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Oggi, al culmine di una serie di eventi organizzati per celebrare il centenario della seziona ANA Valsesiana, è arrivata a Varallo la fanfara della sezione Cadore. Gli alpini hanno portato tante vittorie all'Italia, ma quanti sacrifici hanno sopportato per contribuire al bene comune! Molti sono morti, altri hanno riportato terribili ferite, altri ancora han fatto ritorno sani e salvi, ma, forse, non hanno ritrovato ciò che avevano lasciato e i riconoscimenti onorifici non hanno potuto riempire il vuoto che si era creato nelle loro vite. Questo è ciò che è successo al valoroso alpino di questa poesia di Raffaele Tosi, che, dopo aver dato tutto per compiere il suo dovere, ritornato a casa non ha più trovato niente. Ci insegni questa poesia che spesso dietro comportamenti sbagliati ed eccessivi si nasconde in realtà solo tanto – troppo - dolore. COLLOQUIO CON L'ALPINO Ricordi, vecchio alpin, la canzoncina del tempo tuo lontano? Quella che dice: - E' nata una bambina con una ro...
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Prima del letargo è il caso di fare delle scorte di provviste e anche qualche bella scorpacciata per prepararsi ad affrontate il lungo inverno nel modo migliore possibile. Lo sa bene questo piccolo riccio, ghiotto di bucce di mela. Speriamo per lui che non faccia brutti incontri o che almeno, in caso di bisogno, trovi qualcuno che abbia pietà di lui e sia disposto ad aiutarlo, come il protagonista di questo racconto di Raffaele Tosi. IL RICCIO Il Cencio era arrivato in paese con un istrice. L'aveva trovato addormentato ai piedi della mulattiera e, a rischio di pungersi le dita, l'aveva portato fin lì. Alzandolo trionfalmente su una mano, fece il suo ingresso nella osteria, dove il maestro del paese stava sorseggiando il solito bicchiere del dopocena, e lo depose sul tavolo con un gesto che voleva significare: “Eh, che cattura ho fatto?”. L'animale, avvoltolato su se stesso, rotolò sul tappeto come una palla. Tesa la mano, l'Angelino si compiacque di tastare le spine dur...
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Il 2 novembre è uno dei giorni più tristi dell'anno. È triste separarsi dalle persone care, è triste pensare a ciò che era e non è più, è triste abbandonare la vita. Ecco perchè Raffaele Tosi dice che la morte va maturata e individua la chiave di questa maturazione nella sofferenza, che aiuta gradualmente a prendere le distanze dalla vita, non già per disprezzo, ma perchè, ridimensionando tanti falsi beni che appiattiscono l'esistenza, ci si possa finalmente aprire a quanto la Morte non annienta, ma semplicemente nasconde. MATURARE LA MORTE Morire, certo, dispiace: nella giovinezza, poi, l'idea della morte suscita addirittura orrore. Solo a chi ha sofferto nella vita al punto da poterla guardare con occhi freddi ed assenti, ed ama più l'Ombra che il sole, il Silenzio più che il canto, la Morte non fa più paura. E direi che sono appunto le delusioni, gli schiaffi morali, i vilipendi alla nostra persona e ai nostri credi che ci preparano ad una morte tranquilla e serena, ...
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Oggi è una tipica giornata autunnale: piove, l'aria è grigia e uggiosa e la natura sembra ferma e addormentata. Fino a due giorni fa, invece, c'era un bel sole, caldo e luminoso. Se però le stagioni si rincorrono per alternarsi senza sosta, lasciando solo momentaneamente il posto l'una all'altra, la vita passa inesorabilmente, consumando giorni di cui resta solo il ricordo offuscato dal velo del tempo. AUTUNNALE Melanconia di crepuscoli, fasciati di nebbia, sul flottìo molle dell'acqua che rispecchia tremuli spettri. Silenzi profondi, rotti soltanto dal latrar dei cani, dei cacciatori, sospiri di foglie sperdute che si rincorrono, stanche, sui colchici freddi, sotto pallidi cieli senza voli, nel pianto dei salici, curvi come spose in gramaglie. L'estate è passata in un soffio ardente: come la vita. L'autunno ci lascia i suoi frutti con rassegnata tristezza, come il cuore ci lascia i ricordi. Un po' d'uva, qualche noce, due castagne, un crisantemo per...
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Il 25 settembre è la giornata mondiale dei sogni. Madre Teresa consigliava di sognare mete impossibili e, se guardiamo a cosa è riuscita a fare, non possiamo che darle ragione. Leonardo da Vinci sognava di volare e ha progettato le prime macchine in grado di sorreggere l'uomo nell'aria. Don Bosco, guidato dai sogni fin dalla più tenera età, vide un oratorio pieno di ragazzi là dove c'era solo un vasto prato e le case salesiane, che erano circa cento al momento della sua morte, sono oggi più di settecento, sparse su tutti i continenti. Raffaele Tosi in questa breve poesia sembra dirci che i sogni possono guidarci molto più in alto di dove potremmo avventurarci facendo affidamento solo sui mezzi a nostra disposizione. E allora lasciamo che i nostri sogni, sospinti dal vento della fantasia, si librino al di sopra delle nubi che spesso ci impediscono di vedere oltre, perchè solo chi è sognatore ed un po' visionario può cambiare il mondo. OGGI UN FILO DI VENTO Oggi un filo d...
