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Se Raffaele Tosi avesse avuto l'occasione di veder passare il Giro d'Italia dalla Valsesia, sarebbe stato in prima fila per assistere di persona alla corsa dei ciclisti diretti a Mera e, ai suoi tempi, avrebbe sicuramente tifato per Jean Robic, campione nelle salite di montagna. Frequentatore del “Caffè dello sport”, situato dove oggi si trova il Frigidarium e gestito dalla mitica Bina, era grande amico di suo figlio, Adelmo Ghisio. Insieme amavano fare lunghi giri in bibicletta e chissà che sia stato proprio lui a ispirargli il racconto “Il pneumatico della vittoria”? A testimonianza di questa passione, ci resta una fotografia, scattata in occasione della partecipazione alla Varallo-Milano, durante la quale ebbe l'onore di gareggiare con Pasquale Fornara. Il racconto sopra citato si trova nella raccolta d'avventure “Per terra e per mare” (SEI, 1952). Il protagonista è Adelmo Marinoni, un ragazzo di diciassette anni che decise di iscriversi a una competizione “valevole ...
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In occasione della vittoria nerazzura dello scudetto, vogliamo ricordare la passione che anche Raffaele Tosi ebbe per l'Inter, tanto che una volta si recò allo stadio con un pullman di interisti per veder giocare la sua squadra del cuore. Nel 1968 partecipò al concorso per una canzone dell'Inter. Il vincitore avrebbe vinto il “Biscione d'oro” e la canzone sarebbe stata incisa su 45 giri. Non fu lui a vincere, però la sua canzone venne pubblicata con il numero 30 sul giornale ufficiale degli sportivi nerazzurri nel dicembre del 1968. Eccola: CANZONE NERAZZURRA La compagine interista lo spauracchio è dei giron; quand'è in vena lei conquista pur la Coppa dei Campion. Lo sportivo che l'ha vista manovrare col pallon si fa subito interista per gridare con passion: Rit. Evviva l'Inter, la bella in nerazzurro tutt'ardor, che fa tremare le squadre dei più grandi goleador! Con il suo stile le folle negli stadi fa esultar, e spezza i reni di chi le vuole il titolo stra...
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A SANTA RITA O Santa Rita, che nel regno eterno miri di Dio il volto celestiale, e in un gaudio immenso e sempiterno fra gli angeli stai; deh, da ogni male proteggi quelli che ti son fedeli! Dona loro la Pace, nella vita! Propizio rende lor, lassù nei Cieli, il Divin Redentore, o Santa Rita! Tu che modello di virtù preclari, o grande Santa, sei, ispira al bene color che ancora son del bene ignari; dei sofferenti allevia un po' le pene! Tu, che al pari d'un fior, umile e pura, su questa terra, o Rita, ti serbasti, fa che nei nostri cuori l'impostura, l'odio, l'orgoglio, e i desideri nefasti mai non trovino albergo, e allor dei Santi potrem noi pur mirare un giorno il viso, e un inno pieno di celesti incanti al Signore elevar, nel Paradiso! (“Dalle api alle rose”, bollettino del Santuario di Cascia, maggio 1935)
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Nel 1964 veniva pubblicata la celebre enciclopedia de “I quindici”, venduta porta a porta con pagamento rateale, e rivolta ai fanciulli fino agli otto-dieci anni. Il primo volume era dedicato alle poesie e alle rime e conteneva anche quattro simpatiche filastrocche di Raffaele Tosi. Sappiamo che era intenzione dei curatori inserirne cinque, prese da “I canti dell'alba”, editi da Majocchi dodici anni prima, ma l'editore Giuseppe Carinelli si oppose più di una volta a questa richiesta, con grande rammarico del direttore dell'enciclopedia, Franco Salghetti-Drioli. Evidentemente deve essere poi stato trovato un accordo perchè troviamo pubblicata “Voci”, che non faceva però parte delle cinque inizialmente considerate. Le altre tre poesiole (“Il maestro dei polli”, “La coccinella” e “Il mio paese”, precisa e dettagliata descrizione dei Prati), definite dal direttore “veramente molto graziose per la nostra antologia”, erano ancora inedite. Furono scelte tra altre che il poeta avev...
