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INVERNO Guarda, l'inverno è qui: silente e lieve, su la campagna infreddolita e stanca, scende in soffici bioccoli la neve, e la ricopre di una coltre bianca. Triste retaggio de l'autunno spento migran le nebbie nel pesante cielo: pigola un tordo in voce di lamento, mica cercando, ed un riparo al gelo. Rossastri, i tralci de le viti spoglie pendon da le corrose, umide mura: ove han lasciato i pampini e le foglie dei lieti dì de la vendemmia? Tutto è silenzio: solo, a fondo valle, s'avverte, a tratti, il sistro del pastore, ma gli armenti son chiusi entro le stalle dove le vecchie filano, al tepore. Muto, la pipa tra i denti serrati, il nonno guarda i campi addormentati.
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2 NOVEMBRE S'adornano le tombe coi fior della tristezza, mentre la nebbia incombe sui monti a mezz'altezza. Un freddo venticello soffia nel Camposanto, dove ogni cuore in pianto prega sopra un avello. Prega: - Pei Morti pace! Prega: - Pei vivi Amor! Di fuori il mondo tace, muoiono l'erbe e i fior.
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 RICORDO D'AUTUNNO Ottobre... Ed io rammento la nonna che filava, e con flebile accento la storia raccontava di Mago Corcontento mentre, fuori, soffiava, roco e selvaggio, il vento che i tigli sconquassava. Torna l'autunno adesso e lunghe sere apporta, ma non è più lo stesso. Ascolto alla mia porta il vento dir sommesso che la nonnina è morta.
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SETTEMBRE Ecco Settembre! Matura l'uva sui tralci di già. Tornan gli armenti in pianura, i villeggianti in città. Nei boschi neri le sacche colma di funghi il villan. Splendon sui cigli le bacche, crescono i colchici al pian. Bionde, le prime castagne cadon dagli alberi al suol; sulle romite montagne le nebbie velano il sol. Già qualche foglia si stinge, sembra lì lì per cascar... Lo scolaretto s'accinge alla sua scuola a tornar!
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GIOVINEZZA ED ESTATE Nelle notti silenti d'estate van le coppie, tra i fiori abbracciate, sussurrandosi, ebbre, d'amore, le parole che scendono al cuore. Mentre in cielo la luna sorride ogni cuore la gioia conquide, ed assieme al profum delle viole si disperdon d'amor le parole! Come bella tu sei, giovinezza, che d'amore ci doni l'ebbrezza! Come bella tu sei, bionda estate, coi tuoi fior, le tue messi dorate! Perchè mai non durate in eterno? Perchè a voi sopraggiunge l'inverno?
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CANZONCINA DI LUGLIO Luglio torna, ma che caldo ...Maramaldo! Guai se ancor si andasse a scuola! Ci sarebbe da scoppiare a studiare solamente... una parola! Pei ghiottoni, son mature, sulle alture, le ciliegie e le amarene. Sulle foglie dei mirtilli stanno i grilli, come bimbi su altalene. Caldo è il sol. Ma tra le fronde, più gioconde armonie tesson gli augelli. Tra gli armenti sonaglianti (quanti, quanti!) i pastor cantan stornelli. Ma chi legge con diletto «Pinocchietto» alla fresca ombra del pino? Ah, che invan mi celi il viso! Ti ravviso: quel lettor sei tu, bambino! [In foto un episodio di "Pinocchietto", tratto da "Sant'Antonio e i fanciulli", antenato del celebre "Messaggero dei ragazzi"]
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GIUGNO Con la falce nel pugno, ecco, ritorna giugno. Le zampe ai grilli taglia, covoni fa di paglia, e li lega ben stretti con giunchi giovinetti. Un passero canoro scende sul mare d'oro delle messi falciate e ai chicchi dà beccate. Laggiù, nella palude, con voci irose e crude, gracchian le rane in coro, mentre, sopra il pianoro, Domenico, il fattore, tergendosi il sudore, rivolto al suo castaldo, sbuffa: - Buon Dio, che caldo!
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MAGGIO Maggio ritorna! Il canto dei pastori, dalle natie colline dilaga, in armonie di dolci cori, fino alle balze alpine. Dai rinverditi larici, un concento s'innalza nell'azzurro: passa per l'erbe e i fior, mossi dal vento, un mistico sussurro. Salgon dai templi i suon delle divine arpe nel cielo immenso, e si fonde un odor di porporine rose a un odor di incenso. È primavera, e come i fior nei prati, della speranza il fiore schiude i petali freschi e profumati dentro il fertile cuore. Così il Signor dà un premio a chi sperare sa nelle dure prove, chè, dopo il crudo inverno, fa sbocciare le margherite nuove.
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APRILE Meli, ciliegi e peri rimetton gemme e fronde: dai cigli dei sentieri, grato, un odor si effonde. Danzano le farfalle sulle fresche viole; liberi dalle stalle, brucan gli armenti al sole. Tra i fior le cavallette discorrono coi grilli. Stormi d'allodolette empiono il ciel di trilli. Poi, tra le fronde nuove, l'una l'altra rincorre. Forse ricercan dove il nido han da deporre? Presso la siepe aulente, la fonte canterella, ininterrottamente una canzone bella. Sentiamo cosa dice nel suo idioma gentile? - O bimbo, sii felice! Torna, coi fior, l'Aprile!
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PRIMAVERA Le siepi e gli arboscelli rimetton gemme e fronde; intrecciano gli augelli nuove armonie gioconde. Si scioglie sulle vette, al caldo sol, la neve: spuntan timide erbette dov'è già il bucaneve. Sotto il cielo di quarzo soffia il vento di marzo.
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CARNEVALE Quante maschere gioconde per le piazze e per le strade! Bocche a forno e teste tonde, nasi a punta e teste quadre. Colombina e Meneghino, Pulcinella e Balanzon, Sor Brighella ed Arlecchino col vestito a quadretton... E Gianduia col baston! Sono le maschere di Carnevale che fanno ridere vecchi e ragazzi con gesti comici, con mille lazzi... Sono i pupazzi di Carneval!
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CAPODANNO Avvolto in un gran saio d'immacolata neve, è giunto anche Gennaio con passo lieve lieve. Ben dodici fratelli precede, mentre avanza recando ai poverelli un poco di speranza. Un anno è lungo assai, ma chi ha fiducia in Dio e si conserva pio non teme nulla, mai. Chè, se crudo è Gennaio, a far bella la vita verrà l'Aprile gaio con la sua gran fiorita.
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Con il nuovo anno, abbiamo pensato di creare una sorta di rubrica fissa, pubblicando la poesia del mese. L'idea è nata guardando la sezione “Il tempo e le stagioni” de “I canti dell'alba”, che arricchiremo però con poesie prese anche altrove. Auguri a tutti per un felice anno nuovo! GIROTONDO DEI MESI Gennaio porta neve, Febbraio è freddo e breve, Marzo soffiar fa il vento, Aprile ha fiori a cento, Maggio a Maria dà rose, Giugno ha messi festose, Luglio le fa falciare, Agosto invita al mare, Settembre colma il tino, Ottobre spilla il vino, Novembre spoglia siepi, Dicembre orna presepi.