Per la Festa della Mamma di 55 anni fa El Raffa dedicava a tutte le madri questa poesia, da cui emerge tutto il desiderio di rivedere la sua mamma che, purtroppo, lo ha lasciato quando era ancora un bambino, ma il cui ricordo, in qualche modo, ha continuato a guidarlo per tutta la vita. Questo mazzo di fiori vuole essere un omaggio a nonna Ida e a mamma Costantina, rispettivamente mamma e moglie di Raffaele.

IL SOGNO
(In occasione della “Festa della Mamma”, a tutte le Madri, dedico)
La vidi. Tra stelle avanzava e il suo passo era lieve
com'ala che sfiori il velluto d'un fiore, leggero
qual foglia che plani, nell'aria d'un vespro dolce d'autunno.
Umana, era Lei, che dal Cielo tornava, per darmi, nel mondo,
il mite sorriso che aveva, persino in effigie, il potere
di sciogliermi il gelo nel cuore, e saziarmi di pace,
riconciliandomi pel resto della vita,
col mio peggior nemico: me stesso.
Non più velati i begli occhi vedevo che s'erano spenti
nella soffitta povera, lasciandomi solo, a vagare,
più cieco di Lei, che dormiva, nel buio, per tutti i miei giorni,
ma vivi, fulgidi e caldi come i mattini del Maggio
nei quali la pia mi guidava verso la chiesa infiorata,
Salve Regina cantando nel vasto respiro del vento,
al ritmo dei bronzi felici.
Nel puro sembiante rapito, in estasi muta, adorante,
schiudevo orizzonti di sogno per l'ultime tappe dogliose
del grigio calvario: in Lei fiso,
come in aperto messale, leggevo le chiare parole
che avevo appreso, bambino, e, nel tempo, scordato,
sì da sentirmi, alle soglie dell'ultimo approdo (scontata,
per alto prodigio, ogni colpa) rinato ai miei giorni innocenti,
d'un nuovo Battesimo degno.
E Lei, l'Invocata, avanzava, ad ogni mio palpito un passo
muovendo nei cieli profondi, più bionda del grano nel sole,
per grazia divina destata dal lungo mio pianto,
e aveva un poco il volto della Gran Madre.



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