Con i nostri migliori auguri per un buon 2025!

1° GENNAIO
Un giorno nuovo sorge sul mondo, un nuovo anno s'inizia sul cammino dell'Umanità.
Superstiti di mille sconfitte, sopravvissuti a mille sciagure, ci risvegliamo come da un sonno ipnotico, con una ruga in più sul volto e un palpito un po' più stanco nel cuore. Abbiamo, infatti, un anno in più di ieri. È il 1965, e guardiamo, con occhi appannati, il sole che sorge, e che sembra aver perso il fiammeo splendore che ci abbagliò nell'albe prime, quando ancora credevamo che nascesse per noi, sull'infanzia del mondo, in una culla di rose... Dolci illusioni, perchè siete svanite?
Intanto, una cosa è certa, una cosa è d'obbligo: Dobbiamo proseguire. Ma per chi, ma per che cosa, se più nessuno ci ama, se abbiamo lacerato, sui rovi d'ogni strada, la bandiera del Sogno? Nel nostro cuore, arido come una foglia secca, spoglio come un giardino abbandonato, nessun fiore più sboccia. Verrà l'Aprile, sì, splenderà Maggio. I bimbi torneranno a cantare nei prati, le fanciulle di vent'anni sogneranno l'Amore. Noi saremo soli, soli... i gufi ululeranno sulle nostre sere tristi, sulle nostre albe oscure. E forse, se udremo risuonare qualche colpo d'ascia nel bosco, crederemo, come Da Verona, che un solitario taglialegna stia abbattendo, con rabbiosa decisione, l'albero che darà le assi pel nostro feretro, nel fondo della buia pineta...
Ah, no, questo no!... Sarebbe troppo... Qualcosa deve esserci ancora, anche per noi. Vinti, delusi, oppressi, che cosa importa? Forse, la stessa acre soddisfazione di dover sopportare da soli le nostre pene ci sosterrà. Forse, nel compatire benevolmente chi si pasce delle illusioni che furono nostre (voi ce le rubate, ragazzi, ma verrà giorno che le ruberanno a voi; la vita è polvere...) sapremo trovare la forza di proseguire.
E forse, anche, sì... nel fondo del nostro cuore smarrito, squassato da tutte le bufere, ritroveremo la poesia prima della Vita, quella che avevamo dimenticato, e ch'era la più grande: la preghiera. Allora, non saremo più soli. Ritroveremo, nella casa grande e squallida, i volti e le voci di coloro che amammo. Tanti volti, tante voci. E poiché, invecchiando, si ritorna bambini, c'illuderemo, vedendo il sole filtrare dai vetri della finestra, che esso nasca per noi, sull'infanzia del mondo, in una culla di rose...
Notte di San Silvestro, 1964



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