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L'11 settembre 2011, con la benedizione dell'allora parroco padre Elia Tonin, abbiamo inaugurato l'orologio elettrico e abbiamo posto sul muro esterno della chiesa una lapide che recita: “Il suono delle ore sia ricordo e preghiera per quanti hanno amato questo paese”. Adesso il tempo non è più scandito, come in passato, da mattutino e vespri, ma dallo scoccare delle ore che riempiono l'aria limpida dei Prati del suono nitido e cristallino della campana. Siamo sicuri che anche El Raffa sarebbe stato felice di poter sentire suonare le ore dal suo campanile. CAMPANE Campane, che spandete note di Fede in chiarità di albore, che l'anima invitate a eccelse mete, e intenerite il core: campane, che squillate in nostalgia, sotto un danzar di stelle, impallidenti al dì, l'Ave Maria, tremule campanelle... Nunzie del sol, che sorge, in sul mattino voci d'Amor, chiamanti, ne la pace del chiostro, a Mattutino i frati salmodianti... E voi, care camp...
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LE PUBBLICAZIONI - 5 In occasione della giornata dell'amicizia che cade il 30 luglio, riprendiamo la carrellata di pubblicazioni che avevamo interrotto ad agosto 2021. Pubblicando su tante riviste, molte delle quali di carattere letterario, Raffaele Tosi entrò in contatto con vari poeti e scrittori dell'epoca, tra cui possiamo ricordare in particolare Olivio Bianchin (di Treviso), Aladino Lensi (di Vinci), Alfredo Gigliotti (di Reggio Calabria) ed Emanuele Scaringella (di Andria), che diventarono dei veri amici a distanza, sebbene non ci siano mai stati incontri di persona. Si scambiarono molte lettere e, come si usava in quegli anni, si inviarono delle fotografie per potersi vedere, anche se solo attraverso un'immagine stampata. El Raffa aveva cura di raccogliere in un album le foto di quelli che definì “i fratelli del limpido sogno”. In particolare Alfredo Gigliotti ed Esca Ringella, essendo il primo direttore della rivista “La Zagara” di Reggio Calabria e il secondo seg...
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Ieri si è tenuta a Cravagliana la X edizione del “Raduno dei Costumi della Val Mastallone”. Come ha ricordato il portavoce della delegazione di Cervarolo, è proprio con la frazione dei Prati, situata sopra il Ponte della Gula, che si apre ufficialmente la Val Mastallone. Questa bella tradizione offre, in un clima di festa e di amicizia, l'occasione per esibire i bellissimi costumi di Cervarolo, Sabbia, Cravagliana, Cervatto, Fobello e Rimella. Ogni paese ha una sua foggia specifica e dei colori caratteristici, ma ciò che li accomuna tutti e non può mai mancare è la presenza dei preziosi puncetti che arricchiscono soprattutto le camicie. Il costume era, in passato, l'abito che veniva portato quotidianamente, con il quale le donne valsesiane si accingevano a compiere non solo i lavori domestici, ma anche quelli ben più faticosi dei campi, eppure davvero esso conferisce a chi lo indossa una certa signorilità, esattamente come dice Raffaele Tosi in questa poesia, pubblicata sull...
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COLLANA DI PERLE - TRIS DI INDOVINELLI Sai dir qual è, mio piccolo indovino, quella città che vola, nel Trentino? … Ed ora quella segna che serve pure un po' allo spaccalegna. Alfin, per terminare, dimmi cos'è che in piedi non può stare. [soluzione del 6 maggio: Sala-manca]
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La seconda domenica di maggio è la festa della mamma, che cade proprio nel mese dedicato alla Mamma di tutti: la Madonna. Con questa poesia che Raffaele Tosi ha dedicato alla sua mamma, morta purtroppo ancor giovane quando lui aveva solamente quattro anni, e con il quadro della Madonna che tradizionalmente poniamo ai piedi dell'altare della chiesa dei Prati durante il mese di maggio, porgiamo i migliori auguri a tutte le mamme! ORA DI SOGNO Sera. L'aria, ancor tiepida, s'ammanta d'un indistinto e pallido chiarore. La luna sboccia, gigantesco fiore, nel gardino del cielo. Il fiume canta. Sul vertice fremente d'una pianta trilla un uccello, in dolce ansia d'amore. S'odon dei bronzi l'armonie sonore echeggiar lunghe ne la quiete santa. Io siedo, e penso: e mentre la natura sembra rapire a l'attimo fuggente, la mestizia soave del tramonto, te rivedo, che persi, ne l'oscura penombra mite, o Madre mia, ridente del tuo sorriso g...
