Il 2 novembre è uno dei giorni più tristi dell'anno. È triste separarsi dalle persone care, è triste pensare a ciò che era e non è più, è triste abbandonare la vita. Ecco perchè Raffaele Tosi dice che la morte va maturata e individua la chiave di questa maturazione nella sofferenza, che aiuta gradualmente a prendere le distanze dalla vita, non già per disprezzo, ma perchè, ridimensionando tanti falsi beni che appiattiscono l'esistenza, ci si possa finalmente aprire a quanto la Morte non annienta, ma semplicemente nasconde.

MATURARE LA MORTE
Morire, certo, dispiace: nella giovinezza, poi, l'idea della morte suscita addirittura orrore. Solo a chi ha sofferto nella vita al punto da poterla guardare con occhi freddi ed assenti, ed ama più l'Ombra che il sole, il Silenzio più che il canto, la Morte non fa più paura. E direi che sono appunto le delusioni, gli schiaffi morali, i vilipendi alla nostra persona e ai nostri credi che ci preparano ad una morte tranquilla e serena, già maturata a gradi nel cuore.
Per questo soffrire è necessario, per questo è persin bello soffrire. Chi non soffre, non matura la propria morte, perchè è ancorato troppo alla vita. E, se mai avverte i prodromi di un decadimento imprevisto, si dispera pensando ai beni che dovrà lasciare, inconsapevole, nella sua piatta mediocrità, che la causa della sua angoscia rappresenterebbe, pei Sublimati dal Dolore o per gli Eletti del Pensiero, l'incentivo a coltivare la più radiosa speranza: quella di poter andare, tramite proprio quel male che non fu certo il peggiore, ma è forse quello che uccide, incontro all'unico Bene: l'annientamento di ogni impossibile sogno, il distacco dai poveri di cuore e dai pezzenti del cervello che, forti del loro numero e della loro ignoranza, incrudeliscono sadicamente sui pochi che sarebbero veramente degni di vivere.
[in foto scorci del cimitero di Cervarolo]




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