Oggi per la Valsesia è un giorno molto importante, che sicuramente passerà alla storia: Monsignor Franco Giulio Brambilla ha proclamato la Beata Panacea patrona di tutta la valle. La sua storia, molto simile alla fiaba di Cenerentola, dalla quale però si discosta per il tragico finale, è nota a tutti in zona.
Noi abbiamo già parlato in passato del dramma “La Beata Panacea” che Raffaele Tosi compose, insieme a Carlo Marchino, nel 1955 su richiesta dell'editore Majocchi e ne avevamo proposto i cori conclusivi del Primo e del Terzo Atto. Questa volta vogliamo proporre uno stralcio recitato, preso dall'Atto Terzo (Scena II, Scena III e inizio Scena IV), in cui si dà notizia della morte di Panacea e del suicidio della matrigna.
SCENA II
Marta. (a Rosa, prima che questa possa parlare) Rosa, in nome di Dio, che è accaduto?
Rosa. (col pianto nella voce) Panacea...
Marta. (attorniata da Silvia, Maria, Annetta, che s'è alzata) Ebbene? Panacea? Parlate Rosa! Dov'è?
Rosa. (levando l'indice al cielo) Lassù!...
Concetta. (facendosi avanti, in pianto) Lassù, nel cielo, dove io forse non potrò andare mai perchè sono cattiva! Perchè ho fatto comunella coi suoi carnefici per farle cento scherzi crudeli!
Marta. Ma com'è stato, Rosa? Com'è stato? Raccontate una buona volta! Ormai siamo preparate a tutto!
Rosa. Sì, sì, vi dirò ogni cosa, per quanto il fatto sia inaudito ed atroce. E' stata Margherita, quella pazza! Era ancora più furiosa degli altri giorni, oggi. Pareva un'ossessa. Si è accostata a Panacea che pregava, e, prima che questa potesse accorgersi del pericolo che correva, le ha piantato un fuso nella testa. Io ero sulla balza opposta del monte, e non ho potuto far altro che assistere, impietrita dall'orrore, alla tragica scena. Panacea è caduta a terra di schianto, come un albero abbattuto dalla folgore, e Margherita, invasa da pazzo furore, le si è ancora scagliata sopra, a colpirla alla testa ed al seno, con bestiale voluttà.
Solo quando non ebbe più fusi nelle mani, e uno zampillo di sangue disegnò una rosa purpurea sulla candida camicetta di Panacea, la disgraziata cessò di incrudelire sull'innocente per scoppiare in una risata stridula, convulsa, satanica che faceva paura ad udirsi! Doveva avere il demonio addosso, questa sera!
Marta. Sì, certo. Altrimenti, come avrebbe potuto giungere a tanto? Povera Panacea, povero fiore di 15 anni, edificazione e orgoglio di Quarona! Povera martire!
Maria e Silvia. (in pianto) E Margherita, dov'è adesso?
Annetta. (con foga) Sì, sì, dov'è? Dovranno arrestarla, condannarla all'ergastolo a vita, farle soffrire le pene più atroci!
Marta. Annetta, queste parole non sono degne di te. Non così Panacea parlava, nella sua vita. Nel suo cuore generoso non c'era posto per l'odio. Ella era tutto amore. E per questo la piangiamo tutti, oggi, come una santa.
Annetta. (piangendo) Perdono! Perdono! E' vero, non so più quel che dico! Il dolore mi fa uscire di senno! Panacea! Purtroppo, nulla e nessuno potrà ridarcela più!
Marta. Era il fiore delle nostre valli, il più gentile e smagliante, e si è tinto di rosso col sangue del martirio! Ah, perchè non siamo morte noi, Rosa? Noi vecchie, noi inutili, che non abbiamo più nulla da chiedere alla vita? (In questo mentre un boato fragoroso squarcia il silenzio. Quasi subito, da lontano, si odono grida angosciose: Al fuoco! Al fuoco!)
Rosa. (sgomenta) Il fuoco? E dove? E' dunque la giornata delle sventure, questa?
Marta. (slanciandosi verso il fondo, seguita da tutte) E' lassù, sulla rupe, a S. Giovanni. Vedete? Il fulmine vi s'è abbattuto sopra! Rosa. E' il segno della collera Divina!
SCENA III
Le stesse e Caterina.
Caterina. (irrompe d'improvviso sulla scena) No! E' il diavolo che ha accolto l'assassina nel suo regno!
Marta e Rosa. (voltandosi) Che dici?
Caterina. E' così. Margherita si è precipitata dalla rupe, invasa dal rimorso e dalla disperazione. Annetta. Margherita! Si è uccisa?
Caterina. Sì, si è uccisa! A quest'ora è al cospetto dell'angelo che ha assassinato.
Annetta. Voleva liberarsi di lei, e non ha potuto. (Un silenzio profondo, angoscioso, si fa nell'ambiente, rotto solo da una musica grave, triste, solenne. E intanto piano, piano, curva come un salice, con una mano sulla fronte, anche Barbarina entra in scena).
SCENA IV
Tutte e Barbarina.
Marta. Barbarina, povera ragazza!
Barbarina. (s'accascia sul sedile)
Marta. (passandole una mano sulla spalla) Barbarina, la sventura che ti ha colpita è troppo grande perchè noi possiamo dirti qualcosa che possa alleviare il tuo dolore! Una sola cosa possiamo dirti: Coraggio e spera! La vita ci riserba molte prove crudeli, ma la Fede ci aiuta a superarle!




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