Sono numerose le poesie che El Raffa, rimasto orfano di madre a 4 anni, dedicò alla mamma, Ida Fecci. Di origini emiliane e cavallerizza in un circo, essa morì in Francia nel 1916, lasciando soli in terra straniera il piccolo Raffaele e il marito Michele che, non potendo da solo occuparsi di lui, decise di portarlo ai Prati. Lì si presero cura di lui le zie, in particolare zia Maria, che morì però ancora molto giovane, meno di dieci anni dopo. Carichi di dolcezza e di struggente nostalgia, gli scritti dedicati alla mamma danno voce a un vuoto mai del tutto colmato e rievocano ciò che la memoria non può ricordare, ma che il cuore non dimentica, come in questa poesia pubblicata sulla rivista “La Valsesia” nel febbraio del 1956.
[Nella prima foto mamma Ida con papà Michele, nella seconda zia Maria]
LE VOCI ANTICHE
A mia Madre
Io non ricordo più quelle parole
che sussurravi sopra la mia culla,
ritornando con me, per me, fanciulla,
col capo chino sotto il bianco sole
che dalla spalancata finestretta
entrava col trillar dell'usignolo
e il frullo d'ali d'una passeretta
che cercando lo sposo andava in volo.
Non le ricordo più; ma a volte penso
che mi siano rimaste impresse in cuore,
e m'escan quando un desiderio immenso
mi spinga in versi a ragionar d'amore,
talchè la più sentita poesia
sia frutto di una dolce rimembranza
di ciò che mi dicesti in questa stanza
in un nimbo di sole, o mamma mia!


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