Oggi si è concluso un altro anno scolastico. Giorno sempre molto atteso dagli studenti, questo è anche un momento di bilanci. Gli alunni aspettano con trepidazione l'uscita delle pagelle, gli insegnanti si chiedono se sono stati in grado di trasmettere qualcosa che lasci almeno un piccolo segno nelle loro vite. Le stesse riflessioni accompagnavano Raffaele Tosi il 14 giugno 1950, quando scriveva questa pagina di “Diario”:

Son qui, nella “mia” scuola. Scrivo. Fuori, sulle soglie delle loro misere abitazioni, i contadini affilano le falci. Altri, più lungi, sotto il sole avvampante, spandono l'erba ammucchiata. È giugno. Fra pochi giorni non sarò più qui, fra queste pareti, con questi bimbi, che ho imparato ad amare. Come tanti (che ora forse non ravviserei più, perchè hanno mutato il loro volto bambino, quello che solo conosco) li saluterò, forse per sempre. Ed essi non conserveranno altro, di me, che una pagella, col mio nome. Una firma, che sbiadirà col tempo.

Non altro? Sì: quel po' di cuore che avrò loro donato, quel briciolo di scienza che segnerà forse, per certuni, il punto di partenza a vette eccelse; a quelle vette ch'io mai raggiunsi, e che invano tentai, superbo illuso, con le mie ali di cera.

Scrivo... Le prime mosche, già noiose, ronzano attorno a me. Una si posa sul foglio che sto riempiendo, passeggia sulle parole umide di inchiostro, tracciando, con le zampine, una scia nerastra, leggera, quasi invisibile. Così, così, simile a quella ch'io lascerò nell'anima di questi bimbi, esile tanto da non accorgersi quasi che ci sia, e che pure non si cancellerà mai, perchè scritta col sangue del mio cuore.

(Dalla raccolta di liriche “Musica d'acque”, edito dall'Editoriale “La Zagara” di Reggio Calabria – giugno 1953).




Prima di diventare maestro fu però, anch'egli come tutti, studente. Ed ecco che nella sua pagella del 1925-26 la maestra Florio Luigia scriveva: “Desidero che l'alunno sia assistito, perchè attenda con maggior cura ai suoi doveri di scuola. Potrebbe fare assai di più, se fosse sempre ugualmente studioso e diligente”. I giudizi erano molto più severi degli attuali, ma quell'anno fu promosso, a differenza di quella volta in cui tornò a casa tutto contento annunciando con entusiasmo di essere riuscito a provare l'esperienza della bocciatura! Ma questa è tutta un'altra storia...


[foto del 1960 con gli alunni della Barattina]

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