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Oggi è la giornata mondiale dell'acqua e forse, visto l'aggravarsi della siccità che sta prosciugando i nostri fiumi e le nostre sorgenti, stiamo iniziando ad accorgerci di quanto sia preziosa e necessaria un po' di pioggia. Quanto sarebbe bello vedere il cielo oscurato dalle nubi e rischiarato dai lampi, sentire nell'aria l'odore del temporale e nelle orecchie il rumore degli scrosci, il rombo dei tuoni e il ciac-ciac che accompagna ogni passo! Speriamo di poter godere presto non di una sola, ma di tante giornate di pioggia, come quella durante la quale avviene l'incontro descritto in questa breve novella di Raffaele Tosi, apparsa il 9 gennaio 1936, su “L'Amore Illustrato”. SOTTO L'OMBRELLO Un giorno in cui la pioggia cadeva a dirotto, mi trovavo in un boschetto, appena fuori dalla città. Per un po' di tempo un abete provvidenziale mi riparò dalla pioggia che scrosciava violenta, ma, vedendo che essa aumentava, ed essendo l'ora già assai inoltra...
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Auguri di Buona Pasqua a tutti! PASQUA DI RESURREZIONE Cristo è risorto! Suonan le campane, e in ogni loco di natura tutta, vanno le note melodiose e arcane. Cristo è risorto! E la gente tutta, lieta sorride; è il giorno della pace! Non rancor, non odi, non vendette. Oggi sul mondo inter splende la face de l'amicizia; pur le mammolette spandon per l'aria più soavi odori. È dolce l'aria, ogni voce canta: sia oggi la pace in tutti i cuori; Cristo è risorto; è la Pasqua Santa! La natura è tutta un'armonia di cose belle; dai roseti in fiore, emana un profumo di malia... Dice la Pasqua: - Pace sia, e amore! [da “L'Amore Illustrato”, 18 aprile 1935]
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Anche ai Prati è stato allestito il Santo Sepolcro, per rendere degnamente omaggio a Gesù Crocifisso nel giorno più lugubre e misterioso della storia, in cui tutto tace sgomento, come Raffaele Tosi ha descritto in maniera magistrale in questa poesia. VENERDÌ SANTO Dormono le campane col Cristo Redentore. Anche il fiume ha cessato di cantare, e gli uccellini piangono col becco sotto l'ala. Il sole, nel tramonto, è una croce di sangue che fa del mondo un Golgota. Il giorno sembra eterno, come l'onta e il dolore degli uomini. Non c'è più Paradiso, non c'è più speranza di Paradiso. [da “La Valsesia”, aprile 1961]
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APRILE Meli, ciliegi e peri rimetton gemme e fronde: dai cigli dei sentieri, grato, un odor si effonde. Danzano le farfalle sulle fresche viole; liberi dalle stalle, brucan gli armenti al sole. Tra i fior le cavallette discorrono coi grilli. Stormi d'allodolette empiono il ciel di trilli. Poi, tra le fronde nuove, l'una l'altra rincorre. Forse ricercan dove il nido han da deporre? Presso la siepe aulente, la fonte canterella, ininterrottamente una canzone bella. Sentiamo cosa dice nel suo idioma gentile? - O bimbo, sii felice! Torna, coi fior, l'Aprile!
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Anche quest'anno è arrivata la primavera! La natura non si sta lasciando scoraggiare dall'ormai prolungata siccità e, nonostante tutto, sui rami compaiono le prime gemme e i prati, seppur aridi e secchi, si stanno colorando di fiori vivaci. Così avviene ogni anno, esattamente come descritto in questo brano uscito nel giugno del 1963 su “La Valsesia” a nome di Atos Riffa, anagramma di “Tosi Raffa”, uno dei vari pseudonimi con cui Raffaele Tosi si divertiva a firmare i suoi scritti. RIFIORITA Scomparse l'ultime nevi, la terra appare umida e fresca come una rosa aspersa di rugiada. E, come una rosa, anch'essa odora, ma d'un odore diverso, che sa di muschio, di felci, e di sostanze che non riesci a qualificare, e che le danno un profumo di gioventù. L'erba novella freme, lambita dagli zefiri, come onda di mare; le piante e gli arbusti, da poco ingemmati, stillano le ultime gocce della piova notturna, fragranti come il biblico miele. Ed il sole scintilla sulle tenere...
