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Il 25 settembre è la giornata mondiale dei sogni. Madre Teresa consigliava di sognare mete impossibili e, se guardiamo a cosa è riuscita a fare, non possiamo che darle ragione. Leonardo da Vinci sognava di volare e ha progettato le prime macchine in grado di sorreggere l'uomo nell'aria. Don Bosco, guidato dai sogni fin dalla più tenera età, vide un oratorio pieno di ragazzi là dove c'era solo un vasto prato e le case salesiane, che erano circa cento al momento della sua morte, sono oggi più di settecento, sparse su tutti i continenti. Raffaele Tosi in questa breve poesia sembra dirci che i sogni possono guidarci molto più in alto di dove potremmo avventurarci facendo affidamento solo sui mezzi a nostra disposizione. E allora lasciamo che i nostri sogni, sospinti dal vento della fantasia, si librino al di sopra delle nubi che spesso ci impediscono di vedere oltre, perchè solo chi è sognatore ed un po' visionario può cambiare il mondo. OGGI UN FILO DI VENTO Oggi un filo d...
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Sera di luna piena. Chi non ha mai subito il fascino della luna e non è rimasto a contemplare il cielo e la notte illuminati dalla sua luce? C'è da perdersi in tanto splendore e, mentre il tempo sembra fermarsi, riaffiorano ricordi vicini e lontani, così vividi da nutrire di nuovo entusiasmo il presente, che, come la notte, ricomincia a brillare, seppur forse solo di luce riflessa. SERE DI LUNA Sere di luna pallide e languenti come volti di vergini malate, che in una luce diafana specchiate sui verdi piani, l'oro dei frumenti, e forte scintillar, nelle vallate, sotto groppo di ponti, i fiumi lenti, inesorabilmente al mar fluenti, ah, quante cose al cuor voi ricordate. La Giovinezza, breve al par d'un giorno, coi suoi sospiri aveva e coi suoi canti la vostra impronta tenera e gentile, sì che in voi basta che mi guardi intorno perchè i sogni rinascano, e gl'incanti d'un ingenuo amore, e torni Aprile.
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Domenica 28 agosto, festa patronale di San Grato ai Prati. Come ogni anno, questa è l'occasione per ritrovarsi tutti insieme, prima nella chiesa addobbata a festa per pregare e poi in piazza seduti sui muretti di pietra riscaldati dal sole per chiacchierare. Una giornata lieta, ma che segna per molti il rientro al lavoro, per tutti il finire dell'estate e così, in qualche modo, scandisce il tempo che passa. Inevitabile notare l'assenza di chi, dopo aver festeggiato tanti San Grato con noi, non è più presente. Ci piace però pensare che, come suggerisce El Raffa in questa poesia, siano tutti lì, non più presenti fisicamente, ma di certo non assenti spiritualmente, in attesa che apriamo la porta per dare inizio alla festa, uniti da un legame che varca i limiti del tempo. LA CHIESA CHIUSA La bianca chiesa che mi accolse bimbo non ha più incanti come ai giorni chiari. Deserta tace: e sembra, la sua porta, un ciglio chiuso sopra un pianto amaro. La fonte sola, sul piazzale, cont...
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Il 15 agosto è la festa dell'Assunzione di Maria. Nella Basilica del Sacro Monte di Varallo la Madonna è rappresentata nei due momenti che hanno segnato la fine della Sua vita terrena: alzando lo sguardo, già rivolti verso il Cielo, possiamo ammirarla alla sommità della splendida cupola da dove, attorniata dagli angeli, veglia su di noi; scesi invece nello scurolo possiamo sentirla forse più vicina nel nostro cammino sulla Terra, avvicinandoci a Lei per contemplarla mentre dorme alla stessa altezza dei nostri occhi. Una Madre che non a caso in Paradiso è incoronata Regina non solo del Cielo ma anche della Terra, perchè non c'è nulla che possa allontanarla dai suoi figli. Anche Raffaele Tosi in questa poesia quasi a conclusione del “Poema del Golgota” rivolge al pellegrino l'invito di scendere nello scurolo per sostare lì con Lei in preghiera. [Nella prima foto la statua della Madonna Dormiente, nella seconda una curiosità: i Padri Missionari della Consolata fecero scolpire ...
