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COLLANA DI PERLE - INDOVINELLO è una bianca, breve torcia: più si tira più s'accorcia. [soluzione del 12 febbraio: la mano]
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Oggi è la festa del gatto, animale proverbialmente dotato di sette vite ed è proprio questo il motivo per cui si festeggia il 17: nella tradizione dei Paesi nordici il numero 17 indica vivere una vita per sette volte. Nell'Antico Egitto erano considerati animali sacri, con il delicato compito di guidare gli esseri umani dell'Aldilà, per il comportamento ambivalente che li contraddistingue: fedele aiuto contro i topi, ma anche lesto ladruncolo di bocconi prelibati, a volte sornione, altre scattante predatore, il gatto da sempre è stato un affettuoso e giocherellone compagno di bambini e anziani, spesso divertiti, ma talvolta anche infastiditi dalle sue marachelle, come la vecchietta di questa poesia di Raffaele Tosi. IL MIO MICINO Col gomitol della lana gioca sempre il mio micino; lo rincorre, lo dipana, poi lo arruffa pian pianino. Quando giunge col bastone la nonnina costernata, lesto infila il birbaccione la finestra spalancata. [No, non ci vedete doppio: i ...
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E anche quest'anno siamo arrivati al Martedì Grasso ed è ora di salutare il Marcantonio e la Cecca, sovrani per un giorno di un regno di cartone, come dice El Raffa in questa poesia. Essi continueranno però a guardarci dai murales di via Fiume, fin quando sarà il momento di vederli nuovamente scendere per le strade, avvolti dai coriandoli e dal profumo della paniccia, pronti a impegnarsi per rispondere alla richiesta che ogni suddito rivolge loro quando canta l'Inno a Marcantonio Carlavèe: “Fa' che regni il buon umore, l'abbondanza e l'allegria, fa' che palpiti nel cuore la concordia e l'armonia”! Carlavèe Carlavèe lè torna qui, veggiu ludru sbrindellà, ma s' pò dì clè riverì pussè 'ncòo d'un deputà. A l' gà pena ma n' dì d' gloria e l' seu regnu l'è d' cartun, ma però l' passa nt'la storia d' tutta quanta la nasiun. Tenc vigioit che durant l'ann jan facc sempri ma cilecca ntl'uccasiun che...
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COLLANA DI PERLE - INDOVINELLO C'è una mamma che lavora senza posa tutto il giorno: cinque figli ha sempre intorno che l'aiutan a ogni ora. [soluzione del 29 gennaio: la lumaca]
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Queste tre rose, alle quali è bastato un tiepido raggio di sole quasi primaverile per aprirsi dopo aver resistito al freddo dell'inverno, sono molto simili a quelle di questa poesia di Raffaele Tosi e ci ricordano che felice è chi sa sognare piccole cose ed è capace di assaporarle fino in fondo. LE TRE ROSE Miracolo di un raggio del caldo sol di Maggio, vermiglie, vellutate, ne l'angolo de l'orto eran sbocciate tre rose belle, che scuotendo tutt'e tre la testa su lo stelo, si voller confidar l'intimo anelo. - Vorrei – la prima disse, che un Mago mi rapisse, e dove ognun potesse mirarmi, in bella mostra mi mettesse. - Ed io – fe' la seconda, vorrei fresca e gioconda, spiccare sopra il nimbo dorato dei bei riccioli d'un bimbo. - Sorelle, più modesto del vostro, è il mio desire - disse la terza – è questo: qui sono nata e qui voglio morire!
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COLLANA DI PERLE - INDOVINELLO Con la casetta sopra la schiena su per i muri, sui cigli va: non ha mai fretta, non ha mai lena: come si chiama chi dir mi sa? [soluzione del 15 gennaio: Chicchirichì]
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COLLANA DI PERLE - LA FILASTROCCA DEL CHE-CHI - Filastrocca del Che-Chi! Chi c'è mai che canta qui? - Qui c'è Chicco con la Checca che chi sa che cosa becca! - E qui dietro, chi c'è, chi? - Il signor xxxxxxxxxxxx! [soluzione del 2 gennaio: L'idea unica con le parole, CIO È UNA “COLLANA DI PERLE”]
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In questo giorno, nel ricordo che sempre ci accompagna, ti ringraziamo per i valori che hai cercato di inculcare nelle nostre vite. (3 gennaio 1977 - 3 gennaio 2024) IL FIORE DEL RICORDO Il poeta che aveva amato tanto i fiori in vita, quando venne a morte, per ironia suprema della sorte senza un fiore fu portato al Camposanto. E, poiché erede non avea nessuno, nessuno si curò della sua fossa: giacque in oblìo sotto la terra smossa, sotto la neve dell'inverno bruno. Ma l'Aprile, tornando, ricordò quell'umil ch'era stato il suo cantore: con un raggio la fossa ne baciò, ed ai suoi piè fece sbocciare un fiore.
