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Ha suscitato molto scalpore la notizia che lo scrittore Paolo Cognetti avrebbe evocato nel suo ultimo romanzo la Valsesia in maniera cupa e negativa e le parole da lui rilasciate in un'intervista radiofonica hanno offeso molti valsesiani. Noi non vogliamo entrare nel merito della questione perchè non abbiamo letto il libro e nemmeno ascoltato l'intervista, ma prendiamo spunto per presentare la Valsesia con le parole e con gli occhi di Raffaele Tosi che ci è vissuto e l'ha amata visceralmente, non disdegnando di avanzare delle critiche ai suoi abitanti quando riteneva che non fossero all'altezza delle potenzialità della Valle. LA M ÊIA VALÀA Sun gnù l'mund nt' têra – che l'Signor lé banadì; nt'una têra luminosa – cumé n'gran giardin fiurì, cun turrent e creus chi specchiu – la bellessa dal seu ciel, cun muntagni chi fiurissu – stelli alpini n'mess dal gel! Sun nasù nt'una valada – ch'lé da tucc la preferia, ca sa stend ai pei d...
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Nella Giornata per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza di cui cade oggi la ricorrenza, pubblichiamo la poesia che si trova in apertura dei “Canti dell'alba”, raccolta pensata proprio per i bambini. Accogliamo tutti l'invito di Raffaele Tosi a coltivare con amore e sapienza il tenero fiore dell'infanzia, per far sì che un domani – speriamo non lontano - questo nostro mondo martoriato si trasformi in uno splendido giardino, dove nessun bambino debba più soffrire a causa della cattiveria e dell'indifferenza degli adulti. AI GENITORI E AI MAESTRI Date ali all'infanzia! Aprite i cuori e gl'intelletti ai voli del pensiero! Per voi verranno i nuovi scopritori, per voi verran gli apostoli del Vero. Foggiate la plasmabile materia, e siate, nel forgiar, poeti e santi; spaziate in alto, sopra ogni miseria, e ai cuori infonderete estri di canti! Date, e sia linfa, il vostro sangue ardente alle tenere, verdi pianticelle, e le vedrete crescer fierame...
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Leggiamo nell'archivio parrocchiale che « il giorno 8 aprile 1923, nel cantone dei Prati, il Rev.do Don Giovanni Maria Prandina Arciprete di Cervarolo procede alla benedizione della campana dell'oratorio di San Grato imponendole il primitivo nome di “San Grato”. La funzione si è svolta alla presenza del Fabbriciere dell'Oratorio sig. Giuseppe Tosi e del padrino sig. Marco Tosi ». Sono quindi 100 anni che l'attuale campana scandisce il tempo e richiama i fedeli a raccolta, accompagnandoli negli avvenimenti tristi e lieti delle loro vite! Sempre dall'archivio veniamo a sapere che essa fu un dono fatto da Giuseppe Tosi, il quale, ritornato in patria dopo essere stato per lungo tempo a Buenos Aires, volle omaggiarla al suo paese di origine insieme ad un'ampia tettoia per il lavatoio. La campana probabilmente sostituì quella precedente, costata 238,5 lire nel 1825, quando era fabbriciere un altro Giuseppe Tosi. Chissà cosa ricordava Raffaele Tosi di quella cerimonia ...
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2 NOVEMBRE S'adornano le tombe coi fior della tristezza, mentre la nebbia incombe sui monti a mezz'altezza. Un freddo venticello soffia nel Camposanto, dove ogni cuore in pianto prega sopra un avello. Prega: - Pei Morti pace! Prega: - Pei vivi Amor! Di fuori il mondo tace, muoiono l'erbe e i fior.
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Quest'anno l'autunno ha tardato ad arrivare, ma, nel giro di pochi giorni, siamo passati da temperature quasi estive a una nebbia fredda e spessa. Le giornate si accorciano, piove e tutto sembra grigio. Il tempo uggioso e il forte contrasto con la bella stagione terminata da poco e così repentinamente fanno sì che la malinconia prenda il sopravvento, proprio come in questa poesia di Raffaele Tosi. AUTUNNO Cadon le foglie tutte, ad una ad una, spogliando il vecchio albero contorto; solitaria è la via; bellezza alcuna Natura più non ha; par tutto morto. Una canzone di triste malia pare il fruscio delle morte foglie, e un vago senso di malinconia, la terra brulla nel mirar, ci coglie. L'estate ci donava i profumati fiori dei prati, l'olezzanti rose; l'autunno i giorni grigi ci ha portati, ed il ricordo di perdute cose... Così la vita. In gioventù fiorita come l'estate, ed in vecchiaia brulla come l'autunno, quando in cor svanita è ogni speranza, e solo resta......
