Nato a Saint Etienne, in terra di Francia (e questo suo nascere emigrante lo ha certamente legato in modo più stretto, quasi morboso, alla sua terra d'origine), passò la sua intera esistenza ai Prati di Cervarolo: un gruppetto di case che a contarle ad una ad una bastano le dita delle mani, annegate tra il verde intensissimo dei boschi, arroccate sul pendio, in silenzio ad ascoltare il roco mugghio del torrente che forza la forra della Gula, fino a ieri legato al resto del mondo soltanto da una mulattiera ripida ma deliziosa di ombre, con un lembo di cielo poco più grande di un lenzuolo steso tra l'una e l'altra delle cime dei monti dei fianchi precipiti... Una specie di Rio Bo, meno languido e più austero, più rude. Eppure lassù c'è tutto quanto è necessario all'uomo per vivere ed al poeta per cantare. C'è la chiesetta solitaria, la piazzetta con l'erba, stradicciole silenziose, garrule fontane, voli di rondini impazzite nelle sere d'estate, il monotono canto del cuculo, il passerotto infreddolito, l'esotica pompa di due palmizi, la ricchezza dei meli e la dovizia dei castagni, il colore acceso delle ginestre, il profumo delle eriche, la fragranza dei fieni e la vellutata delicatezza dei pascoli nuovi, lo smorzato scampanio delle mucche nelle stalle, qualche valligiano che “ha fatto / gli occhi fieri guardando / l'aquila sulle cime, / cresciuto tra i silenzi” ma che ancora conserva “mani di fanciullo / per carezzare la madre”. Poco meno di quanto è necessario per tirare a campare, ma più di quanto occorre per riempire l'anima di sogni e per offrire ad un poeta il pretesto per cantare. O un'occasione per piangere che è, pur essa, un'occasione per far poesia.

Il poeta confinato lassù guarda le piccole e le immense cose che lo circondano, medita, parla a se stesso e lascia che le sensazioni che gli nascono dentro passino attraverso il prisma della sua fantasia o, meglio ancora, attraverso il diamante purissimo del suo cuore, ed ecco tutte quelle cose rinascere davanti ai nostri occhi rinnovate, rifatte, ricreate nella mutevole gamma di mille suggestioni diverse, colorite dell'iridescenza di mille immagini nuove, di sfumature mai immaginate. Lassù sono quelle umili, semplici, povere cose: sono incontaminate, cose ancor verdi, così care ai poeti.

(dalla Presentazione di Alberto Bossi alla raccolta “El Raffa”)




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