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COLLANA DI PERLE - SCIARADA 1 – Stanza dove ricevono i signori. 2 - …Ma speriam che ci sia, perchè altrimenti 3 – ottieni dalla Spagna una città celebre per i suoi divertimenti. [soluzione del 22 aprile: la palla]
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Il Primo Maggio è la festa di San Giuseppe, patrono dei lavoratori e compatrono della nostra frazione di Prati. Pochi giorni fa abbiamo mantenuto fede, anche per quest'anno, al voto che i nostri antenati hanno fatto di celebrare annualmente una Messa in suo onore, per ringraziarlo di aver protetto il paese durante la Seconda Guerra Mondiale. A seguito di un bombardamento, infatti, nel 1945 il paese ha preso fuoco e gli abitanti hanno pregato che venisse risparmiata almeno una casa per famiglia. Incredibilmente, l'incendio si è propagato zigzagando tra case, stalle e fienili, col risultato che nessuna famiglia si è ritrovata senza casa! Il nostro paese davvero si è sentito protetto “contro il male e l'aspra sorte”, per citare questa poesiola di Raffaele Tosi, inserita nella raccolta dei “Canti dell'alba”. [In foto, la pala d'altare, che, come l'affresco sulla parete esterna, raffigura a destra San Grato e a sinistra San Giuseppe, entrambi ai piedi della Madonna ...
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Il 25 aprile di 150 anni fa nasceva uno dei più grandi inventori non solo d'Italia, ma di tutto il mondo: Guglielmo Marconi. Questo componimento è stato scritto da Raffaele Tosi per "L'Amore Illustrato" in occasione della sua morte, avvenuta il 20 luglio 1937. [In foto i due francobolli commemorativi emanati dall'Italia nel 1974, nel centesimo anniversario della nascita] A GUGLIELMO MARCONI (In memoria) Immoto il grande cuore, velata la pupilla che conobbe del Genio alto il fulgore, incrociate l'industri mani sul petto fregiato da l'insegne del valore, Marconi, l'Inventore, dorme l'eterno sonno. Dorme; su la Sua tomba, l'Umanità, percossa dal duol, depon le viole del pensiero, e, su l'onda divina de la radio, il venticel fremente reca da lungi un sospirare ardente. Lassù, sui sette colli, Roma Imperiale le sue faci accende per Lui, per l'Inventore, che sopra il mondo inter luce e calore, - sol di scienza - irradiò; ed or, caduca spo...
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COLLANA DI PERLE - INDOVINELLO Salta, rimbalza, balla, ruzzola pei cortili, attinge i campanili rossa, celeste o gialla. Sovente anche scompare e la si cerca invano, poi, eccola, riappare di mamma nella mano. Nel suo danzar felice diletta ogni bambino, finchè da un bucolino: - Non servo più! - gli dice. Soluzione dell'8 aprile:
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Oggi si è tenuta la festa del Gruppo di Varallo della Associazione Nazionale Alpini. Tutti abbiamo in mente le parole della celebre canzone “Sul cappello”, risalente alla Prima Guerra Mondiale, le cui prime parole fanno riferimento alla “lunga penna nera” che svolazza sul cappello degli alpini. Essa è simbolo dei valori e delle idee che sempre hanno sostenuto gli Alpini nelle loro imprese, prime fra tutte la resistenza e la libertà. In questo breve racconto, Raffaele Tosi fa della famosa penna nera il trofeo di un'impresa leggendaria, giocata a quelle altezze vertiginose che sono il regno delle aquile, da allora condiviso con gli Alpini. LA LEGGENDA DELL'ALPINO L'aquila, volteggiando un giorno superba, con le grandi ali tese, sopra l'infinito bianco scenario degli eterni ghiacciai, così parlò al sole: “Io sono la regina delle montagne e la dominatrice dei cieli. Dio mi ha donato il regno delle altezze e dei silenzi che nessuno oserà mai violare. Lungo le azzurre vie...