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Sera di luna piena. Chi non ha mai subito il fascino della luna e non è rimasto a contemplare il cielo e la notte illuminati dalla sua luce? C'è da perdersi in tanto splendore e, mentre il tempo sembra fermarsi, riaffiorano ricordi vicini e lontani, così vividi da nutrire di nuovo entusiasmo il presente, che, come la notte, ricomincia a brillare, seppur forse solo di luce riflessa. SERE DI LUNA Sere di luna pallide e languenti come volti di vergini malate, che in una luce diafana specchiate sui verdi piani, l'oro dei frumenti, e forte scintillar, nelle vallate, sotto groppo di ponti, i fiumi lenti, inesorabilmente al mar fluenti, ah, quante cose al cuor voi ricordate. La Giovinezza, breve al par d'un giorno, coi suoi sospiri aveva e coi suoi canti la vostra impronta tenera e gentile, sì che in voi basta che mi guardi intorno perchè i sogni rinascano, e gl'incanti d'un ingenuo amore, e torni Aprile.
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Domenica 28 agosto, festa patronale di San Grato ai Prati. Come ogni anno, questa è l'occasione per ritrovarsi tutti insieme, prima nella chiesa addobbata a festa per pregare e poi in piazza seduti sui muretti di pietra riscaldati dal sole per chiacchierare. Una giornata lieta, ma che segna per molti il rientro al lavoro, per tutti il finire dell'estate e così, in qualche modo, scandisce il tempo che passa. Inevitabile notare l'assenza di chi, dopo aver festeggiato tanti San Grato con noi, non è più presente. Ci piace però pensare che, come suggerisce El Raffa in questa poesia, siano tutti lì, non più presenti fisicamente, ma di certo non assenti spiritualmente, in attesa che apriamo la porta per dare inizio alla festa, uniti da un legame che varca i limiti del tempo. LA CHIESA CHIUSA La bianca chiesa che mi accolse bimbo non ha più incanti come ai giorni chiari. Deserta tace: e sembra, la sua porta, un ciglio chiuso sopra un pianto amaro. La fonte sola, sul piazzale, cont...
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Il 15 agosto è la festa dell'Assunzione di Maria. Nella Basilica del Sacro Monte di Varallo la Madonna è rappresentata nei due momenti che hanno segnato la fine della Sua vita terrena: alzando lo sguardo, già rivolti verso il Cielo, possiamo ammirarla alla sommità della splendida cupola da dove, attorniata dagli angeli, veglia su di noi; scesi invece nello scurolo possiamo sentirla forse più vicina nel nostro cammino sulla Terra, avvicinandoci a Lei per contemplarla mentre dorme alla stessa altezza dei nostri occhi. Una Madre che non a caso in Paradiso è incoronata Regina non solo del Cielo ma anche della Terra, perchè non c'è nulla che possa allontanarla dai suoi figli. Anche Raffaele Tosi in questa poesia quasi a conclusione del “Poema del Golgota” rivolge al pellegrino l'invito di scendere nello scurolo per sostare lì con Lei in preghiera. [Nella prima foto la statua della Madonna Dormiente, nella seconda una curiosità: i Padri Missionari della Consolata fecero scolpire ...
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VARALLO Varallo, il sole che ti bacia in fronte e dei tuoi fiumi in chiare acque risplende, sul cavallo dei secoli discende santificato a te dal Sacro Monte. D'alti fastigi e di sventure orrende glorie ei conosce, e orror, da antica fonte. Su l'armi delle tue falangi, pronte contro Cesare Maggi, un lampo accende. Rivolo d'or, dilaga ai pian feraci, ride agli erbosi cigli, umidi e puri come occhi in pianto; passa, onda di baci, sul tuo silenzio, e va a morir sui duri gioghi dei monti in mezzo a cui tu giaci, bella, in attesa dei destin futuri. (In foto il busto di Cesare Maggi, nella cappella che si trova lungo la salita del Sacro Monte)
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IL PESCATORE Dal fiume sulla sponda il pescator discende, e dov'è più profonda l'acqua, la canna stende. E pesca che ti pesca con paziente attesa, morde una trota all'esca, e quella trota è presa! Egli sull'amo in fretta infilza una farfalla, e dopo mezz'oretta tira un bel pesce a galla. E pesca e pesca e pesca... Il sole ormai scompare... Già l'aria si fa fresca... È l'ora di tornare! Scende la sera bruna... Suona l'Ave Maria... Egli torna, e la luna gl'illumina la via...