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Il 13 maggio 2007, nell'anno in cui ricorreva il trentesimo anniversario della morte di Raffaele Tosi, gli veniva intitolata la bella “Passeggiata El Raffa”, sotto il Ponte Antonini, proprio lungo le rive del torrente Mastallone che dà il nome alla valle in cui si trova il tanto amato paese dei Prati. “Non omnis moriar”, dicevano gli antichi. Gli scrittori certamente restano vivi grazie alle loro opere, capaci anche dopo la morte di parlare perfino a chi non li ha conosciuti, ma è bello anche avere un'occasione per nominarli, uno spunto per incuriosire le nuove generazioni, un segno che li renda in qualche modo ancora presenti nelle vie delle città in cui hanno trascorso la loro esistenza. Un grato pensiero al sindaco Gianluca Buonanno che, pur non essendo varallese, ha dimostrato sensibilità e ha fatto il possibile perchè fosse ricordato, con l'intitolazione di una passeggiata, uno dei nomi che hanno reso noti Varallo e la Valsesia un po' in tutta Italia e non solo. È...
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Sono numerose le poesie che El Raffa, rimasto orfano di madre a 4 anni, dedicò alla mamma, Ida Fecci. Di origini emiliane e cavallerizza in un circo, essa morì in Francia nel 1916, lasciando soli in terra straniera il piccolo Raffaele e il marito Michele che, non potendo da solo occuparsi di lui, decise di portarlo ai Prati. Lì si presero cura di lui le zie, in particolare zia Maria, che morì però ancora molto giovane, meno di dieci anni dopo. Carichi di dolcezza e di struggente nostalgia, gli scritti dedicati alla mamma danno voce a un vuoto mai del tutto colmato e rievocano ciò che la memoria non può ricordare, ma che il cuore non dimentica, come in questa poesia pubblicata sulla rivista “La Valsesia” nel febbraio del 1956. [Nella prima foto mamma Ida con papà Michele, nella seconda zia Maria] LE VOCI ANTICHE A mia Madre Io non ricordo più quelle parole che sussurravi sopra la mia culla, ritornando con me, per me, fanciulla, col capo chino sotto il bianco sole che dalla ...
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Il 5 maggio la Diocesi di Novara festeggia la Beata Panacea. La sua storia è raccontata nel “dramma storico per giovinette”, con un prologo e tre atti, edito da Majocchi nel 1955. Gli autori (Raffaele Tosi per i testi e Carlo Marchino per musiche e cori) decisero di dedicarlo “ All'On. Giulio Pastore sindaco di Varallo con cuore Valsesiano” Vogliamo invocare la protezione della pastorella quaronese con i cori che chiudono il primo e l'ultimo atto: Angelo di Quarona, giglio delle convalli, luce delle pupille, apri quegli occhi blu! Non ci lasciar qui soli, sopra la terra ingrata! Dolce fanciulla amata resta con noi quaggiù! Martire di Quarona, Vergine Pastorella splenda su noi la stella del cuore tuo fedel. Nei giorni tristi o lieti dell'esistenza umana, Martire Valsesiana prega per noi dal ciel!
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NOSTALGIA DI MAGGIO Maggio. La mia chiesetta sembra un bianco giocattolo adagiato in mezzo ai fiori, nido d'amore, dove il cuore stanco l'oblìo ricerca degli insani amori. Or vedo: era pur qui che mi chiamava un desiderio immenso di perdono, quando, schiantato dalla sorte ignava, questo mio cuore ritornava buono. Era pur qui, dinanzi a queste lisce mura, innalzate sul pendìo silente, dove il narciso tra il maggengo aulisce che mi voleva l'anima dolente. Ora, vi sono! Il ritmo canterino della fonata mi saluta, ilàre, e in alto, sul frontal, Gesù Bambino con un sorriso, m'invita ad entrare... Entro... È la stessa chiesa ove, una volta, accesi della Fede il lumicino... Una, una sola cosa le hanno tolta: la mia purezza dolce di bambino! E ricordo le sere in cui venivo qui con la zia, le preci a recitare, e il cuoricino trepido offerivo a quel Dio che dal mal ci può salvare. Or nel ricordo invan di quelle sere cerco ispirare l'ani...
