NOSTALGIA DI MAGGIO
Maggio. La mia chiesetta sembra un bianco
giocattolo adagiato in mezzo ai fiori,
nido d'amore, dove il cuore stanco
l'oblìo ricerca degli insani amori.
Or vedo: era pur qui che mi chiamava
un desiderio immenso di perdono,
quando, schiantato dalla sorte ignava,
questo mio cuore ritornava buono.
Era pur qui, dinanzi a queste lisce
mura, innalzate sul pendìo silente,
dove il narciso tra il maggengo aulisce
che mi voleva l'anima dolente.
Ora, vi sono! Il ritmo canterino
della fonata mi saluta, ilàre,
e in alto, sul frontal, Gesù Bambino
con un sorriso, m'invita ad entrare...
Entro... È la stessa chiesa ove, una volta,
accesi della Fede il lumicino...
Una, una sola cosa le hanno tolta:
la mia purezza dolce di bambino!
E ricordo le sere in cui venivo
qui con la zia, le preci a recitare,
e il cuoricino trepido offerivo
a quel Dio che dal mal ci può salvare.
Or nel ricordo invan di quelle sere
cerco ispirare l'anima risorta...
Vorrei pregar, ma non so più preghiere...
Colei che m'insegnò a pregare è morta!
Oh, come son cambiato! Oh, come, come
il gorgo della vita mi ha travolto!
Non mi conosco più: non ho più nome!
Non mi ravviso più: non ho più volto!
Piango. Prostrata al suolo, umile e pia,
prega, dinanzi a me, una vecchierella...
Sopra l'Altare, ai piedi di Maria,
arde una face, ed ha un baglior di stella...
Alzo lo sguardo ala davanzal fiorito
dove s'infrange il sol, di già morente...
Nel silenzio nostalgico, infinito,
ogni cosa ha una voce alta, suadente...
Dice la voce: - È questa, e tu lo sai,
la buona vena dell'antica fonte!
Libra ad essa nei canti, e rivedrai
sorger radioso il sole all'orizzonte!
(da “El Raffa”)

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