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A proposito dell'incendio che sta imperversando ormai da più di dieci giorni e il cui fumo è visibile anche dai Prati, ecco un breve testo pubblicato da Raffaele Tosi su “La Valsesia” nel gennaio del 1957. INCENDIO IN MONTAGNA Le difficoltà che si presentano per spegnere un incendio in pianura non sono nemmeno da paragonarsi a quelle che occorre superare per domare un fuoco in montagna, dove le eriche, le ginestre, le ramaglie secche e le numerose foglie cadute forniscono alle fiamme un'esca infiammabilissima ed abbondante. Sui monti, è noto, non si può ricorrere alle pompe per estinguere il fuoco: il fiume che scorre nel fondo valle è troppo distante per potervi attingere l'acqua preziosa, ed i ruscelli che scorrono tra i crinali sono troppo esigui per servire allo scopo. In montagna, per combattere l'incendio, occorre, usando l'espressione dei montanari, “tagliarlo”, ossia scavare a circa un centinaio di metri dalla cortina di fuoco una specie di trincea della ...
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Riceviamo da un lettore (che ringraziamo) questa pagina, pubblicata su “La Valsesia” a giugno del 1954. Pregna di una struggente nostalgia, è, purtroppo, rappresentativa di una realtà sempre più attuale nei nostri paesi, trascurati e abbandonati, popolati più dai ricordi che dalle persone... COME UN SOGNO D'OR... Ricordi e nostalgie Sono ripassato ieri all'imbrunire davanti alla casa di mamma Dorina. Era chiusa, e l'erba cresceva sul piazzale dove un giorno s'erano trastullati cinque bambini. Spoglio era il giardinetto che tante rose aveva fiorito, e scardinata da qualche piccolo vandalo la porticina d'accesso. Soltanto, nel campicello, l'antica pinata di pero e un cipressetto dovevano alla scena una nota vivace che stonava. Tutto il resto spirava abbandono, squallore, desolazione. E il passato, nel ricordo, pareva così lontano da perdersi nella nebbia della distanza... Mamma Dorina, dormi. I tuoi figli hanno abbandonata la casa che accolse i loro primi vagiti e...
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Con i nostri migliori auguri per un buon 2025! 1° GENNAIO Un giorno nuovo sorge sul mondo, un nuovo anno s'inizia sul cammino dell'Umanità. Superstiti di mille sconfitte, sopravvissuti a mille sciagure, ci risvegliamo come da un sonno ipnotico, con una ruga in più sul volto e un palpito un po' più stanco nel cuore. Abbiamo, infatti, un anno in più di ieri. È il 1965, e guardiamo, con occhi appannati, il sole che sorge, e che sembra aver perso il fiammeo splendore che ci abbagliò nell'albe prime, quando ancora credevamo che nascesse per noi, sull'infanzia del mondo, in una culla di rose... Dolci illusioni, perchè siete svanite? Intanto, una cosa è certa, una cosa è d'obbligo: Dobbiamo proseguire. Ma per chi, ma per che cosa, se più nessuno ci ama, se abbiamo lacerato, sui rovi d'ogni strada, la bandiera del Sogno? Nel nostro cuore, arido come una foglia secca, spoglio come un giardino abbandonato, nessun fiore più sboccia. Verrà l'Aprile, sì, splenderà Ma...
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Oggi si è tenuta la festa del Gruppo di Varallo della Associazione Nazionale Alpini. Tutti abbiamo in mente le parole della celebre canzone “Sul cappello”, risalente alla Prima Guerra Mondiale, le cui prime parole fanno riferimento alla “lunga penna nera” che svolazza sul cappello degli alpini. Essa è simbolo dei valori e delle idee che sempre hanno sostenuto gli Alpini nelle loro imprese, prime fra tutte la resistenza e la libertà. In questo breve racconto, Raffaele Tosi fa della famosa penna nera il trofeo di un'impresa leggendaria, giocata a quelle altezze vertiginose che sono il regno delle aquile, da allora condiviso con gli Alpini. LA LEGGENDA DELL'ALPINO L'aquila, volteggiando un giorno superba, con le grandi ali tese, sopra l'infinito bianco scenario degli eterni ghiacciai, così parlò al sole: “Io sono la regina delle montagne e la dominatrice dei cieli. Dio mi ha donato il regno delle altezze e dei silenzi che nessuno oserà mai violare. Lungo le azzurre vie...
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Il brutto tempo e il rischio valanghe di questi giorni ci hanno fatto venire in mente questa novella di Raffaele Tosi, in cui un'abbondante nevicata ha salvato un uomo dall'assalto di un lupo. NELLE MANI DI DIO Da quanti ormai vivesse nella foresta egli stesso non lo sapeva. Certo, erano tanti se aveva potuto incanutire e piegarsi verso terra a quel modo. Fuggito dal consorzio degli uomini che lo avevano misconosciuto e trattato alla stregua di un paria dal giorno in cui aveva osato schierarsi apertamente in favore dei deobli e degli oppressi, si era rifugiato in quella tana scavata nella roccia presso il greto del torrente, e là aveva vissuto, cibandosi delle poche provviste che i carbonai gli portavano all'alba del lunedì tornando al lavoro, insieme con tutto quello che la natura gli offriva, all'istessa guisa di un selvatico braccato dai cacciatori. E, poiché non poteva più amare il suo prossimo, aveva riversato sugli animali tutti i tesori della sua anima appassio...