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COLLANA DI PERLE - QUADRATO 1 Le tenebre rischiara, ed alla meta sul mar muggente, il navigatore adduce. 2 è l'opra che si svolge, nella luce del sol, coi buoi, nei campi, onesta e lieta. 3 Così un Annibal si chiamò latino, e così chiama mamma il suo bambino. 4 è questa per i greci, senza errore, come per noi Cupido, il dio d'amore. [soluzione del 25 marzo: nonno]
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Dopo i circa 20°C di qualche giorno fa, stamattina un'imprevista nevicata ha imbiancato i fiori e le gemme che già ricoprivano i prati e i rami degli alberi, pronti ormai a sbocciare completamente. Nel pomeriggio, però, il cielo si è rasserenato e questo, insieme all'avvicinarsi della Pasqua, ci ha donato quella speranza che manca nel finale di questo sonetto di Raffaele Tosi. PRIMAVERA DI MORTE Come al bacio immortal del divo Amore s'apre alla gioia l'anima sincera, così al raggio del sol t'apristi, o fiore, ma, crudel, ti tradì la Primavera. Cadde la neve soffice e leggera su te posando in tutto il suo candore, finchè il gel ti recise, e la bufera ti portò lungi, a mete di squallore. Or, rosea macchia in un deserto bianco, chieder sembri a che valga esser nato gentil così per poi morir nel fango. Ed io, che canto a te, deluso e stanco, d'un sogno nel deserto sconfinato ti somiglio al mio cuore, e ti compiango.
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COLLANA DI PERLE - SCIARADA Nega il primiero, nega il secondo, ma un ben del mondo voglio all'intero. [soluzione dell'11 marzo: niente]
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COLLANA DI PERLE - INDOVINELLO Il sordo mi ode. Il cieco mi vede. Il pigro mi fa. Il morto mi sente. Lo sciocco mi sa. [soluzione del 26 febbraio: la sigaretta]
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Il brutto tempo e il rischio valanghe di questi giorni ci hanno fatto venire in mente questa novella di Raffaele Tosi, in cui un'abbondante nevicata ha salvato un uomo dall'assalto di un lupo. NELLE MANI DI DIO Da quanti ormai vivesse nella foresta egli stesso non lo sapeva. Certo, erano tanti se aveva potuto incanutire e piegarsi verso terra a quel modo. Fuggito dal consorzio degli uomini che lo avevano misconosciuto e trattato alla stregua di un paria dal giorno in cui aveva osato schierarsi apertamente in favore dei deobli e degli oppressi, si era rifugiato in quella tana scavata nella roccia presso il greto del torrente, e là aveva vissuto, cibandosi delle poche provviste che i carbonai gli portavano all'alba del lunedì tornando al lavoro, insieme con tutto quello che la natura gli offriva, all'istessa guisa di un selvatico braccato dai cacciatori. E, poiché non poteva più amare il suo prossimo, aveva riversato sugli animali tutti i tesori della sua anima appassio...
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COLLANA DI PERLE - INDOVINELLO è una bianca, breve torcia: più si tira più s'accorcia. [soluzione del 12 febbraio: la mano]
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Oggi è la festa del gatto, animale proverbialmente dotato di sette vite ed è proprio questo il motivo per cui si festeggia il 17: nella tradizione dei Paesi nordici il numero 17 indica vivere una vita per sette volte. Nell'Antico Egitto erano considerati animali sacri, con il delicato compito di guidare gli esseri umani dell'Aldilà, per il comportamento ambivalente che li contraddistingue: fedele aiuto contro i topi, ma anche lesto ladruncolo di bocconi prelibati, a volte sornione, altre scattante predatore, il gatto da sempre è stato un affettuoso e giocherellone compagno di bambini e anziani, spesso divertiti, ma talvolta anche infastiditi dalle sue marachelle, come la vecchietta di questa poesia di Raffaele Tosi. IL MIO MICINO Col gomitol della lana gioca sempre il mio micino; lo rincorre, lo dipana, poi lo arruffa pian pianino. Quando giunge col bastone la nonnina costernata, lesto infila il birbaccione la finestra spalancata. [No, non ci vedete doppio: i ...
