tristissima notizia della morte di uno dei più cari e fedeli collaboratori e con animo angosciato ed affranto piange la repentina scomparsa di un caro, indimenticabile amico. Al dolore per la morte di Raffaele Tosi prende parte tutta la città, tutta la Valsesia e l'eco del nostro sconforto valica i confini ristretti del mondo valsesiano per risuonare molto lontano, fin là dove era giunta, con l'umiltà del suo nome, la grandezza della fama di un uomo che, con la sua semplicità, con la schiettezza del suo carattere, con la chiarità della sua intelligenza, con il calore della sua umanità – virtù che, da buon valsesiano Raffaele Tosi aveva sempre cercato di dissimulare, di nascondere, restio com'era nel palesare i suoi successi di letterato – aveva lasciato indelebile segno del suo valore.» (A. B., Il Monte Rosa 07/01/1977)
«Cammino adagio,
col capo chino,
la strada,
è tutta un ghiaccio.
Quando,
ad un tratto alzo lo sguardo,
rallento il passo.
Vedo,
lì, davanti a me,
sul freddo muro
il Tuo nome listato a lutto.
Mi si stringe il cuore
ed un gran nodo
mi sale alla gola.
Adagio,
riprendo a camminare
Ti vengo a trovare
dischiudo l'uscio.
Sei solo,
Ti vedo
bianco, scarno, sereno,
le lunghe dita
che tanti Tuoi pensieri
hanno saputo così bene trascrivere,
sono congiunte, come in preghiera
pare, preghino me
di non disturbare,
ora che sei tranquillo,
e stai per dedicare
al Padre Eterno
la Tua rima più bella.
Richiudo l'uscio, ed esco
piano, per non far rumore.
Addio, poeta del mio paese,
addio, umile poeta senza pretese.»
(S.M. - Varallo – Corriere Valsesiano, 14/01/1977)
«Dicono che il mio amico è morto. Raffaele Tosi era l'anima di quella terra, avendo egli amato e cantato la Valsesia con puro sentimento di figlio, accendendo di entusiasmo – quasi un tribuno – lui così dolce e mite, i suoi valligiani. Tant'è che il “Corriere Valsesiano” sta per mettere sotto i torchi in volume le più belle poesie di Raffaele, che verranno offerte in rilettura alla sua gente, in ricordo dell'uomo e dell'artista. Non equivale questo libro a un bel monumento al poeta, eretto al sole e ai venti della piccola piazza di Prati? E dunque no, no, Raffaele Tosi, l'amico dei giorni felici, come dei giorni durissimi, non è vero che sia morto.» (Alfredo Gigliotti – Reggio Calabria – La Calabria, 28/02/1977)
«Autodidatta di valore ha scritto articoli, leggende, novelle, racconti e poesie su riviste e giornali che hanno riscosso l'unanime plauso. Soprattutto nella poesia, in lingua ed in vernacolo, ha conquistato meritati allori. Poeti si nasce e non si diventa. E lui dei poeti possedeva l'intuito, le doti, l'anima, l'originalità e le imprevedibili risorse. Un giorno, quando i suoi scritti verranno pubblicati sarà meglio conosciuto ed apprezzato. Perchè, tra gli scrittori valsesiani, è stato indubbiamente uno dei migliori. Tutto, al mondo, passa, ma la poesia non muore!» (Costantino Burla - Il Monte Rosa, 07/01/1977)
«...Ma la poesia... sublime... come l'anima... non può morire! E Tu, lo sapevi... El Raffa!... Per questo hai lasciato alla Tua valle novelle e liriche innumerevoli che la Tua mente non faticava a produrre anche quando l'animo Tuo cedeva allo sconforto per l'opera nostra non apprezzata o non capita.» (Luigi Balocco – Corriere Valsesiano, 14/01/1977)
«Cantavi l'amata Valsesia, l'amore
e la rosa gentile del sonetto galante,
ora muta è la Tua voce e l'ombra
si è distesa nel cielo, immobile
sui riverberi chiari della neve.»
(Primo Bertona – Corriere Valsesiano, 28/01/1977)
«La persona fisica, colpita durissimamente dalla sorte avversa, ha dovuto soccombere. Ma il poeta, no. Il poeta vince il destino: vive e vivrà dei suoi versi attraverso i tempi, gli eventi e le generazioni umane. Così, Raffaele, puoi affermare a buon diritto: “non omnis moriar”. E qui, oggi, in questa bella chiesa di un piccolo paese di montagna, circondati dai monti a te e a noi infinitamente cari, nel rigore di un inverno inclemente e precoce, noi tutti sentiamo vicino a questa bara tanto freddo nel cuore, tanta amarezza, tanta mestizia, tanta commozione. I tuoi cari, gli amici poeti valsesiani, i conoscenti, gli estimatori: tutti uniti in un solo accorato rimpianto.[...] E qui sia consentito a noi tutti, qui presenti, vicini ai tuoi cari, a noi, che riteniamo come un onore rappresentare il cuore, l'animo, la sensibilità di tutti i Valsesiani, ci sia consentito, Raffaele carissimo, porgerti il grazie della tua terra, della tua gente. Grazie per averci insegnato la bontà, la semplicità, l'onestà, l'umiltà, la sincerità. Grazie per essere stato il nobilissimo, commovente interprete dei nostri sentimenti. Grazie di aver onorato la tua terra e la tua gente, profondendo il dono bellissimo che Dio ti aveva dato: la poesia. Grazie, Raffaele, di essere stato fra noi fuoco che scalda, luce che illumina, brezza che ristora.» (Redento Pandiani - Il Monte Rosa, 14/01/1977)
«Dopo un ventennio, attivissimo, nel novembre scorso Raffaele, giacente all'ospedale di Varallo, conscio del suo declinare, cercava con occhi prossimi ad ottenebrarsi, il Sacro Monte e sopra di esso la via dell'azzurro. E scrisse. Ed in extremis poetò: “Rupe del Sacro Monte, come ancora / ridente appari fuori della corsia...”. Ancora s'affidava, con spirito anelo, al “filo dell'aereo ponte” che sempre l'aveva attratto: “verso la sommità verde del Monte / dove la terra si mutava in cielo / e un nuovo sole mi baciava in fronte”. Così, baciato, lentamente s'adagiò. Poi aggiunse: “...spiraglio d'azzurro più non vede / se non, forse, con gli occhi della Fede”. Oltre i vetri ed oltre la Rupe, caro Amico nostro, ora tu vedi.» (Padre Eugenio Manni – Il Monte Rosa, 1977)
«Ma noi, piccole particelle dell'universo, che viviamo sospesi ad un filo finchè Atropo non lo troncherà, manterremo vivo il suo ricordo. Noi abbiamo le sue poesie, i suoi racconti, la sua immagine ancora scolpita nella mente. Atti che non possiamo facilmente dimenticare, atti che non faranno precipitare nell'oblio la figura di Raffaele Tosi finchè, per usare le parole di Alessandro Manzoni a chiusura dell'Ode in onore ad un grande scomparso, “Il Dio che atterra e suscita, / che affanna e che consola...” darà al nostro corpo quell'anelito di vita.» (Claudio Crippa – Corriere Valsesiano, 30/12/1977).











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