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RIMPIANTO (Ai vecchi colleghi della “Giostra”) Dov'è, dov'è l'ingenua poesia dei miei vent'anni un po' sentimentali? Io la ritrovo ancor sopra i giornali, ma dal mio cuor se n'è volata via. Io non so più sognare: il sogno mio dorme nel cimitero dell'oblìo. È ver, compongo ancora, e m'esce il verso più limpido e sonante oggi dal mio cuore, ma non rivedo più quel cielo terso sotto cui scrissi il Canto dell'Amore. Io non so più sognar: l'anima mia è intrisa di accorata nostalgia. Nostalgia del Passato: il primo amore, il primo dolce palpitar del cuore, l'effluvio acuto delle ardenti rose... Io ben l'aspiro, quell'effluvio, ancora, ma non m'innebria più siccome allora. Ah, dov'è mai l'ingenua poesia dei miei vent'anni di troviero umìle? Dove il primo sonetto a te, Lucia, col primo fiore di un lontano aprile? Non so; più non ricordo: quel che scrissi giace del Tempo nei profondi abissi. E canto, m...
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SPUNTIN... A LA VALSESIANA Si ma fèj n' insalatina d' òvi d ü ri e 'd patacèuj, cun na sprissa 'd sal, ma fina, 'n cicchètt d' èuliu e 'm pò 'd fasèuj, stiss d' asèj, pena ca 's senta, na cigulla e na frès d' àj, ses o sett fètti 'd pulenta, mi va làss cappògn e gàj. E si vrèi dèmi na stiss par cuncludi la spuntin, da que l'è chi preferiss, tirè cià 'n tòcch da stracchin, ma du cul ca 'l vò slanguèe, na caraffa pina 'd vin, e 'n “tuscanu” da fumèe!...
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In omaggio agli amici francesi, ecco una poesia nella loro lingua (1957) DOUCE TERRE DE FRANCE Douce terre de France, riche de verts pâturages et de vignes, de délicieuses forêts résonnantes de chants de ruisseaux et de rossignols, entourée aux confins de cimes neigeuses et de collines déclinantes à la mer comme la belle Italie, pour l'idiome gentil sa sœur ancienne; terre de France, berceau des troubadours qui chantèrent les gestes de Roland le paladin et tissèrent des poèmes sur les amours des chevaliers errants alors que dégénéra sur des lèvres impures la langue latine; Mère grande et glorieuse d'Hugo puissant et de Lamartine suave, de Zola osé et frane, et du Homère Provençal: Mistral, de Provence: Mistral, terre de France, où j'ai ouvert mes yeux à la vie; où dort maman et vers laquelle mon coeur retourne comblé de nostalgie, je te vénère et t'aime comme ma Patrie.
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Nato a Saint Etienne, in terra di Francia (e questo suo nascere emigrante lo ha certamente legato in modo più stretto, quasi morboso, alla sua terra d'origine), passò la sua intera esistenza ai Prati di Cervarolo: un gruppetto di case che a contarle ad una ad una bastano le dita delle mani, annegate tra il verde intensissimo dei boschi, arroccate sul pendio, in silenzio ad ascoltare il roco mugghio del torrente che forza la forra della Gula, fino a ieri legato al resto del mondo soltanto da una mulattiera ripida ma deliziosa di ombre, con un lembo di cielo poco più grande di un lenzuolo steso tra l'una e l'altra delle cime dei monti dei fianchi precipiti... Una specie di Rio Bo, meno languido e più austero, più rude. Eppure lassù c'è tutto quanto è necessario all'uomo per vivere ed al poeta per cantare. C'è la chiesetta solitaria, la piazzetta con l'erba, stradicciole silenziose, garrule fontane, voli di rondini impazzite nelle sere d'estate, il monotono...