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PRIMAVERA Le siepi e gli arboscelli rimetton gemme e fronde; intrecciano gli augelli nuove armonie gioconde. Si scioglie sulle vette, al caldo sol, la neve: spuntan timide erbette dov'è già il bucaneve. Sotto il cielo di quarzo soffia il vento di marzo.
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Solo nel 2005 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata della Memoria, scegliendo come data il 27 gennaio perchè fu in quel giorno del 1945 che fu liberato il campo di concentramento di Auschwitz. Non esisteva quindi ancora questa giornata commemorativa quando fu pubblicato un “Numero unico” da parte dell'ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati) di Cigliano, di cui era presidente Piero Bobba. Tra i vari scritti, sul numero compariva anche questa poesia di Raffaele Tosi, che parla del ritorno a casa dei deportati. In realtà la rivista uscì in occasione del 4 novembre, ma cogliamo gli spunti offerti dalla rivista dell'ANEI e da questa poesia, per far memoria anche noi di quella tragedia immane che è stata la Shoah, perchè davvero non ci siano più reticolati nel mondo. [In foto l'immagine presente sulla prima pagina del “Numero unico”] TORNANO GLI INTERNATI Tornano: volti magri, pallidi, gli occhi ardenti, esausti per le lotte, le fatiche, gli ste...
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Giovedì Grasso (Giobiaccia) di ben 65 anni fa: El Raffa decide di mandare il suo augurio di buon carnevale agli emigranti valsesiani che, lontani dalla loro terra, sembrano portarle più rispetto di quanto non facciano coloro che qui sono rimasti. Ed ecco che tutta la poesia è giocata sulla contrapposizione tra chi resta, ma ama la Valsesia solo a parole, e chi va via, portando nel cuore l'amato e sempre vivo ricordo delle sue origini: i primi cercano di guadagnare tutto per sè, i secondi usano i soldi duramente sudati per finanziare opere di beneficenza; quelli passano il tempo a criticare tutto, questi cuciono le labbra per non dar fiato alle eventuali lamentele. Come dice Dorothy ne “Il mago di Oz”, “nessun posto è bello come casa mia”, ma spesso è necessario allontanarsi per rendersene davvero conto e desiderare di esprimere coi fatti questo apprezzamento. [In foto una cartolina inviata al papà di Costantina da uno dei suoi sei fratelli, Ferdinando, immortalato davanti alla sua ...
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CARNEVALE Quante maschere gioconde per le piazze e per le strade! Bocche a forno e teste tonde, nasi a punta e teste quadre. Colombina e Meneghino, Pulcinella e Balanzon, Sor Brighella ed Arlecchino col vestito a quadretton... E Gianduia col baston! Sono le maschere di Carnevale che fanno ridere vecchi e ragazzi con gesti comici, con mille lazzi... Sono i pupazzi di Carneval!
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Tutti i bambini questa notte hanno aspettato la Befana, sperando di trovare al mattino le loro calze piene di dolciumi e giochini e non di carbone! Questa cara, dolce vecchietta è raffigurata con tratti che, a ben guardare, sarebbero più adatti ad una strega cattiva che ad una fata buona: vola di notte sulla scopa, è trasandata nell'abbigliamento, ha i vestiti rattoppati e, come dice anche Raffaele Tosi in questa filastrocca, ha un caratteristico naso ad uncino. A dispetto di tutto questo, però, ha il cuore di una nonna buona e tanto affettuosa verso i suoi nipotini da viziarli anche un po', e per questo è una delle figure più amate e simpatiche della tradizione! LA BEFANA Vien tutti gli anni, dopo il Natale, con tanti doni, per far contenti i bimbi piccoli ed obbedienti che appendon calze sul davanzale. È una vecchietta magra ed arzilla, dall'affilato naso ad uncino: ha un fazzoletto giallo e turchino legato al mento... Di villa in villa, di casa in casa, gira sui tetti, o...
