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LE ROSE DELL'INFANZIA I primi fiori spuntavano sui margini dei sentieri e sulle rive dei fossi, e noi, nel recarci alla scuola, ne coglievamo tanti da empircene le braccia. Fiori d'ogni sorta e colore: dalle sbiadite primule alle celesti mammolette, dalle bianche margherite ai gialli, vaporosi narcisi. Giunti ch'eravamo in classe, li offrivamo all'insegnante, la quale, dopo averli riuniti con un sottile filo di spago, li poneva nei vasi, e li poneva in bella mostra su la cattedra. Quei fiori erano la nostra gioia, il nostro orgoglio di bimbi. Con essi usavamo anche adornare le inferriate delle finestre della chiesuola nostra, e, più tardi, nelle belle sere del mese di Maria, l'Altarino, da cui la Vergine sorrideva ai fedeli. Devo però confessare che, allora, non ci accontentavamo più degli umili fiorelli dei prati, e spesso, approfittando dell'assenza della vecchia Ianin, entravamo nel suo orticello a spiccarne, vandali impenitenti, le rose. Spesso ella ci sorpr...
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MADRE Madre è colei che ti ravvolge in fasce dopo averti del sangue suo dotato, che con la linfa del suo cuor ti pasce e t'ama d'un affetto illimitato. Madre è colei che i falli tuoi perdona e per te vive il suo destino santo; l'angelo che mai chiede e sempre dona, e ride al tuo gioir, piange al tuo pianto. Madre è colei che al fianco ti cammina per cosparger di rose la tua via e toglierne ogni sasso ed ogni spina in serena umiltà, vigile e pia. Madre è colei che se ti scopre ingrato soffre in silenzio, e non ti fa del male, ma t'accoglie sul cuore se sei malato o ti veglia, pregando, al capezzale. Madre è colei che è sol bontà infinita, fiamma d'amore in puro spirto anelo, la gentile che ti sacra la sua vita, e, morta, veglia ancor su te dal Cielo. [da "La Valsesia", maggio 1956]
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È arrivato maggio e, come ogni anno, stanno fiorendo i primi mughetti.... Mughetti, che sbocciate, bianchi, sul verde prato, e all'anime odorate nel Maggio profumato, quanto di giovinezza sapete, di candore, e come in allegrezza vibra, al mirarvi, il cuore! Che importa se domani sfioriti al suol cadrete, od in fredde ceramiche pallidi languirete? Oggi voi ci donate il vostro bel sorriso, che ci rallegra l'anima e rasserena il viso. V'amo, perchè il bel simbolo siete del casto amore, e solo vi può cogliere in purità di cuore un timido, un asceta, un fanciullo, un poeta.
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È primavera! Già da qualche settimana la natura si sta risvegliando e ovunque nei prati si vedono spuntare piccoli e coloratissimi fiori, che danno un tocco di vivacità ai prati secchi e provati dalla lunga siccità. La primavera ha il volto d'un bambino nei dì di festa; un bambino dai riccioli d'oro, vestito a nuovo, con tanta luce in cuore e dentro agli occhi; un fiore di bambino che folleggia, scherzoso e tutto vita, ignaro d'invecchiare ad ogni dì che passa: per morire.
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8 marzo, Giornata Internazionale della Donna. Vogliamo, con questa simpatica poesia di El Raffa, ricordare il duro lavoro che ogni giorno dovevano sobbarcarsi le donne valsesiane per portare avanti la casa e la famiglia, poco festeggiate e più abituate ad ammucchiar legna che a ricevere mimose, ma sicuramente fondamentali! LA GIURNAA DLA VALSESIANA Intervista... semiseria concessa dla Maria Balicca dal Creus al nostro inviato El Raffa Gnivi pura, gnivi, Raffa! V'aspiceva quasi più! Gnivi a bevnu na caraffa! Sei al prim ca riva su! Voi sèi nutta vun ca l' banfa! Sèi dla Vall, tant cumè l' Zanfa clè mandavi fin su qui! Sèi gnù vugghi la Maria par buttèla sal giurnal? Disè pura, n' puisia, ca s' la passa piuttòst mal! Ma satèvi riva mi! Tirè su l' cù dla priéra! Sun mia vuna d' giù da lì d' vegghi pòra a sa manèra! Bavè stiss... Lè vin liger, par pueti e par barlicch... Tucchè su cun mi l' bicier, e scutè ciu chi va dicch... *** Tutti l' matin, bun...
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CARNEVALE Finalmente, dopo due anni di pandemia, quest'anno è ritornato il Carnevale! Il profumo della paniccia si è nuovamente diffuso nell'aria, i coriandoli hanno riempito le strade e i costumi colorati dei bambini hanno colorato paesi e città. Forse non sono più tanto diffuse le maschere della tradizione, ma l'allegria è sempre la stessa, uguale a quella cantata da Raffaele Tosi in questa filastrocca, pubblicata sui “Canti dell'alba”, e musicata dal maestro Carlo Marchino. Quante maschere gioconde per le piazze e per le strade! Bocche a forno e teste tonde, nasi a punta e teste quadre. Colombina e Meneghino, Pulcinella e Balanzon, Sor Brighella ed Arlecchino dal vestito a quadretton. E Gianduia col baston! RIT: Sono le maschere di Carnevale che fanno ridere vecchi e ragazzi, con gesti comici, con mille lazzi: sono i pupazzi di Carneval!
