Anche quest'anno è arrivata la primavera! La natura non si sta lasciando scoraggiare dall'ormai prolungata siccità e, nonostante tutto, sui rami compaiono le prime gemme e i prati, seppur aridi e secchi, si stanno colorando di fiori vivaci. Così avviene ogni anno, esattamente come descritto in questo brano uscito nel giugno del 1963 su “La Valsesia” a nome di Atos Riffa, anagramma di “Tosi Raffa”, uno dei vari pseudonimi con cui Raffaele Tosi si divertiva a firmare i suoi scritti.
RIFIORITA
Scomparse l'ultime nevi, la terra appare umida e fresca come una rosa aspersa di rugiada. E, come una rosa, anch'essa odora, ma d'un odore diverso, che sa di muschio, di felci, e di sostanze che non riesci a qualificare, e che le danno un profumo di gioventù.
L'erba novella freme, lambita dagli zefiri, come onda di mare; le piante e gli arbusti, da poco ingemmati, stillano le ultime gocce della piova notturna, fragranti come il biblico miele. Ed il sole scintilla sulle tenere foglie, fatte trasparenti alla luce, e le cincie, i pettirossi, i rosignoli, tendono verso l'azzurro il volo, empiendo di note gli spazi. È primavera: ancora una volta, la terra, scrollato il manto di neve che l'ha avviluppata per mesi, ci appare fresca e bella come ai primi giorni della creazione. Il prodigio della rifiorita si compie, e noi lo guardiamo, ammirati, come all'alba della vita. E ci duole di non poter rinnovare, come la terra, il cuore, sì da riacquistare quel profumo d'innocenza che oggi aspiriamo da ogni siepe, da ogni anfratto, da ogni polla, e che ci svelava belli nel profondo, puri come l'acque delle nevi disciolte, scorrenti in rivoli ai fiumi, tra cespi di primule d'oro e di salci stormenti...

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