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Il Martirologio ci ricorda che il 2 ottobre si fa memoria degli Angeli Custodi che, chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, furono anche inviati agli uomini dal Signore, per accompagnarli e assisterli con la loro invisibile ma premurosa presenza. Quanto è consolante sapere non solo che c'è sempre qualcuno al nostro fianco pronto ad assisterci nelle difficoltà, ma anche che Dio, nel suo infinito Amore, considera ognuno di noi al pari di un tesoro prezioso da custodire gelosamente perchè non vada perduto, esattamente come dice Raffaele Tosi in questa brevissima poesia che un po' ricorda la semplice preghiera dell'Angelo di Dio. ALL'ANGELO CUSTODE Angelo bello dalle alucce d'oro che da quando son nato m'accompagni, e su me vegli come su un tesoro a Te affidato dal Bambino Gesù; nella benigna e nell'avversa sorte proteggimi dal male e dal peccato, rendi l'anima mia più pura e forte, e colmala di Fede e di Virtù! ...
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 RICORDO D'AUTUNNO Ottobre... Ed io rammento la nonna che filava, e con flebile accento la storia raccontava di Mago Corcontento mentre, fuori, soffiava, roco e selvaggio, il vento che i tigli sconquassava. Torna l'autunno adesso e lunghe sere apporta, ma non è più lo stesso. Ascolto alla mia porta il vento dir sommesso che la nonnina è morta.
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Oggi per la Valsesia è un giorno molto importante, che sicuramente passerà alla storia: Monsignor Franco Giulio Brambilla ha proclamato la Beata Panacea patrona di tutta la valle. La sua storia, molto simile alla fiaba di Cenerentola, dalla quale però si discosta per il tragico finale, è nota a tutti in zona. Noi abbiamo già parlato in passato del dramma “La Beata Panacea” che Raffaele Tosi compose, insieme a Carlo Marchino, nel 1955 su richiesta dell'editore Majocchi e ne avevamo proposto i cori conclusivi del Primo e del Terzo Atto. Questa volta vogliamo proporre uno stralcio recitato, preso dall'Atto Terzo (Scena II, Scena III e inizio Scena IV), in cui si dà notizia della morte di Panacea e del suicidio della matrigna. SCENA II Marta. (a Rosa, prima che questa possa parlare) Rosa, in nome di Dio, che è accaduto? Rosa. (col pianto nella voce) Panacea... Marta. (attorniata da Silvia, Maria, Annetta, che s'è alzata) Ebbene? Panacea? Parlate Rosa! Dov'è? Rosa. (levando ...
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Oggi è il giorno in cui si ricorda San Grato, patrono del nostro paese di Prati e anche della città di Aosta, di cui è stato il secondo vescovo. La chiesa a lui dedicata nella cittadina valdostana è ormai sconsacrata e adibita a salone per mostre d'arte, quindi le sue reliquie sono state traslate nella cattedrale di Santa Maria Assunta; i festeggiamenti in suo onore sono, però, ancora solenni e importanti e coinvolgono tutta la città con varie manifestazioni, come, ad esempio, il Festival degli Artisti di Strada. In qualche modo gli abitanti dei Prati si sentono uniti a questa cittadina proprio in virtù del santo patrono ed El Raffa le ha dedicato questa poesia in cui esprime il suo disappunto per la decisione di diventare Regione Autonoma a Statuto Speciale, prendendo così le distanza dal resto d'Italia e, di conseguenza, anche dal Piemonte, cui avrebbe potuto sentirsi vicina geograficamente e storicamente. [In foto la facciata della chiesa sconsacrata di San Grato ad Aosta, c...
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SETTEMBRE Ecco Settembre! Matura l'uva sui tralci di già. Tornan gli armenti in pianura, i villeggianti in città. Nei boschi neri le sacche colma di funghi il villan. Splendon sui cigli le bacche, crescono i colchici al pian. Bionde, le prime castagne cadon dagli alberi al suol; sulle romite montagne le nebbie velano il sol. Già qualche foglia si stinge, sembra lì lì per cascar... Lo scolaretto s'accinge alla sua scuola a tornar!