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Questa sera va in onda la finale del Festival di Sanremo. L'edizione di 55 anni fa è passata alla storia per il fatto più tragico che si potesse verificare: uno dei cantanti in gara, Luigi Tenco, dopo aver cantato insieme a Dalida “Ciao amore ciao”, si suicidò. Il mondo della musica restò sconvolto, l'Italia intera lo pianse. Un anno dopo il Club “Luigi Tenco” di Venezia diede alle stampe un libretto per rendere omaggio alla sua memoria e venne inserita anche una mesta poesia di Raffaele Tosi, precedentemente uscita su “Settimana TV”. L'ORA (IN MORTE DI LUIGI TENCO) Si lotta. La vita chiede. Ogni giorno una stilla ti abbevera di fiele. E tu sorridi; amaro. E non sa il mondo che il tuo sorriso è pianto. Stilla su stilla, il calice si colma. E tu maturi lento alla tua morte, cantando, come canta l'usignolo che non vede il fucile. Sei già spento nel cuore, eppure gli occhi hanno brilli di vita. Gioventù illude a volte quando l'illusione è già straccio buttato, banderuo...
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OBBEDIENTI ALLA STELLA Andavano i Re Magi – erano tre nella notte splendente – a offrir l'incenso, l'oro e la mirra, insieme, al Re dei re. E videro d'un tratto una capanna dalle finestre aperte al vento e al gelo e udiron di Maria la ninna-nanna. Entrarono, deposero i lor doni, poi, piegati i ginocchi, ad adorare ristettero, così taciti e buoni. Sulla capanna, una stellina d'oro pioveva una luce tremula ed incerta. Cantavano al Signor gli Angeli, in coro, un inno dolce, nella notte aperta.
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Il 4 gennaio del 1968 moriva Carlo Marchino, apprezzatissimo organista del Sacro Monte e dotato maestro di musica. Fu un profondo dolore per la Valsesia. Ancora l'ultimo Natale, pochi giorni prima, aveva fatto l'enorme sforzo di accompagnare la Messa in Basilica, fedele fino alla fine all'ideale di servire il Signore con la sua musica. Era una persona di grande modestia, tanto che Padre Eugenio Manni scrisse “che essa era una ben distinta virtù nativa per quell'animo che quasi voleva ignorare di valere tanto. La modestia dunque ebbe bisogno qualche volta dello stimolo da parte dell'incomparabile suo amico Raffaele Tosi, cui pure pulsava in cuore una dolce passione, quella del verso. Nacque così un felicissimo binomio; ebbe avvio un lavoro a due, una fusione di energie che a vicenda si donavano sprone e complemento, quindi insieme sospingevano al successo”. Tante furono le collaborazioni tra i due artisti, da singole canzoni a interi drammi. El Raffa lo volle salutar...
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COSI' LO HANNO RICORDATO.... «Passa saettando la folgore e trancia sul clive il robusto pino. […] Ma più ferigna e atroce scende sull'umanità la spietata falce della morte. […] E questa volta falciò e tolse da quei poetici pascoli ancora ascosi il cuore nobile e sublime dell'amato e amico Raffele Tosi» (Vulaiga – Corriere Valsesiano, 14/01/1977) «È l'alba di un anno nuovo, e la campana della chiesetta di Cervarolo lo annuncia con un suono che non è il suo; ai Prati, quella frazioncina formata da un pugno di case e la cui ricchezza è solo nella generosità della natura circostante, si è vissuto un istante muto: è morto il trovatore di quella natura, di quella semplicità, di quella valsesianissima umiltà; è morto un poeta: Raffaele Tosi, quell'uomo-poesia che ha cantato il sembiante della Valsesia e della sua gente per molti anni. “El Raffa” lo chiamavano, attribuendogli, con quel simpatico storpiare il suo nome, la parvenza di un personaggio diverso, distinti fra i ta...
Oggi una vera e propria chicca per i nostri lettori: un testo inedito, recitato da Raffaele Tosi in persona! Ecco a voi “La furba servetta – fiaba in versi”.
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Stamattina i bambini hanno aperto con trepidazione i loro regali e probabilmente hanno trovato qualche giocattolo tanto desiderato, esattamente come il protagonista di “Il treno di Natale”, che solo da adulto scoprirà la provenienza di quel trenino. Il racconto, scritto da Raffaele Tosi nel 1959, ha poi vinto il secondo premio nella Terza Edizione del Concorso Nazionale “Racconti di Natale” bandito dall'Enal in unione al Calzaturificio di Varese nel 1964. - Caro, vieni che ti pettino. Usciamo. L'intimazione amorevole della mamma cadde come una doccia fredda sull'entusiasmo che ancora m'invadeva per il bel regalo ricevuto due ore prima: un treno meraviglioso, quale non avrei mai osato sperare, perché era in tutto simile ad uno di quelli che da anni vedevo esposto nella vetrina di Corso Venezia, e che non avevo mai potuto possedere, sebbene avessi implorato a più riprese la mamma e Gesù Bambino. Ora era là, davanti ai miei occhi, con la locomotiva che fischiava, e le carr...
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  Con il presepe allestito quest'anno all'ingresso del paese, auguriamo a tutti dai Prati un sereno Natale! NATALE Natale... Le campane scandon l'inno di Gloria al Redentore... (Ma quanti bimbi che non hanno un pane nel giorno dell'Amore!). Una parola: PACE! Vola da un punto all'altro della terra... (Ma gli uomini fan guerra, e sull'amor trionfa l'odio edace!). Il misero che langue non benedice i fiocchi della neve, che scende lieve lieve, sul mondo, asperso ancor d'umano sangue. Il Celeste Bambino sul seno della Mamma il capo biondo tien mestamente chino per non veder le atrocità del mondo. E Maria, che paventa, come ogni Madre, il Golgota e la Croce, lo guarda senza voce, ad occhi fissi, pallida e sgomenta... (R. Tosi – 1955)