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 IL POETA DELLA VALSESIA ARRIVA IN SPAGNA La scrittrice Yuleisy Cruz Lezcano che nel mese di agosto si era recata a Varallo in occasione del Festival delle Relazioni, evidentemente è rimasta colpita da alcune poesie di quello che anche lei chiama “il poeta della Valsesia”, tanto da aver scritto un sonetto in spagnolo in suo onore. Ovviamente per noi è stato un grande piacere e, per certi versi, anche una sorpresa perchè, pur conoscendolo così poco, ha colto in pieno l'essenza del suo animo e della sua personalità. Il sonetto, intitolato “Raffaele Tosi, el poeta del alba monta ň esa”, è stato pubblicato sul numero di febbraio di quest'anno della rivista “Pluma y tintero”. Condividiamo più che volentieri questa poesia, grazie alla quale El Raffa questa volta è arrivato molto lontano, non solo oltre le Alpi, ma addirittura oltre i Pirenei. [Qui sotto, la traduzione in italiano, fatta con Google translate; il testo originale è nella foto. YULEISY CRUZ LEZCANO - RAFFAELE TOSI, ...
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COSI' LO HANNO RICORDATO.... «Passa saettando la folgore e trancia sul clive il robusto pino. […] Ma più ferigna e atroce scende sull'umanità la spietata falce della morte. […] E questa volta falciò e tolse da quei poetici pascoli ancora ascosi il cuore nobile e sublime dell'amato e amico Raffele Tosi» (Vulaiga – Corriere Valsesiano, 14/01/1977) «È l'alba di un anno nuovo, e la campana della chiesetta di Cervarolo lo annuncia con un suono che non è il suo; ai Prati, quella frazioncina formata da un pugno di case e la cui ricchezza è solo nella generosità della natura circostante, si è vissuto un istante muto: è morto il trovatore di quella natura, di quella semplicità, di quella valsesianissima umiltà; è morto un poeta: Raffaele Tosi, quell'uomo-poesia che ha cantato il sembiante della Valsesia e della sua gente per molti anni. “El Raffa” lo chiamavano, attribuendogli, con quel simpatico storpiare il suo nome, la parvenza di un personaggio diverso, distinti fra i ta...
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Nato a Saint Etienne, in terra di Francia (e questo suo nascere emigrante lo ha certamente legato in modo più stretto, quasi morboso, alla sua terra d'origine), passò la sua intera esistenza ai Prati di Cervarolo: un gruppetto di case che a contarle ad una ad una bastano le dita delle mani, annegate tra il verde intensissimo dei boschi, arroccate sul pendio, in silenzio ad ascoltare il roco mugghio del torrente che forza la forra della Gula, fino a ieri legato al resto del mondo soltanto da una mulattiera ripida ma deliziosa di ombre, con un lembo di cielo poco più grande di un lenzuolo steso tra l'una e l'altra delle cime dei monti dei fianchi precipiti... Una specie di Rio Bo, meno languido e più austero, più rude. Eppure lassù c'è tutto quanto è necessario all'uomo per vivere ed al poeta per cantare. C'è la chiesetta solitaria, la piazzetta con l'erba, stradicciole silenziose, garrule fontane, voli di rondini impazzite nelle sere d'estate, il monotono...