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Quando abbiamo visitato la Mostra sulle guide del Sacro Monte siamo rimasti un po' male. Tra le varie guide poetiche non è stata citato "Il Poema del Golgota", tanto voluto da Padre Manni (in foto). Subito abbiamo pensato ad una poesia, pubblicata su “Musica d'acque”, edito da "La Zagara" di Reggio Calabria nel 1952: “Incendiaria”. Triste presagio o desiderio avverato? INCENDIARIA (A G. Fontana) Chiedo che l'oblio fasci la mia vita, cotesta vita mia, sì tanto amara, randagia come un cane bastonato, triste come la morte. Chiedo che il canto che ho donato venga cancellato persino nel ricordo di chi l'amò, e m'arrida la certezza d'esser solo e ignorato. Chiedo che tanta, tanta neve cada sull'orme dei miei passi, e porti il vento l'eco della mia voce a plaghe ignote, fredde e disabitate. Chiedo che lavi il pianto del mio cuore le colpe che ho commesso, e mai risplenda sul bene che ho compiuto il raggio vivo della riconoscenza. Chiedo che ...
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Sono passati ben 65 anni da quando El Raffa ha scritto questa poesia che già parlava di spopolamento e di avanzata dei lupi e sembra proprio che la situazione si stia evolvendo in questa direzione. Siamo agli ultimi giorni di agosto e il paese è pressochè deserto. Il lavoro, gli impegni, gli svaghi, tutto è una buona motivazione per scendere a valle o andare altrove e così la piazza dei Prati, che fino a qualche anno fa in questo mese era piena di macchine, tanto da avere difficoltà a fare le manovre, è quasi vuota. Ma non è tutto perduto. Domenica c'è stata la festa di San Grato e, nonostante il maltempo del mattino che però al pomeriggio ci ha lasciato lo spazio per un tranquillo e gioioso incanto delle offerte all'aperto, il paese è tornato a risuonare di voci e di passi e tutti sono stati contenti di essere riusciti anche quest'anno a ritrovarsi senza fretta, se pur solo per una manciata di ore, sul muretto del sagrato, perchè in fondo, se questa giornata saltasse, manc...
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Il Sacro Monte, che un po' tutti i valsesiani hanno nel cuore, tanto da aver costruito lungo le strade che convergono a Varallo dei piloni votivi che segnano il primo punto da cui è possibile avvistarlo, colpisce ancora oggi, a distanza di secoli e in un contesto totalmente diverso da quello in cui è stato realizzato, i pellegrini o i semplici turisti che vengono a visitarlo. Fede, arte e natura si intrecciano indissolubilmente e tutto richiama alla preghiera e alla pace: la Basilica che odora di incenso, le cappelle che ci rendono spettatori quasi diretti degli episodi salienti della storia dell'Amore di Dio per l'uomo, la natura che tutto avvolge e racchiude, fondendosi in maniera armoniosa con quanto costruito da mano umana. Chi vi sale ridiscende a valle se non rinnovato almeno rasserenato e porta con sè il ricordo di un luogo fuori dal tempo, dove il Cielo sembra più vicino alla terra. Oggi, che è la solennità della Madonna Assunta, e chi ama il Sacro Monte non può far...
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Resilienza: capacità di subire un urto senza rompersi; in psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Così recita il dizionario per esprimere la particolare capacità di uscire rafforzati dalle situazioni di crisi. E quale pianta può esprimere questo concetto meglio del rovo? Niente riesce a stroncarlo e, viste le sue spine e gli animali pericolosi che trovano asilo tra i suoi viluppi, attira anche il fastidio della gente, che però, in estate, ricerca i suoi frutti golosi. L' RUVÈI Tei maledi pussè che la grameugna cla 'nvad i chemp dla nosta pôvra gent, parchè fra i teui viluip i trovu asilu scurpii, ragn e sarpent. Si ta brusu, ta 'ngrassu; si ta struncu t' rinassi, cumè l'idra, pussè vif; si ta struppu t' rifai milla raisacci, cumè n' cancru catif. E parée t' vivi, curassà da spini, udià dal pôvru, dispressà dal sior, eppura, quand ca vèn la Primavera, anca ti t' dai n' fior....
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IL POEMA DEL GOLGOTA (II parte) Ciò che distingue “Il poema del Golgota” dalle altre guide poetiche è il carattere marcatamente religioso dei sonetti che si concentrano sugli episodi biblici rappresentati senza mai rivolgersi al pellegrino; in questo modo l'opera diventa perfettamente autonoma rispetto al contesto, ma, nello stesso tempo, adempie pienamente al suo compito di guida perchè ogni sonetto è affiancato da una o più fotografie in bianco e nero corredate da didascalie che riportano l'anno di realizzazione, informazioni sugli artisti che vi lavorarono, giudizi estetici e curiosità di vario genere, che istruiscono il pellegrino durante la visita a questa Nova Jerusalem. Nella sezione intitolata “Fiorita mistica” sono invece chiari ed evidenti i riferimenti al Sacro Monte perchè lì sono raccolte 11 poesie, in metriche diverse, dedicate a singoli personaggi delle cappelle o ad altri monumenti, e la “Supplica alla Vergine Assunta”, musicata dall'amico Carlo Marchino, or...