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L'IDEA UNICA CON LE PAROLE, XXXX XXX “XXXXXXX XX XXXXX” Quest'anno abbiamo avuto l'idea di creare un appuntamento con scadenza quindicinale, per ripescare i giochi di parole pubblicati da Raffaele Tosi sui “Canti dell'alba” e sulla “Gazzetta enigmistica”. Troverete indovinelli, rebus, sciarade, quadrati magici... insomma, ci divertiremo un po' con le parole e starà a voi trovare le soluzioni. Per sapere come si chiamerà questa rubrica, che, per fornirvi un indizio, sarà come una sequenza di piccole chicche, risolvete l'anagramma nel titolo. Nel frattempo, per dare il via al tutto, ecco una divertente filastrocca, basata proprio sui giochi di parole. LE....TROVATE DI TONTOLINA Tontolina, la stupida bambina, ha un cervellino – ohimè! - proprio di struzzo! Per essa il merlo è padre del merluzzo e il pulcino è una pulce piccolina! La torre è la figlia del torrone, un piccolo acquazzone e un acquarello, la cartuccia è un ritaglio del cartello, e la canna è...
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Auguri a tutti per un felice e sereno 2024! PER CAPODANNO Poichè vi trovo, per l'anno nuovo raccolti qui, v'auguro, amici, cento felici di questi dì. Che per cent'anni bando agli affanni possiate dar, e pel Duemila possiate in fila con me brindar! Pei dì trascorsi senza rimorsi giusto è gioir! Or, con cuor pio, preghiamo Dio per l'avvenir!
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Con i nostri migliori auguri, affinchè davvero la nascita di Gesù Bambino riscaldi i cuori di tutti. Buon Natale! NOTTE DI NATALE Oscura la notte, deserta la via. Nel cielo non brilla una stella. Se ascolti, nel grande silenzio, che odi? Stormire gli abeti, lontano, a ridosso del bosco. È fredda la terra. Nell'aria vapora il respiro. Le fonti distillan ghiaccioli. Ma nasce, stanotte, il Signore, e avverte, ciascuno, un senso di caldo. Nel cuore.
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INVERNO Guarda, l'inverno è qui: silente e lieve, su la campagna infreddolita e stanca, scende in soffici bioccoli la neve, e la ricopre di una coltre bianca. Triste retaggio de l'autunno spento migran le nebbie nel pesante cielo: pigola un tordo in voce di lamento, mica cercando, ed un riparo al gelo. Rossastri, i tralci de le viti spoglie pendon da le corrose, umide mura: ove han lasciato i pampini e le foglie dei lieti dì de la vendemmia? Tutto è silenzio: solo, a fondo valle, s'avverte, a tratti, il sistro del pastore, ma gli armenti son chiusi entro le stalle dove le vecchie filano, al tepore. Muto, la pipa tra i denti serrati, il nonno guarda i campi addormentati.
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Ha suscitato molto scalpore la notizia che lo scrittore Paolo Cognetti avrebbe evocato nel suo ultimo romanzo la Valsesia in maniera cupa e negativa e le parole da lui rilasciate in un'intervista radiofonica hanno offeso molti valsesiani. Noi non vogliamo entrare nel merito della questione perchè non abbiamo letto il libro e nemmeno ascoltato l'intervista, ma prendiamo spunto per presentare la Valsesia con le parole e con gli occhi di Raffaele Tosi che ci è vissuto e l'ha amata visceralmente, non disdegnando di avanzare delle critiche ai suoi abitanti quando riteneva che non fossero all'altezza delle potenzialità della Valle. LA M ÊIA VALÀA Sun gnù l'mund nt' têra – che l'Signor lé banadì; nt'una têra luminosa – cumé n'gran giardin fiurì, cun turrent e creus chi specchiu – la bellessa dal seu ciel, cun muntagni chi fiurissu – stelli alpini n'mess dal gel! Sun nasù nt'una valada – ch'lé da tucc la preferia, ca sa stend ai pei d...
