Inizia oggi il mese di agosto, tradizionalmente associato alle belle giornate, alle ferie, al relax, alla compagnia e al divertimento. Come in ogni cosa, però, c'è il rovescio della medaglia. In maniera quasi stridente qui emerge il fastidio per tutto questo e il vuoto creato dal frastuono viene riempito da una solitudine accompagnata solo dai suoni della natura e dall'ombra e dal silenzio di una chiesa in cui incontrare il Crocifisso, l'Unico in grado di dare vero riposo ai cuori stanchi.
SOSTA AL MERIGGIO
Agosto. La giornata è un frastuono di voci, di canti, di grida. Automobili lussuose, nelle quali la ricchezza scivola, mollemente sdraiata su cuscini di raso e su sedili imbottiti; motociclette che portano operai al lavoro, villeggianti alla ventura, coppie d'innamorati al bosco, e che ti urlano, con la voce delle sirene, di scostarti in fretta con la tua umiltà e la tua miseria, sfrecciandoti accanto e investendoti di polvere, per andare forse a finire in braccio alla morte...
Accaldato, depresso, impolverato, giungo finalmente ad un viale ombreggiato da piante secolari, e sosto, per riudire in un attimo di pace il frinire dei grilli e delle cicale che un tempo, nei nostri paesi, erano le sole voci vive della sera. Qui, in un angolo, però, c'è pure una fontana, e il suo chioccolio m'invita a rinfrescarmi. Mi ci accosto, e guardo, prima di bere, i molteplici giochi delle fronde nell'acqua, lievemente increspata, della vasca, poi mi ristoro, e mi avvio. Ed ecco, una Chiesetta m'appare, col suo campaniletto perduto tra le fronde dei noccioli, col suo sagrato verde d'erba tenera. M'avvicino anche a quella, ne scorgo la porta aperta, e vi entro. La prima sensazione che avverto è quella di un refrigerio che per tutto il giorno invano ho invocato, la seconda è quella di una pace e di un silenzio che un'ora fa ancora avrei creduto utopia. Ma è logico. Le voci della strada, le voci del mondo, sono destinate inesorabilmente a infrangersi contro le bianche mura della Casa di Dio, ove s'addicono solo sussurri di preghiera e sospiri di cuori. Ed io lo sento, il mio cuore in questa pace, ne avverto il pianto, i dolori e i rimorsi. La vita? È lontana. Il passato? È un ricordo. Qualcosa che s'è dissolto coi fiori delle morte primavere, simile alla musica bella di una canzone perduta, ad una spirale di fumo nell'aria, al riso di una bocca giovane e crudele che t'ha lasciato nel sangue il suo veleno. L'avvenire? Inutile parlarne: è l'Ignoto. E mi vien quasi voglia di pregare perchè non sia triste come il passato...
La penombra nella quale la chiesa è avvolta m'impedisce in sul principio di poter scorgere alcunchè, ma a poco a poco, dopo un reiterato sfarfalleggiare di palpebre, comincio ad individuare qualcosa. Un Cristo appeso al muro, vecchio come il Dolore e la Pietà, un altarino sul quale essicano alcuni fiori che spandono un odore carico d'essenze ignote, inqualificabili; quell'odore, diceva Da Verona, che si avverte solo nelle chiese e nei cimiteri; nelle chiese quando si battezza una creatura; nei cimiteri, quando la si porta a dormire.
Altro? L'ho detto: il silenzio, l'ombra, la pace... La Pace e il Nulla... Il Nulla! L'insana parola mi si ripercuote nel cuore, strappandomi quasi un grido di ribellione. No, il Nulla no! Dio, Tu almeno ci sei, Tu ci “devi essere” perchè i cuori che piangono straziati, perchè i miseri che gemono incompresi, perchè gli illusi e i delusi che ha il mondo hanno bisogno di aggrapparsi alla Tua Croce per non cadere disperati!



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