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VARALLO Varallo, il sole che ti bacia in fronte e dei tuoi fiumi in chiare acque risplende, sul cavallo dei secoli discende santificato a te dal Sacro Monte. D'alti fastigi e di sventure orrende glorie ei conosce, e orror, da antica fonte. Su l'armi delle tue falangi, pronte contro Cesare Maggi, un lampo accende. Rivolo d'or, dilaga ai pian feraci, ride agli erbosi cigli, umidi e puri come occhi in pianto; passa, onda di baci, sul tuo silenzio, e va a morir sui duri gioghi dei monti in mezzo a cui tu giaci, bella, in attesa dei destin futuri. (In foto il busto di Cesare Maggi, nella cappella che si trova lungo la salita del Sacro Monte)
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IL PESCATORE Dal fiume sulla sponda il pescator discende, e dov'è più profonda l'acqua, la canna stende. E pesca che ti pesca con paziente attesa, morde una trota all'esca, e quella trota è presa! Egli sull'amo in fretta infilza una farfalla, e dopo mezz'oretta tira un bel pesce a galla. E pesca e pesca e pesca... Il sole ormai scompare... Già l'aria si fa fresca... È l'ora di tornare! Scende la sera bruna... Suona l'Ave Maria... Egli torna, e la luna gl'illumina la via...
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Farfalletta campagnola, tic e tuc e toc e tà! dalle alucce color sole, tic e tuc e toc e tà! che svolazzi tutta sola, tic e tuc e toc e tà! tra l'erbetta e le viole, e ti posi or qui ed or là; da ciascun tu sei gradita, tic e tuc e toc e tà! Ti dà asil la margherita, da altalena un fior ti fa! Poi t'innalzi, e l'ala ardita sbatti... E tic e tuc e tà! Tutta danze è la tua vita! Oh, che gran felicità! [da “I canti dell'alba”]
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La più bella bandiera che ci sia è la bandiera dell'Italia mia. In essa il verde c'è di tutti i piani, il fuoco rosso rosso dei vulcani, il bianco intatto delle vette algenti che sol scompiglia il turbine dei venti. Nei giorni della gioia e del dolore è simbolo di Fede e ardente amore. È la bandiera dell'Italia mia: la più bella bandiera che ci sia!
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LE ROSE DELL'INFANZIA I primi fiori spuntavano sui margini dei sentieri e sulle rive dei fossi, e noi, nel recarci alla scuola, ne coglievamo tanti da empircene le braccia. Fiori d'ogni sorta e colore: dalle sbiadite primule alle celesti mammolette, dalle bianche margherite ai gialli, vaporosi narcisi. Giunti ch'eravamo in classe, li offrivamo all'insegnante, la quale, dopo averli riuniti con un sottile filo di spago, li poneva nei vasi, e li poneva in bella mostra su la cattedra. Quei fiori erano la nostra gioia, il nostro orgoglio di bimbi. Con essi usavamo anche adornare le inferriate delle finestre della chiesuola nostra, e, più tardi, nelle belle sere del mese di Maria, l'Altarino, da cui la Vergine sorrideva ai fedeli. Devo però confessare che, allora, non ci accontentavamo più degli umili fiorelli dei prati, e spesso, approfittando dell'assenza della vecchia Ianin, entravamo nel suo orticello a spiccarne, vandali impenitenti, le rose. Spesso ella ci sorpr...