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In questi giorni ancora di festa, mettiamo una poesia che non è propriamente adatta. Questo giorno, però, ci ricorda uno dei momenti più tristi della nostra vita: il 3 gennaio '77, la perdita di papà e la percezione che le nostre radici non erano più ancorate all'albero che ci aveva dato la vita. Solo il ricordo del suo volto sereno, il volto di chi ha raggiunto quella Pace tanto cercata nella vita, ci dava sollievo. COL DI'... Côl dì ( o côlla séira?) saran d'antòrn a mì i méj Méurt a 'nvidémi e ij viv a piangi, e, comè su na schermo, ma sfilerà davanti la mia vita passàa, facci visti e scomparsi tra musichi 'd fanfari e rintòich ad campani. [...] I rivedréu 'l bandéri di méj séugn luminos, v'una a v'una ammajnàj par continui sconfitti, fin a l'ultima, côlla che anca ij vincitor la védd curvà a ginéugg, quand a ciàma na Vös. Nutt'àutr a 'm resterà che da basèe la Crös che 'l prèjvi m'uffrirà, burbuttand ma preghiera cun l' t...
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CAPODANNO Avvolto in un gran saio d'immacolata neve, è giunto anche Gennaio con passo lieve lieve. Ben dodici fratelli precede, mentre avanza recando ai poverelli un poco di speranza. Un anno è lungo assai, ma chi ha fiducia in Dio e si conserva pio non teme nulla, mai. Chè, se crudo è Gennaio, a far bella la vita verrà l'Aprile gaio con la sua gran fiorita.
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Con il nuovo anno, abbiamo pensato di creare una sorta di rubrica fissa, pubblicando la poesia del mese. L'idea è nata guardando la sezione “Il tempo e le stagioni” de “I canti dell'alba”, che arricchiremo però con poesie prese anche altrove. Auguri a tutti per un felice anno nuovo! GIROTONDO DEI MESI Gennaio porta neve, Febbraio è freddo e breve, Marzo soffiar fa il vento, Aprile ha fiori a cento, Maggio a Maria dà rose, Giugno ha messi festose, Luglio le fa falciare, Agosto invita al mare, Settembre colma il tino, Ottobre spilla il vino, Novembre spoglia siepi, Dicembre orna presepi.
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Natale: tempo di Bontà. Eppure quest'anno non possiamo dimenticare ciò che da dieci mesi sta succedendo all'interno della nostra Europa. Non dobbiamo però disperarci perché, ogni volta che Gesù nasce nei nostri cuori, l'odio perde terreno. Seguiamo l'invito a ricordarci di chi è in difficoltà, rivolto da Raffale Tosi in questa filastrocca. Teniamo gli occhi ben fissi sul presepe, per ricordarci che da lì è sorta l'unica Luce in grado di dissipare le tenebre del mondo, che niente potrà mai spegnere, e collaboriamo perché questa luce abbia sempre più spazio. Questo è l'augurio che vi facciamo dai Prati, con la foto del piccolo presepe allestito sulla finestra della nostra chiesa. LE CIARAMELLE Suonan le ciaramelle: è tempo di Natale. Sfavillano le stelle nel vasto ciel d'opale. Le cornamuse suonano, gioisce ogni fedel, ed i pastori intonano: OSANNA AL RE DEL CIEL! È tempo di Natale, è tempo di Bontà: dimentichiamo il male, doniamo a chi non ha! Doniamo al pove...
