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Visualizzazione dei post da novembre, 2022
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Oggi, al culmine di una serie di eventi organizzati per celebrare il centenario della seziona ANA Valsesiana, è arrivata a Varallo la fanfara della sezione Cadore. Gli alpini hanno portato tante vittorie all'Italia, ma quanti sacrifici hanno sopportato per contribuire al bene comune! Molti sono morti, altri hanno riportato terribili ferite, altri ancora han fatto ritorno sani e salvi, ma, forse, non hanno ritrovato ciò che avevano lasciato e i riconoscimenti onorifici non hanno potuto riempire il vuoto che si era creato nelle loro vite. Questo è ciò che è successo al valoroso alpino di questa poesia di Raffaele Tosi, che, dopo aver dato tutto per compiere il suo dovere, ritornato a casa non ha più trovato niente. Ci insegni questa poesia che spesso dietro comportamenti sbagliati ed eccessivi si nasconde in realtà solo tanto – troppo - dolore. COLLOQUIO CON L'ALPINO Ricordi, vecchio alpin, la canzoncina del tempo tuo lontano? Quella che dice: - E' nata una bambina con una ro...
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Prima del letargo è il caso di fare delle scorte di provviste e anche qualche bella scorpacciata per prepararsi ad affrontate il lungo inverno nel modo migliore possibile. Lo sa bene questo piccolo riccio, ghiotto di bucce di mela. Speriamo per lui che non faccia brutti incontri o che almeno, in caso di bisogno, trovi qualcuno che abbia pietà di lui e sia disposto ad aiutarlo, come il protagonista di questo racconto di Raffaele Tosi. IL RICCIO Il Cencio era arrivato in paese con un istrice. L'aveva trovato addormentato ai piedi della mulattiera e, a rischio di pungersi le dita, l'aveva portato fin lì. Alzandolo trionfalmente su una mano, fece il suo ingresso nella osteria, dove il maestro del paese stava sorseggiando il solito bicchiere del dopocena, e lo depose sul tavolo con un gesto che voleva significare: “Eh, che cattura ho fatto?”. L'animale, avvoltolato su se stesso, rotolò sul tappeto come una palla. Tesa la mano, l'Angelino si compiacque di tastare le spine dur...
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Il 2 novembre è uno dei giorni più tristi dell'anno. È triste separarsi dalle persone care, è triste pensare a ciò che era e non è più, è triste abbandonare la vita. Ecco perchè Raffaele Tosi dice che la morte va maturata e individua la chiave di questa maturazione nella sofferenza, che aiuta gradualmente a prendere le distanze dalla vita, non già per disprezzo, ma perchè, ridimensionando tanti falsi beni che appiattiscono l'esistenza, ci si possa finalmente aprire a quanto la Morte non annienta, ma semplicemente nasconde. MATURARE LA MORTE Morire, certo, dispiace: nella giovinezza, poi, l'idea della morte suscita addirittura orrore. Solo a chi ha sofferto nella vita al punto da poterla guardare con occhi freddi ed assenti, ed ama più l'Ombra che il sole, il Silenzio più che il canto, la Morte non fa più paura. E direi che sono appunto le delusioni, gli schiaffi morali, i vilipendi alla nostra persona e ai nostri credi che ci preparano ad una morte tranquilla e serena, ...