In questi giorni Varallo festeggia il cinquantesimo anniversario del “Centro Giovanile G. Pastore”, più comunemente chiamato “Oratorio”. L'Onorevole Giulio Pastore molto ha fatto per la Valsesia: fu sindaco di Varallo, Presidente del Consiglio di Valle-Valsesia, responsabile della locale Unione della Confederazione italiana dei lavoratori, direttore del settimanale cattolico “Il Monte Rosa”, fondatore della rivista bimestrale “La Valsesia – organo ufficiale del Consiglio della Valle”, realizzatore dell'Istituto Professionale Alberghiero che da lui prese il nome e molto altro. Fervente cattolico, entrò a far parte dei Democristiani, rivestendo, dal 1948 al 1969, la carica di parlamentare, che sfruttò per mettersi ancor più a servizio della sua - della nostra - Valle. Portò con sé a Roma i valsesiani Gianfranco Ballarani, suo segretario particolare, e Germano Ceralli (“Ciaia”), addetto stampa del Comitato Ministri per il Mezzogiorno, e fu grazie a lui se il Governo Italiano si ricordò della Valsesia. Quando, il 14 ottobre del 1969, morì, tutta la Valsesia espresse il suo cordoglio e il periodico “La Valsesia” gli dedicò un numero speciale, pieno di ricordi, omaggi e fotografie. Raffale Tosi gli riconobbe la singolare capacità di aver saputo rinnovare, insieme alla Valsesia, anche i valsesiani. Cogliamo con piacere l'occasione di ricordare una delle persone che più hanno fatto per la nostra terra.
Pastore: un nome, un simbolo, un'istituzione. E, soprattutto, una volontà tesa ad altezze da vertigini. Per Lui, la Valsesia, terra d'amore e d'azione, ha acquistato un volto nuovo, fresco, pulito, per Lui si è fatta più gentile, linda, ospitale, ponendosi in primo piano con altre Valli che vantano tradizioni turistiche secolari, e acquistando, nel campo del folclore, rimasto allo stato grezzo per congenita stasi di generazioni, la nitidezza dei ghiacciai che la racchiudono come una perla in uno scrigno. Rinnovata la Valle, si è rinnovato, per conseguenza naturale, anche il valsesiano, il quale, facendosi specchio dell'Uomo a cui tanto deve, ha gettato le scorie della primitiva rudezza per elevarsi, nell'ambito delle sue possibilità, anche nel campo culturale, affinando ancor più quelle doti di generosità, di cortesia e d'altruismo che sono le sue precipue prerogative. Lui scomparso, ci resta più che mai il dovere di proseguire, nella luce del Suo esempio, su quel “Cammino della Rinascita” che Egli ci ha indicato, e sul quale ha mosso, all'avanguardia, un lungo tratto: una strada lunga e non sempre facile, che Egli avrebbe tuttavia percorso sino alla fine, se una Croce non l'avesse fermato. E sarà il modo migliore di onorarne la memoria.
(“La Valsesia”, n. 9-10 del 1969)




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