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L'inverno è alle porte e ormai in Valsesia fa freddo; oggi è arrivata anche la prima neve! LA NEVE Come carezza stanca, sul borgo e sulla pieve, soffice, fredda e bianca, cade lenta la neve. Scende in fiocchi leggeri, pel gaudio dei bambini, mette un manto ai sentieri e il cappuccio ai camini. Pur la spinosa siepe veste di fior brillanti, e il muschio pel presepe, e gli alberi giganti. Se coi libri a tracolla non viaggiate alla lesta, l'abete ve ne scrolla un mucchio sulla testa. E sempre, sempre più, dal grigio firmamento, in mille fior d'argento la neve scende giù.
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Oggi, al culmine di una serie di eventi organizzati per celebrare il centenario della seziona ANA Valsesiana, è arrivata a Varallo la fanfara della sezione Cadore. Gli alpini hanno portato tante vittorie all'Italia, ma quanti sacrifici hanno sopportato per contribuire al bene comune! Molti sono morti, altri hanno riportato terribili ferite, altri ancora han fatto ritorno sani e salvi, ma, forse, non hanno ritrovato ciò che avevano lasciato e i riconoscimenti onorifici non hanno potuto riempire il vuoto che si era creato nelle loro vite. Questo è ciò che è successo al valoroso alpino di questa poesia di Raffaele Tosi, che, dopo aver dato tutto per compiere il suo dovere, ritornato a casa non ha più trovato niente. Ci insegni questa poesia che spesso dietro comportamenti sbagliati ed eccessivi si nasconde in realtà solo tanto – troppo - dolore. COLLOQUIO CON L'ALPINO Ricordi, vecchio alpin, la canzoncina del tempo tuo lontano? Quella che dice: - E' nata una bambina con una ro...
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Prima del letargo è il caso di fare delle scorte di provviste e anche qualche bella scorpacciata per prepararsi ad affrontate il lungo inverno nel modo migliore possibile. Lo sa bene questo piccolo riccio, ghiotto di bucce di mela. Speriamo per lui che non faccia brutti incontri o che almeno, in caso di bisogno, trovi qualcuno che abbia pietà di lui e sia disposto ad aiutarlo, come il protagonista di questo racconto di Raffaele Tosi. IL RICCIO Il Cencio era arrivato in paese con un istrice. L'aveva trovato addormentato ai piedi della mulattiera e, a rischio di pungersi le dita, l'aveva portato fin lì. Alzandolo trionfalmente su una mano, fece il suo ingresso nella osteria, dove il maestro del paese stava sorseggiando il solito bicchiere del dopocena, e lo depose sul tavolo con un gesto che voleva significare: “Eh, che cattura ho fatto?”. L'animale, avvoltolato su se stesso, rotolò sul tappeto come una palla. Tesa la mano, l'Angelino si compiacque di tastare le spine dur...
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Il 2 novembre è uno dei giorni più tristi dell'anno. È triste separarsi dalle persone care, è triste pensare a ciò che era e non è più, è triste abbandonare la vita. Ecco perchè Raffaele Tosi dice che la morte va maturata e individua la chiave di questa maturazione nella sofferenza, che aiuta gradualmente a prendere le distanze dalla vita, non già per disprezzo, ma perchè, ridimensionando tanti falsi beni che appiattiscono l'esistenza, ci si possa finalmente aprire a quanto la Morte non annienta, ma semplicemente nasconde. MATURARE LA MORTE Morire, certo, dispiace: nella giovinezza, poi, l'idea della morte suscita addirittura orrore. Solo a chi ha sofferto nella vita al punto da poterla guardare con occhi freddi ed assenti, ed ama più l'Ombra che il sole, il Silenzio più che il canto, la Morte non fa più paura. E direi che sono appunto le delusioni, gli schiaffi morali, i vilipendi alla nostra persona e ai nostri credi che ci preparano ad una morte tranquilla e serena, ...