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Oggi è la giornata mondiale dell'acqua e forse, visto l'aggravarsi della siccità che sta prosciugando i nostri fiumi e le nostre sorgenti, stiamo iniziando ad accorgerci di quanto sia preziosa e necessaria un po' di pioggia. Quanto sarebbe bello vedere il cielo oscurato dalle nubi e rischiarato dai lampi, sentire nell'aria l'odore del temporale e nelle orecchie il rumore degli scrosci, il rombo dei tuoni e il ciac-ciac che accompagna ogni passo! Speriamo di poter godere presto non di una sola, ma di tante giornate di pioggia, come quella durante la quale avviene l'incontro descritto in questa breve novella di Raffaele Tosi, apparsa il 9 gennaio 1936, su “L'Amore Illustrato”. SOTTO L'OMBRELLO Un giorno in cui la pioggia cadeva a dirotto, mi trovavo in un boschetto, appena fuori dalla città. Per un po' di tempo un abete provvidenziale mi riparò dalla pioggia che scrosciava violenta, ma, vedendo che essa aumentava, ed essendo l'ora già assai inoltra...
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Anche quest'anno è arrivata la primavera! La natura non si sta lasciando scoraggiare dall'ormai prolungata siccità e, nonostante tutto, sui rami compaiono le prime gemme e i prati, seppur aridi e secchi, si stanno colorando di fiori vivaci. Così avviene ogni anno, esattamente come descritto in questo brano uscito nel giugno del 1963 su “La Valsesia” a nome di Atos Riffa, anagramma di “Tosi Raffa”, uno dei vari pseudonimi con cui Raffaele Tosi si divertiva a firmare i suoi scritti. RIFIORITA Scomparse l'ultime nevi, la terra appare umida e fresca come una rosa aspersa di rugiada. E, come una rosa, anch'essa odora, ma d'un odore diverso, che sa di muschio, di felci, e di sostanze che non riesci a qualificare, e che le danno un profumo di gioventù. L'erba novella freme, lambita dagli zefiri, come onda di mare; le piante e gli arbusti, da poco ingemmati, stillano le ultime gocce della piova notturna, fragranti come il biblico miele. Ed il sole scintilla sulle tenere...
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Prima del letargo è il caso di fare delle scorte di provviste e anche qualche bella scorpacciata per prepararsi ad affrontate il lungo inverno nel modo migliore possibile. Lo sa bene questo piccolo riccio, ghiotto di bucce di mela. Speriamo per lui che non faccia brutti incontri o che almeno, in caso di bisogno, trovi qualcuno che abbia pietà di lui e sia disposto ad aiutarlo, come il protagonista di questo racconto di Raffaele Tosi. IL RICCIO Il Cencio era arrivato in paese con un istrice. L'aveva trovato addormentato ai piedi della mulattiera e, a rischio di pungersi le dita, l'aveva portato fin lì. Alzandolo trionfalmente su una mano, fece il suo ingresso nella osteria, dove il maestro del paese stava sorseggiando il solito bicchiere del dopocena, e lo depose sul tavolo con un gesto che voleva significare: “Eh, che cattura ho fatto?”. L'animale, avvoltolato su se stesso, rotolò sul tappeto come una palla. Tesa la mano, l'Angelino si compiacque di tastare le spine dur...
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Il 2 novembre è uno dei giorni più tristi dell'anno. È triste separarsi dalle persone care, è triste pensare a ciò che era e non è più, è triste abbandonare la vita. Ecco perchè Raffaele Tosi dice che la morte va maturata e individua la chiave di questa maturazione nella sofferenza, che aiuta gradualmente a prendere le distanze dalla vita, non già per disprezzo, ma perchè, ridimensionando tanti falsi beni che appiattiscono l'esistenza, ci si possa finalmente aprire a quanto la Morte non annienta, ma semplicemente nasconde. MATURARE LA MORTE Morire, certo, dispiace: nella giovinezza, poi, l'idea della morte suscita addirittura orrore. Solo a chi ha sofferto nella vita al punto da poterla guardare con occhi freddi ed assenti, ed ama più l'Ombra che il sole, il Silenzio più che il canto, la Morte non fa più paura. E direi che sono appunto le delusioni, gli schiaffi morali, i vilipendi alla nostra persona e ai nostri credi che ci preparano ad una morte tranquilla e serena, ...