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MADRE Madre è colei che ti ravvolge in fasce dopo averti del sangue suo dotato, che con la linfa del suo cuor ti pasce e t'ama d'un affetto illimitato. Madre è colei che i falli tuoi perdona e per te vive il suo destino santo; l'angelo che mai chiede e sempre dona, e ride al tuo gioir, piange al tuo pianto. Madre è colei che al fianco ti cammina per cosparger di rose la tua via e toglierne ogni sasso ed ogni spina in serena umiltà, vigile e pia. Madre è colei che se ti scopre ingrato soffre in silenzio, e non ti fa del male, ma t'accoglie sul cuore se sei malato o ti veglia, pregando, al capezzale. Madre è colei che è sol bontà infinita, fiamma d'amore in puro spirto anelo, la gentile che ti sacra la sua vita, e, morta, veglia ancor su te dal Cielo. [da "La Valsesia", maggio 1956]
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È arrivato maggio e, come ogni anno, stanno fiorendo i primi mughetti.... Mughetti, che sbocciate, bianchi, sul verde prato, e all'anime odorate nel Maggio profumato, quanto di giovinezza sapete, di candore, e come in allegrezza vibra, al mirarvi, il cuore! Che importa se domani sfioriti al suol cadrete, od in fredde ceramiche pallidi languirete? Oggi voi ci donate il vostro bel sorriso, che ci rallegra l'anima e rasserena il viso. V'amo, perchè il bel simbolo siete del casto amore, e solo vi può cogliere in purità di cuore un timido, un asceta, un fanciullo, un poeta.
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È primavera! Già da qualche settimana la natura si sta risvegliando e ovunque nei prati si vedono spuntare piccoli e coloratissimi fiori, che danno un tocco di vivacità ai prati secchi e provati dalla lunga siccità. La primavera ha il volto d'un bambino nei dì di festa; un bambino dai riccioli d'oro, vestito a nuovo, con tanta luce in cuore e dentro agli occhi; un fiore di bambino che folleggia, scherzoso e tutto vita, ignaro d'invecchiare ad ogni dì che passa: per morire.
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8 marzo, Giornata Internazionale della Donna. Vogliamo, con questa simpatica poesia di El Raffa, ricordare il duro lavoro che ogni giorno dovevano sobbarcarsi le donne valsesiane per portare avanti la casa e la famiglia, poco festeggiate e più abituate ad ammucchiar legna che a ricevere mimose, ma sicuramente fondamentali! LA GIURNAA DLA VALSESIANA Intervista... semiseria concessa dla Maria Balicca dal Creus al nostro inviato El Raffa Gnivi pura, gnivi, Raffa! V'aspiceva quasi più! Gnivi a bevnu na caraffa! Sei al prim ca riva su! Voi sèi nutta vun ca l' banfa! Sèi dla Vall, tant cumè l' Zanfa clè mandavi fin su qui! Sèi gnù vugghi la Maria par buttèla sal giurnal? Disè pura, n' puisia, ca s' la passa piuttòst mal! Ma satèvi riva mi! Tirè su l' cù dla priéra! Sun mia vuna d' giù da lì d' vegghi pòra a sa manèra! Bavè stiss... Lè vin liger, par pueti e par barlicch... Tucchè su cun mi l' bicier, e scutè ciu chi va dicch... *** Tutti l' matin, bun...
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CARNEVALE Finalmente, dopo due anni di pandemia, quest'anno è ritornato il Carnevale! Il profumo della paniccia si è nuovamente diffuso nell'aria, i coriandoli hanno riempito le strade e i costumi colorati dei bambini hanno colorato paesi e città. Forse non sono più tanto diffuse le maschere della tradizione, ma l'allegria è sempre la stessa, uguale a quella cantata da Raffaele Tosi in questa filastrocca, pubblicata sui “Canti dell'alba”, e musicata dal maestro Carlo Marchino. Quante maschere gioconde per le piazze e per le strade! Bocche a forno e teste tonde, nasi a punta e teste quadre. Colombina e Meneghino, Pulcinella e Balanzon, Sor Brighella ed Arlecchino dal vestito a quadretton. E Gianduia col baston! RIT: Sono le maschere di Carnevale che fanno ridere vecchi e ragazzi, con gesti comici, con mille lazzi: sono i pupazzi di Carneval!
