A proposito dell'incendio che sta imperversando ormai da più di dieci giorni e il cui fumo è visibile anche dai Prati, ecco un breve testo pubblicato da Raffaele Tosi su “La Valsesia” nel gennaio del 1957.
INCENDIO IN MONTAGNA
Le difficoltà che si presentano per spegnere un incendio in pianura non sono nemmeno da paragonarsi a quelle che occorre superare per domare un fuoco in montagna, dove le eriche, le ginestre, le ramaglie secche e le numerose foglie cadute forniscono alle fiamme un'esca infiammabilissima ed abbondante. Sui monti, è noto, non si può ricorrere alle pompe per estinguere il fuoco: il fiume che scorre nel fondo valle è troppo distante per potervi attingere l'acqua preziosa, ed i ruscelli che scorrono tra i crinali sono troppo esigui per servire allo scopo. In montagna, per combattere l'incendio, occorre, usando l'espressione dei montanari, “tagliarlo”, ossia scavare a circa un centinaio di metri dalla cortina di fuoco una specie di trincea della larghezza di un metro o poco più, che attraversi orizzontalmente la montagna, in modo che quando il fuoco vi giunga ai margini debba estinguersi per mancanza di alimento. Spesso, per raggiungere meglio lo scopo, si appicca quel che si dice il “controfuoco”, ossia si accende lungo la trincea scavata un altro fuoco che muova incontro al primo, per far sì che quando entrambi si incontrano si neutralizzino a vicenda.
Il metodo è buono, indubbiamente, ma non sempre riesce. Basta infatti che un filo di vento porti al di là della linea di separazione qualche favilla, o che un ciocco incandescente rotoli lungo i declivi perchè il fuoco si propaghi in altri punti, magari in vicinanza delle abitazioni. Per fortuna, i montanari sono gente solidale, e, quando il pericolo incombe sui paesi, accorrono a prestare la loro opera di soccorso da chilometri di distanza. In certi casi, tuttavia, neppure il loro intervento è efficace, ed è necessario che il Comune provveda all'invio di altre forze, civili o militari, per combattere l'incendio, che ha assunto proporzioni allarmanti, riverberando la sua luce da una montagan all'altra e tingendo il cielo di un colore rosso sanguigno. E finalmente, magari dopo giorni e notti di fatiche e di lotte, il fuoco viene domato; sulla montagna brulla, spoglia, ogni braciere è spento, e solo in alcuni punti, dai tizzi carbonizzati, s'eleva qualche pennacchio di fumo che si va facendo col tempo sempre più lieve, fino a dissolversi.

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