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Nella Giornata per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza di cui cade oggi la ricorrenza, pubblichiamo la poesia che si trova in apertura dei “Canti dell'alba”, raccolta pensata proprio per i bambini. Accogliamo tutti l'invito di Raffaele Tosi a coltivare con amore e sapienza il tenero fiore dell'infanzia, per far sì che un domani – speriamo non lontano - questo nostro mondo martoriato si trasformi in uno splendido giardino, dove nessun bambino debba più soffrire a causa della cattiveria e dell'indifferenza degli adulti. AI GENITORI E AI MAESTRI Date ali all'infanzia! Aprite i cuori e gl'intelletti ai voli del pensiero! Per voi verranno i nuovi scopritori, per voi verran gli apostoli del Vero. Foggiate la plasmabile materia, e siate, nel forgiar, poeti e santi; spaziate in alto, sopra ogni miseria, e ai cuori infonderete estri di canti! Date, e sia linfa, il vostro sangue ardente alle tenere, verdi pianticelle, e le vedrete crescer fierame...
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Leggiamo nell'archivio parrocchiale che « il giorno 8 aprile 1923, nel cantone dei Prati, il Rev.do Don Giovanni Maria Prandina Arciprete di Cervarolo procede alla benedizione della campana dell'oratorio di San Grato imponendole il primitivo nome di “San Grato”. La funzione si è svolta alla presenza del Fabbriciere dell'Oratorio sig. Giuseppe Tosi e del padrino sig. Marco Tosi ». Sono quindi 100 anni che l'attuale campana scandisce il tempo e richiama i fedeli a raccolta, accompagnandoli negli avvenimenti tristi e lieti delle loro vite! Sempre dall'archivio veniamo a sapere che essa fu un dono fatto da Giuseppe Tosi, il quale, ritornato in patria dopo essere stato per lungo tempo a Buenos Aires, volle omaggiarla al suo paese di origine insieme ad un'ampia tettoia per il lavatoio. La campana probabilmente sostituì quella precedente, costata 238,5 lire nel 1825, quando era fabbriciere un altro Giuseppe Tosi. Chissà cosa ricordava Raffaele Tosi di quella cerimonia ...
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2 NOVEMBRE S'adornano le tombe coi fior della tristezza, mentre la nebbia incombe sui monti a mezz'altezza. Un freddo venticello soffia nel Camposanto, dove ogni cuore in pianto prega sopra un avello. Prega: - Pei Morti pace! Prega: - Pei vivi Amor! Di fuori il mondo tace, muoiono l'erbe e i fior.
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Quest'anno l'autunno ha tardato ad arrivare, ma, nel giro di pochi giorni, siamo passati da temperature quasi estive a una nebbia fredda e spessa. Le giornate si accorciano, piove e tutto sembra grigio. Il tempo uggioso e il forte contrasto con la bella stagione terminata da poco e così repentinamente fanno sì che la malinconia prenda il sopravvento, proprio come in questa poesia di Raffaele Tosi. AUTUNNO Cadon le foglie tutte, ad una ad una, spogliando il vecchio albero contorto; solitaria è la via; bellezza alcuna Natura più non ha; par tutto morto. Una canzone di triste malia pare il fruscio delle morte foglie, e un vago senso di malinconia, la terra brulla nel mirar, ci coglie. L'estate ci donava i profumati fiori dei prati, l'olezzanti rose; l'autunno i giorni grigi ci ha portati, ed il ricordo di perdute cose... Così la vita. In gioventù fiorita come l'estate, ed in vecchiaia brulla come l'autunno, quando in cor svanita è ogni speranza, e solo resta......
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Il Martirologio ci ricorda che il 2 ottobre si fa memoria degli Angeli Custodi che, chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, furono anche inviati agli uomini dal Signore, per accompagnarli e assisterli con la loro invisibile ma premurosa presenza. Quanto è consolante sapere non solo che c'è sempre qualcuno al nostro fianco pronto ad assisterci nelle difficoltà, ma anche che Dio, nel suo infinito Amore, considera ognuno di noi al pari di un tesoro prezioso da custodire gelosamente perchè non vada perduto, esattamente come dice Raffaele Tosi in questa brevissima poesia che un po' ricorda la semplice preghiera dell'Angelo di Dio. ALL'ANGELO CUSTODE Angelo bello dalle alucce d'oro che da quando son nato m'accompagni, e su me vegli come su un tesoro a Te affidato dal Bambino Gesù; nella benigna e nell'avversa sorte proteggimi dal male e dal peccato, rendi l'anima mia più pura e forte, e colmala di Fede e di Virtù! ...