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Farfalletta campagnola, tic e tuc e toc e tà! dalle alucce color sole, tic e tuc e toc e tà! che svolazzi tutta sola, tic e tuc e toc e tà! tra l'erbetta e le viole, e ti posi or qui ed or là; da ciascun tu sei gradita, tic e tuc e toc e tà! Ti dà asil la margherita, da altalena un fior ti fa! Poi t'innalzi, e l'ala ardita sbatti... E tic e tuc e tà! Tutta danze è la tua vita! Oh, che gran felicità! [da “I canti dell'alba”]
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La più bella bandiera che ci sia è la bandiera dell'Italia mia. In essa il verde c'è di tutti i piani, il fuoco rosso rosso dei vulcani, il bianco intatto delle vette algenti che sol scompiglia il turbine dei venti. Nei giorni della gioia e del dolore è simbolo di Fede e ardente amore. È la bandiera dell'Italia mia: la più bella bandiera che ci sia!
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LE ROSE DELL'INFANZIA I primi fiori spuntavano sui margini dei sentieri e sulle rive dei fossi, e noi, nel recarci alla scuola, ne coglievamo tanti da empircene le braccia. Fiori d'ogni sorta e colore: dalle sbiadite primule alle celesti mammolette, dalle bianche margherite ai gialli, vaporosi narcisi. Giunti ch'eravamo in classe, li offrivamo all'insegnante, la quale, dopo averli riuniti con un sottile filo di spago, li poneva nei vasi, e li poneva in bella mostra su la cattedra. Quei fiori erano la nostra gioia, il nostro orgoglio di bimbi. Con essi usavamo anche adornare le inferriate delle finestre della chiesuola nostra, e, più tardi, nelle belle sere del mese di Maria, l'Altarino, da cui la Vergine sorrideva ai fedeli. Devo però confessare che, allora, non ci accontentavamo più degli umili fiorelli dei prati, e spesso, approfittando dell'assenza della vecchia Ianin, entravamo nel suo orticello a spiccarne, vandali impenitenti, le rose. Spesso ella ci sorpr...
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MADRE Madre è colei che ti ravvolge in fasce dopo averti del sangue suo dotato, che con la linfa del suo cuor ti pasce e t'ama d'un affetto illimitato. Madre è colei che i falli tuoi perdona e per te vive il suo destino santo; l'angelo che mai chiede e sempre dona, e ride al tuo gioir, piange al tuo pianto. Madre è colei che al fianco ti cammina per cosparger di rose la tua via e toglierne ogni sasso ed ogni spina in serena umiltà, vigile e pia. Madre è colei che se ti scopre ingrato soffre in silenzio, e non ti fa del male, ma t'accoglie sul cuore se sei malato o ti veglia, pregando, al capezzale. Madre è colei che è sol bontà infinita, fiamma d'amore in puro spirto anelo, la gentile che ti sacra la sua vita, e, morta, veglia ancor su te dal Cielo. [da "La Valsesia", maggio 1956]
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È arrivato maggio e, come ogni anno, stanno fiorendo i primi mughetti.... Mughetti, che sbocciate, bianchi, sul verde prato, e all'anime odorate nel Maggio profumato, quanto di giovinezza sapete, di candore, e come in allegrezza vibra, al mirarvi, il cuore! Che importa se domani sfioriti al suol cadrete, od in fredde ceramiche pallidi languirete? Oggi voi ci donate il vostro bel sorriso, che ci rallegra l'anima e rasserena il viso. V'amo, perchè il bel simbolo siete del casto amore, e solo vi può cogliere in purità di cuore un timido, un asceta, un fanciullo, un poeta.
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È primavera! Già da qualche settimana la natura si sta risvegliando e ovunque nei prati si vedono spuntare piccoli e coloratissimi fiori, che danno un tocco di vivacità ai prati secchi e provati dalla lunga siccità. La primavera ha il volto d'un bambino nei dì di festa; un bambino dai riccioli d'oro, vestito a nuovo, con tanta luce in cuore e dentro agli occhi; un fiore di bambino che folleggia, scherzoso e tutto vita, ignaro d'invecchiare ad ogni dì che passa: per morire.
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8 marzo, Giornata Internazionale della Donna. Vogliamo, con questa simpatica poesia di El Raffa, ricordare il duro lavoro che ogni giorno dovevano sobbarcarsi le donne valsesiane per portare avanti la casa e la famiglia, poco festeggiate e più abituate ad ammucchiar legna che a ricevere mimose, ma sicuramente fondamentali! LA GIURNAA DLA VALSESIANA Intervista... semiseria concessa dla Maria Balicca dal Creus al nostro inviato El Raffa Gnivi pura, gnivi, Raffa! V'aspiceva quasi più! Gnivi a bevnu na caraffa! Sei al prim ca riva su! Voi sèi nutta vun ca l' banfa! Sèi dla Vall, tant cumè l' Zanfa clè mandavi fin su qui! Sèi gnù vugghi la Maria par buttèla sal giurnal? Disè pura, n' puisia, ca s' la passa piuttòst mal! Ma satèvi riva mi! Tirè su l' cù dla priéra! Sun mia vuna d' giù da lì d' vegghi pòra a sa manèra! Bavè stiss... Lè vin liger, par pueti e par barlicch... Tucchè su cun mi l' bicier, e scutè ciu chi va dicch... *** Tutti l' matin, bun...