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LE ROSE DELL'INFANZIA I primi fiori spuntavano sui margini dei sentieri e sulle rive dei fossi, e noi, nel recarci alla scuola, ne coglievamo tanti da empircene le braccia. Fiori d'ogni sorta e colore: dalle sbiadite primule alle celesti mammolette, dalle bianche margherite ai gialli, vaporosi narcisi. Giunti ch'eravamo in classe, li offrivamo all'insegnante, la quale, dopo averli riuniti con un sottile filo di spago, li poneva nei vasi, e li poneva in bella mostra su la cattedra. Quei fiori erano la nostra gioia, il nostro orgoglio di bimbi. Con essi usavamo anche adornare le inferriate delle finestre della chiesuola nostra, e, più tardi, nelle belle sere del mese di Maria, l'Altarino, da cui la Vergine sorrideva ai fedeli. Devo però confessare che, allora, non ci accontentavamo più degli umili fiorelli dei prati, e spesso, approfittando dell'assenza della vecchia Ianin, entravamo nel suo orticello a spiccarne, vandali impenitenti, le rose. Spesso ella ci sorpr...
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Stamattina i bambini hanno aperto con trepidazione i loro regali e probabilmente hanno trovato qualche giocattolo tanto desiderato, esattamente come il protagonista di “Il treno di Natale”, che solo da adulto scoprirà la provenienza di quel trenino. Il racconto, scritto da Raffaele Tosi nel 1959, ha poi vinto il secondo premio nella Terza Edizione del Concorso Nazionale “Racconti di Natale” bandito dall'Enal in unione al Calzaturificio di Varese nel 1964. - Caro, vieni che ti pettino. Usciamo. L'intimazione amorevole della mamma cadde come una doccia fredda sull'entusiasmo che ancora m'invadeva per il bel regalo ricevuto due ore prima: un treno meraviglioso, quale non avrei mai osato sperare, perché era in tutto simile ad uno di quelli che da anni vedevo esposto nella vetrina di Corso Venezia, e che non avevo mai potuto possedere, sebbene avessi implorato a più riprese la mamma e Gesù Bambino. Ora era là, davanti ai miei occhi, con la locomotiva che fischiava, e le carr...
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In questi giorni Varallo festeggia il cinquantesimo anniversario del “Centro Giovanile G. Pastore”, più comunemente chiamato “Oratorio”. L'Onorevole Giulio Pastore molto ha fatto per la Valsesia: fu sindaco di Varallo, Presidente del Consiglio di Valle-Valsesia, responsabile della locale Unione della Confederazione italiana dei lavoratori, direttore del settimanale cattolico “Il Monte Rosa”, fondatore della rivista bimestrale “La Valsesia – organo ufficiale del Consiglio della Valle”, realizzatore dell'Istituto Professionale Alberghiero che da lui prese il nome e molto altro. Fervente cattolico, entrò a far parte dei Democristiani, rivestendo, dal 1948 al 1969, la carica di parlamentare, che sfruttò per mettersi ancor più a servizio della sua - della nostra - Valle. Portò con sé a Roma i valsesiani Gianfranco Ballarani, suo segretario particolare, e Germano Ceralli (“Ciaia”), addetto stampa del Comitato Ministri per il Mezzogiorno, e fu grazie a lui se il Governo Italiano si ri...
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Già nel 1962 Raffaele Tosi scriveva su “La Valsesia” che i bei sentieri dei nostri boschi erano ormai molto trascurati e ricercava nella sua memoria le immagini che, da bambino, aveva quotidianamente davanti agli occhi e che, da adulto, faticava a riconoscere nei paesaggi che lo circondavano. La situazione con il trascorrere del tempo non ha fatto altro che peggiorare: ormai molti sentieri sono ridotti a uno stretto passaggio e anche i muretti che li sostengono sono spesso diroccati. Il sottobosco non è più pulito, ma pieno di rovi, sterpaglie, rami secchi e marci. Tutto sembra inesorabilmente caduto in uno stato definitivo di abbandono, ma, alla luce dell'ancora caldo sole d'ottobre, riacquistano il loro antico fascino e splendore. Al sopraggiungere d'ottobre iniziava, con la apertura delle scuole, la stagione delle piogge. Ricordo che mi avviavo con un amico sul sentiero di campagna che conduceva a Cervarolo, calpestando con gli scarponcelli di vacchetta le foglie fradice...
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La sig. na Paola V... di Milano mi scrive: “Ho letto attentamente il suo «Musica d'acque» e, per quanto il mio giudizio sia poco importante e non possa interessarle molto, le dirò che ho trovato le sue poesie veramente belle e fresche. Alcune, però, sono impregnate di una malinconia e desolazione così profonda che mi hanno colpito. Perchè è sempre tanto triste nei suoi canti?” Signorina Paola, la risposta è assai semplice: perchè triste e amara è la vita. Non è ancora sorto il sole che già fanno capolino le nubi. La grandine fa autunno in piena estate, e gli uomini si vendon tra loro per assai meno di 30 denari. Due labbra vendute hanno il potere di far obliare affetti, doveri e onore. Il trinomio Dio, Patria e Famiglia è diventato, per i più, lo stendardo dei romantici, di coloro, cioè, che mantengono ancora accesa in cuore la fiamma di un ideale, che hanno ancora troppi scrupoli e sono troppo imbecilli per riuscire a far strada. Il denaro per lo champagne che si versa in un festi...