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 RICORDO D'AUTUNNO Ottobre... Ed io rammento la nonna che filava, e con flebile accento la storia raccontava di Mago Corcontento mentre, fuori, soffiava, roco e selvaggio, il vento che i tigli sconquassava. Torna l'autunno adesso e lunghe sere apporta, ma non è più lo stesso. Ascolto alla mia porta il vento dir sommesso che la nonnina è morta.
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Oggi per la Valsesia è un giorno molto importante, che sicuramente passerà alla storia: Monsignor Franco Giulio Brambilla ha proclamato la Beata Panacea patrona di tutta la valle. La sua storia, molto simile alla fiaba di Cenerentola, dalla quale però si discosta per il tragico finale, è nota a tutti in zona. Noi abbiamo già parlato in passato del dramma “La Beata Panacea” che Raffaele Tosi compose, insieme a Carlo Marchino, nel 1955 su richiesta dell'editore Majocchi e ne avevamo proposto i cori conclusivi del Primo e del Terzo Atto. Questa volta vogliamo proporre uno stralcio recitato, preso dall'Atto Terzo (Scena II, Scena III e inizio Scena IV), in cui si dà notizia della morte di Panacea e del suicidio della matrigna. SCENA II Marta. (a Rosa, prima che questa possa parlare) Rosa, in nome di Dio, che è accaduto? Rosa. (col pianto nella voce) Panacea... Marta. (attorniata da Silvia, Maria, Annetta, che s'è alzata) Ebbene? Panacea? Parlate Rosa! Dov'è? Rosa. (levando ...
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Oggi è il giorno in cui si ricorda San Grato, patrono del nostro paese di Prati e anche della città di Aosta, di cui è stato il secondo vescovo. La chiesa a lui dedicata nella cittadina valdostana è ormai sconsacrata e adibita a salone per mostre d'arte, quindi le sue reliquie sono state traslate nella cattedrale di Santa Maria Assunta; i festeggiamenti in suo onore sono, però, ancora solenni e importanti e coinvolgono tutta la città con varie manifestazioni, come, ad esempio, il Festival degli Artisti di Strada. In qualche modo gli abitanti dei Prati si sentono uniti a questa cittadina proprio in virtù del santo patrono ed El Raffa le ha dedicato questa poesia in cui esprime il suo disappunto per la decisione di diventare Regione Autonoma a Statuto Speciale, prendendo così le distanza dal resto d'Italia e, di conseguenza, anche dal Piemonte, cui avrebbe potuto sentirsi vicina geograficamente e storicamente. [In foto la facciata della chiesa sconsacrata di San Grato ad Aosta, c...
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SETTEMBRE Ecco Settembre! Matura l'uva sui tralci di già. Tornan gli armenti in pianura, i villeggianti in città. Nei boschi neri le sacche colma di funghi il villan. Splendon sui cigli le bacche, crescono i colchici al pian. Bionde, le prime castagne cadon dagli alberi al suol; sulle romite montagne le nebbie velano il sol. Già qualche foglia si stinge, sembra lì lì per cascar... Lo scolaretto s'accinge alla sua scuola a tornar!
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Quando abbiamo visitato la Mostra sulle guide del Sacro Monte siamo rimasti un po' male. Tra le varie guide poetiche non è stata citato "Il Poema del Golgota", tanto voluto da Padre Manni (in foto). Subito abbiamo pensato ad una poesia, pubblicata su “Musica d'acque”, edito da "La Zagara" di Reggio Calabria nel 1952: “Incendiaria”. Triste presagio o desiderio avverato? INCENDIARIA (A G. Fontana) Chiedo che l'oblio fasci la mia vita, cotesta vita mia, sì tanto amara, randagia come un cane bastonato, triste come la morte. Chiedo che il canto che ho donato venga cancellato persino nel ricordo di chi l'amò, e m'arrida la certezza d'esser solo e ignorato. Chiedo che tanta, tanta neve cada sull'orme dei miei passi, e porti il vento l'eco della mia voce a plaghe ignote, fredde e disabitate. Chiedo che lavi il pianto del mio cuore le colpe che ho commesso, e mai risplenda sul bene che ho compiuto il raggio vivo della riconoscenza. Chiedo che ...
