Domenica 28 agosto, festa patronale di San Grato ai Prati. Come ogni anno, questa è l'occasione per ritrovarsi tutti insieme, prima nella chiesa addobbata a festa per pregare e poi in piazza seduti sui muretti di pietra riscaldati dal sole per chiacchierare. Una giornata lieta, ma che segna per molti il rientro al lavoro, per tutti il finire dell'estate e così, in qualche modo, scandisce il tempo che passa. Inevitabile notare l'assenza di chi, dopo aver festeggiato tanti San Grato con noi, non è più presente. Ci piace però pensare che, come suggerisce El Raffa in questa poesia, siano tutti lì, non più presenti fisicamente, ma di certo non assenti spiritualmente, in attesa che apriamo la porta per dare inizio alla festa, uniti da un legame che varca i limiti del tempo.

LA CHIESA CHIUSA
La bianca chiesa che mi accolse bimbo
non ha più incanti come ai giorni chiari.
Deserta tace: e sembra, la sua porta,
un ciglio chiuso sopra un pianto amaro.
La fonte sola, sul piazzale, conta,
goccia su goccia, l'albe tramontate.
E conta, conta, non si stanca mai.
Muto, l'ascolto, e mi s'impietra il cuore.
Chè non rivedo il vecchio Gianni, curvo
sotto il fascio pesante e tutto nodi,
come Cristo Gesù sotto la Croce,
né Giaco dalla pipa puzzolente,
né Cencio dalla voce di vecchina,
né Marta che dormiva tutto il giorno,
e si svegliava solo a tarda sera
per trascinarsi qui sui due bastoni
a biascicar, fra le gengive smorte,
qualcosa che sembrava una preghiera...
Sono partiti tutti. O forse stanno
ad origliar dietro la porta chiusa.



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