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Questa sera va in onda la finale del Festival di Sanremo. L'edizione di 55 anni fa è passata alla storia per il fatto più tragico che si potesse verificare: uno dei cantanti in gara, Luigi Tenco, dopo aver cantato insieme a Dalida “Ciao amore ciao”, si suicidò. Il mondo della musica restò sconvolto, l'Italia intera lo pianse. Un anno dopo il Club “Luigi Tenco” di Venezia diede alle stampe un libretto per rendere omaggio alla sua memoria e venne inserita anche una mesta poesia di Raffaele Tosi, precedentemente uscita su “Settimana TV”. L'ORA (IN MORTE DI LUIGI TENCO) Si lotta. La vita chiede. Ogni giorno una stilla ti abbevera di fiele. E tu sorridi; amaro. E non sa il mondo che il tuo sorriso è pianto. Stilla su stilla, il calice si colma. E tu maturi lento alla tua morte, cantando, come canta l'usignolo che non vede il fucile. Sei già spento nel cuore, eppure gli occhi hanno brilli di vita. Gioventù illude a volte quando l'illusione è già straccio buttato, banderuo...
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OBBEDIENTI ALLA STELLA Andavano i Re Magi – erano tre nella notte splendente – a offrir l'incenso, l'oro e la mirra, insieme, al Re dei re. E videro d'un tratto una capanna dalle finestre aperte al vento e al gelo e udiron di Maria la ninna-nanna. Entrarono, deposero i lor doni, poi, piegati i ginocchi, ad adorare ristettero, così taciti e buoni. Sulla capanna, una stellina d'oro pioveva una luce tremula ed incerta. Cantavano al Signor gli Angeli, in coro, un inno dolce, nella notte aperta.
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Il 4 gennaio del 1968 moriva Carlo Marchino, apprezzatissimo organista del Sacro Monte e dotato maestro di musica. Fu un profondo dolore per la Valsesia. Ancora l'ultimo Natale, pochi giorni prima, aveva fatto l'enorme sforzo di accompagnare la Messa in Basilica, fedele fino alla fine all'ideale di servire il Signore con la sua musica. Era una persona di grande modestia, tanto che Padre Eugenio Manni scrisse “che essa era una ben distinta virtù nativa per quell'animo che quasi voleva ignorare di valere tanto. La modestia dunque ebbe bisogno qualche volta dello stimolo da parte dell'incomparabile suo amico Raffaele Tosi, cui pure pulsava in cuore una dolce passione, quella del verso. Nacque così un felicissimo binomio; ebbe avvio un lavoro a due, una fusione di energie che a vicenda si donavano sprone e complemento, quindi insieme sospingevano al successo”. Tante furono le collaborazioni tra i due artisti, da singole canzoni a interi drammi. El Raffa lo volle salutar...
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COSI' LO HANNO RICORDATO.... «Passa saettando la folgore e trancia sul clive il robusto pino. […] Ma più ferigna e atroce scende sull'umanità la spietata falce della morte. […] E questa volta falciò e tolse da quei poetici pascoli ancora ascosi il cuore nobile e sublime dell'amato e amico Raffele Tosi» (Vulaiga – Corriere Valsesiano, 14/01/1977) «È l'alba di un anno nuovo, e la campana della chiesetta di Cervarolo lo annuncia con un suono che non è il suo; ai Prati, quella frazioncina formata da un pugno di case e la cui ricchezza è solo nella generosità della natura circostante, si è vissuto un istante muto: è morto il trovatore di quella natura, di quella semplicità, di quella valsesianissima umiltà; è morto un poeta: Raffaele Tosi, quell'uomo-poesia che ha cantato il sembiante della Valsesia e della sua gente per molti anni. “El Raffa” lo chiamavano, attribuendogli, con quel simpatico storpiare il suo nome, la parvenza di un personaggio diverso, distinti fra i ta...