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IL POEMA DEL GOLGOTA (I parte) È in corso nella Biblioteca Civica “Farinone Centa” una mostra dedicata alle guide del Sacro Monte di Varallo. Nel corso dei secoli ne sono state pubblicate tantissime, ma solo quattro di esse sono state composte in poesia. Tra queste ci sono le più antiche descrizioni del Sacro Monte che ci siano pervenute (1514 e 1566), ma, successivamente, bisognerà aspettare gli anni Trenta dell'800 per trovare un'altra guida poetica e, infine, il 1958 quando padre Eugenio Manni, individuò in Raffaele Tosi “il Poeta […] più vicino al mio gusto ed il più vicino, per affezione, al Sacro colle della nostra Varallo” che “può ben scrivere ora una Guida densa e vibrante; egli può trasfondere negli altri qualcosa di bello che è suo”. Nacque così, per esplicita richiesta, “Il Poema del Golgota”, definito da Luciano Bassi “una preziosissima guida ragionata «sui generis» al Sacro Monte di Varallo che, fra tanti che lo visitano e si vantano di conoscerlo, solo pochi elet...
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GIOVINEZZA ED ESTATE Nelle notti silenti d'estate van le coppie, tra i fiori abbracciate, sussurrandosi, ebbre, d'amore, le parole che scendono al cuore. Mentre in cielo la luna sorride ogni cuore la gioia conquide, ed assieme al profum delle viole si disperdon d'amor le parole! Come bella tu sei, giovinezza, che d'amore ci doni l'ebbrezza! Come bella tu sei, bionda estate, coi tuoi fior, le tue messi dorate! Perchè mai non durate in eterno? Perchè a voi sopraggiunge l'inverno?
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Varallo oggi ha salutato una grande persona: l'avvocato Enzo Barbano, insigne storico varallese, mancato all'età di 92 anni. Era amico di El Raffa perchè entrambi avevano una mente aperta ai più svariati interessi, che spaziavano dall'arte alla letteratura, dalla storia alle tradizioni valsesiane, che li portava a ricercare sempre nuovi stimoli culturali e a confrontarsi con altri amici che condividevano le stesse passioni. Andarono insieme a visitare i luoghi in cui visse Gabriele D'Annunzio, celebrato così in un sonetto da Raffaele Tosi in occasione del centenario della nascita. [Fotoricordo della gita al Vittoriale degli Italiani] D'ANNUNZIO (Nel centenario della nascita) Oltre la possa de l'umana gente figge l'Aedo l'artigliato sguardo: gl'inetti dal torpor desta col dardo de la rampogna fiera, aspra, fremente. Crudo dispregio invece ha pel codardo nel silenzio glacial; ma prorompente è l'inno che all'Eroe sacra morente, stroncato in vist...
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CANZONCINA DI LUGLIO Luglio torna, ma che caldo ...Maramaldo! Guai se ancor si andasse a scuola! Ci sarebbe da scoppiare a studiare solamente... una parola! Pei ghiottoni, son mature, sulle alture, le ciliegie e le amarene. Sulle foglie dei mirtilli stanno i grilli, come bimbi su altalene. Caldo è il sol. Ma tra le fronde, più gioconde armonie tesson gli augelli. Tra gli armenti sonaglianti (quanti, quanti!) i pastor cantan stornelli. Ma chi legge con diletto «Pinocchietto» alla fresca ombra del pino? Ah, che invan mi celi il viso! Ti ravviso: quel lettor sei tu, bambino! [In foto un episodio di "Pinocchietto", tratto da "Sant'Antonio e i fanciulli", antenato del celebre "Messaggero dei ragazzi"]
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GIUGNO Con la falce nel pugno, ecco, ritorna giugno. Le zampe ai grilli taglia, covoni fa di paglia, e li lega ben stretti con giunchi giovinetti. Un passero canoro scende sul mare d'oro delle messi falciate e ai chicchi dà beccate. Laggiù, nella palude, con voci irose e crude, gracchian le rane in coro, mentre, sopra il pianoro, Domenico, il fattore, tergendosi il sudore, rivolto al suo castaldo, sbuffa: - Buon Dio, che caldo!