Oggi sono ricominciate le scuole. Per l'occasione abbiamo ripescato una poesia pubblicata su “Cappuccetto rosso” nel luglio del 1941, in cui Raffaele Tosi, ormai adulto, racconta di aver ritrovato un libro delle scuole elementari e di essersi reso conto che quelle pagine, imparate con tante fatica, hanno lasciato un segno nel suo cuore di poeta.

UN VECCHIO LIBRO
Ho ritrovato dentro ad un cassetto,
il mio libro di quarta elementare,
e subito, con ansia e con diletto,
a legger mi son posto, e a meditare.
Ecco Totonno, il monnelletto amico,
il sosia mio più caro e ancor più antico,
e Bista, e Maso, e Leo, coi lor dispetti,
ma buoni in fondo, e onesti, poveretti...
Volto il foglio: giallognola e negletta,
allo sguardo mi appare una violetta.
Cara violetta del pensier mio,
in quale april ti fè sbocciare Iddio!
Or leggo, forte, e parmi di studiare
ancora, come un dì, la mia lezione...
Ma è triste, invero: non la so imparare,
non so studiare più!... Sono un testone!
Cosa notoria, ormai... Leggiamo ancora:
“C'era una volta una fanciulla, Nora,
che, per farsi ammirar con gli scarpini,
li calzò stretti, e si sbucciò i piedini..."
Ricordo: questo libro un dì l'ho odiato:
aprirlo era per me come un castigo...
Ora l'ho bell'e tutto divorato,
lentamente, così, rigo per rigo...
Ma è tempo ormai: si spegne la fiammella,
ed io m'invento la favola bella
del poeta che, dentro a un libriccino,
trovò un frammento del suo cuor bambino.
[in fotografia le pagine del libro di lettura “Casa mia! Patria mia!" del 1917, con la storiella di Nora]





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