Questa sera va in onda la finale del Festival di Sanremo. L'edizione di 55 anni fa è passata alla storia per il fatto più tragico che si potesse verificare: uno dei cantanti in gara, Luigi Tenco, dopo aver cantato insieme a Dalida “Ciao amore ciao”, si suicidò. Il mondo della musica restò sconvolto, l'Italia intera lo pianse. Un anno dopo il Club “Luigi Tenco” di Venezia diede alle stampe un libretto per rendere omaggio alla sua memoria e venne inserita anche una mesta poesia di Raffaele Tosi, precedentemente uscita su “Settimana TV”.
L'ORA
(IN MORTE DI LUIGI TENCO)
Si lotta. La vita chiede. Ogni giorno
una stilla ti abbevera di fiele.
E tu sorridi; amaro. E non sa il mondo
che il tuo sorriso è pianto.
Stilla su stilla, il calice si colma.
E tu maturi lento alla tua morte,
cantando, come canta l'usignolo
che non vede il fucile. Sei già spento
nel cuore, eppure gli occhi
hanno brilli di vita. Gioventù
illude a volte quando l'illusione
è già straccio buttato, banderuola
ammainata nel fango, macerata
di sudore e di lacrime. E dentro il cuore
hai già cantato: Addio!
Ma l'Ora incalza. E basta il lampo crudo
d'un pensiero per rompere ogni ponte
che congiunga il presente all'avvenire.
E scocca l'Ora, l'ora vuota,
così come tu vuoi, come tu credi.
Non canti più. Non lotti più. La vita
non chiede più rinunce. L'hai sconfitta.
Lottino, adesso, gli altri. Tu, placato,
riposi in pace con tutti. E col tuo cuore.


Commenti
Posta un commento