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Sono passati ben 65 anni da quando El Raffa ha scritto questa poesia che già parlava di spopolamento e di avanzata dei lupi e sembra proprio che la situazione si stia evolvendo in questa direzione. Siamo agli ultimi giorni di agosto e il paese è pressochè deserto. Il lavoro, gli impegni, gli svaghi, tutto è una buona motivazione per scendere a valle o andare altrove e così la piazza dei Prati, che fino a qualche anno fa in questo mese era piena di macchine, tanto da avere difficoltà a fare le manovre, è quasi vuota. Ma non è tutto perduto. Domenica c'è stata la festa di San Grato e, nonostante il maltempo del mattino che però al pomeriggio ci ha lasciato lo spazio per un tranquillo e gioioso incanto delle offerte all'aperto, il paese è tornato a risuonare di voci e di passi e tutti sono stati contenti di essere riusciti anche quest'anno a ritrovarsi senza fretta, se pur solo per una manciata di ore, sul muretto del sagrato, perchè in fondo, se questa giornata saltasse, manc...
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Il Sacro Monte, che un po' tutti i valsesiani hanno nel cuore, tanto da aver costruito lungo le strade che convergono a Varallo dei piloni votivi che segnano il primo punto da cui è possibile avvistarlo, colpisce ancora oggi, a distanza di secoli e in un contesto totalmente diverso da quello in cui è stato realizzato, i pellegrini o i semplici turisti che vengono a visitarlo. Fede, arte e natura si intrecciano indissolubilmente e tutto richiama alla preghiera e alla pace: la Basilica che odora di incenso, le cappelle che ci rendono spettatori quasi diretti degli episodi salienti della storia dell'Amore di Dio per l'uomo, la natura che tutto avvolge e racchiude, fondendosi in maniera armoniosa con quanto costruito da mano umana. Chi vi sale ridiscende a valle se non rinnovato almeno rasserenato e porta con sè il ricordo di un luogo fuori dal tempo, dove il Cielo sembra più vicino alla terra. Oggi, che è la solennità della Madonna Assunta, e chi ama il Sacro Monte non può far...
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Resilienza: capacità di subire un urto senza rompersi; in psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Così recita il dizionario per esprimere la particolare capacità di uscire rafforzati dalle situazioni di crisi. E quale pianta può esprimere questo concetto meglio del rovo? Niente riesce a stroncarlo e, viste le sue spine e gli animali pericolosi che trovano asilo tra i suoi viluppi, attira anche il fastidio della gente, che però, in estate, ricerca i suoi frutti golosi. L' RUVÈI Tei maledi pussè che la grameugna cla 'nvad i chemp dla nosta pôvra gent, parchè fra i teui viluip i trovu asilu scurpii, ragn e sarpent. Si ta brusu, ta 'ngrassu; si ta struncu t' rinassi, cumè l'idra, pussè vif; si ta struppu t' rifai milla raisacci, cumè n' cancru catif. E parée t' vivi, curassà da spini, udià dal pôvru, dispressà dal sior, eppura, quand ca vèn la Primavera, anca ti t' dai n' fior....
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IL POEMA DEL GOLGOTA (II parte) Ciò che distingue “Il poema del Golgota” dalle altre guide poetiche è il carattere marcatamente religioso dei sonetti che si concentrano sugli episodi biblici rappresentati senza mai rivolgersi al pellegrino; in questo modo l'opera diventa perfettamente autonoma rispetto al contesto, ma, nello stesso tempo, adempie pienamente al suo compito di guida perchè ogni sonetto è affiancato da una o più fotografie in bianco e nero corredate da didascalie che riportano l'anno di realizzazione, informazioni sugli artisti che vi lavorarono, giudizi estetici e curiosità di vario genere, che istruiscono il pellegrino durante la visita a questa Nova Jerusalem. Nella sezione intitolata “Fiorita mistica” sono invece chiari ed evidenti i riferimenti al Sacro Monte perchè lì sono raccolte 11 poesie, in metriche diverse, dedicate a singoli personaggi delle cappelle o ad altri monumenti, e la “Supplica alla Vergine Assunta”, musicata dall'amico Carlo Marchino, or...