RIMPIANTO
(Ai vecchi colleghi della “Giostra”)
Dov'è, dov'è l'ingenua poesia
dei miei vent'anni un po' sentimentali?
Io la ritrovo ancor sopra i giornali,
ma dal mio cuor se n'è volata via.
Io non so più sognare: il sogno mio
dorme nel cimitero dell'oblìo.
È ver, compongo ancora, e m'esce il verso
più limpido e sonante oggi dal mio cuore,
ma non rivedo più quel cielo terso
sotto cui scrissi il Canto dell'Amore.
Io non so più sognar: l'anima mia
è intrisa di accorata nostalgia.
Nostalgia del Passato: il primo amore,
il primo dolce palpitar del cuore,
l'effluvio acuto delle ardenti rose...
Io ben l'aspiro, quell'effluvio, ancora,
ma non m'innebria più siccome allora.
Ah, dov'è mai l'ingenua poesia
dei miei vent'anni di troviero umìle?
Dove il primo sonetto a te, Lucia,
col primo fiore di un lontano aprile?
Non so; più non ricordo: quel che scrissi
giace del Tempo nei profondi abissi.
E canto, ma il mio canto è di dolore,
è musica in sordina, di rimpianto...
Torna la Primavera, col tepore
del nuovo sole, in un novello incanto...
Di variopinti fior sparsa è la via,
ma tu non ci sei più, fanciulla mia!

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