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E anche quest'anno siamo arrivati al Martedì Grasso ed è ora di salutare il Marcantonio e la Cecca, sovrani per un giorno di un regno di cartone, come dice El Raffa in questa poesia. Essi continueranno però a guardarci dai murales di via Fiume, fin quando sarà il momento di vederli nuovamente scendere per le strade, avvolti dai coriandoli e dal profumo della paniccia, pronti a impegnarsi per rispondere alla richiesta che ogni suddito rivolge loro quando canta l'Inno a Marcantonio Carlavèe: “Fa' che regni il buon umore, l'abbondanza e l'allegria, fa' che palpiti nel cuore la concordia e l'armonia”! Carlavèe Carlavèe lè torna qui, veggiu ludru sbrindellà, ma s' pò dì clè riverì pussè 'ncòo d'un deputà. A l' gà pena ma n' dì d' gloria e l' seu regnu l'è d' cartun, ma però l' passa nt'la storia d' tutta quanta la nasiun. Tenc vigioit che durant l'ann jan facc sempri ma cilecca ntl'uccasiun che...
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COLLANA DI PERLE - INDOVINELLO C'è una mamma che lavora senza posa tutto il giorno: cinque figli ha sempre intorno che l'aiutan a ogni ora. [soluzione del 29 gennaio: la lumaca]
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Queste tre rose, alle quali è bastato un tiepido raggio di sole quasi primaverile per aprirsi dopo aver resistito al freddo dell'inverno, sono molto simili a quelle di questa poesia di Raffaele Tosi e ci ricordano che felice è chi sa sognare piccole cose ed è capace di assaporarle fino in fondo. LE TRE ROSE Miracolo di un raggio del caldo sol di Maggio, vermiglie, vellutate, ne l'angolo de l'orto eran sbocciate tre rose belle, che scuotendo tutt'e tre la testa su lo stelo, si voller confidar l'intimo anelo. - Vorrei – la prima disse, che un Mago mi rapisse, e dove ognun potesse mirarmi, in bella mostra mi mettesse. - Ed io – fe' la seconda, vorrei fresca e gioconda, spiccare sopra il nimbo dorato dei bei riccioli d'un bimbo. - Sorelle, più modesto del vostro, è il mio desire - disse la terza – è questo: qui sono nata e qui voglio morire!
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COLLANA DI PERLE - INDOVINELLO Con la casetta sopra la schiena su per i muri, sui cigli va: non ha mai fretta, non ha mai lena: come si chiama chi dir mi sa? [soluzione del 15 gennaio: Chicchirichì]
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COLLANA DI PERLE - LA FILASTROCCA DEL CHE-CHI - Filastrocca del Che-Chi! Chi c'è mai che canta qui? - Qui c'è Chicco con la Checca che chi sa che cosa becca! - E qui dietro, chi c'è, chi? - Il signor xxxxxxxxxxxx! [soluzione del 2 gennaio: L'idea unica con le parole, CIO È UNA “COLLANA DI PERLE”]
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In questo giorno, nel ricordo che sempre ci accompagna, ti ringraziamo per i valori che hai cercato di inculcare nelle nostre vite. (3 gennaio 1977 - 3 gennaio 2024) IL FIORE DEL RICORDO Il poeta che aveva amato tanto i fiori in vita, quando venne a morte, per ironia suprema della sorte senza un fiore fu portato al Camposanto. E, poiché erede non avea nessuno, nessuno si curò della sua fossa: giacque in oblìo sotto la terra smossa, sotto la neve dell'inverno bruno. Ma l'Aprile, tornando, ricordò quell'umil ch'era stato il suo cantore: con un raggio la fossa ne baciò, ed ai suoi piè fece sbocciare un fiore.
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L'IDEA UNICA CON LE PAROLE, XXXX XXX “XXXXXXX XX XXXXX” Quest'anno abbiamo avuto l'idea di creare un appuntamento con scadenza quindicinale, per ripescare i giochi di parole pubblicati da Raffaele Tosi sui “Canti dell'alba” e sulla “Gazzetta enigmistica”. Troverete indovinelli, rebus, sciarade, quadrati magici... insomma, ci divertiremo un po' con le parole e starà a voi trovare le soluzioni. Per sapere come si chiamerà questa rubrica, che, per fornirvi un indizio, sarà come una sequenza di piccole chicche, risolvete l'anagramma nel titolo. Nel frattempo, per dare il via al tutto, ecco una divertente filastrocca, basata proprio sui giochi di parole. LE....TROVATE DI TONTOLINA Tontolina, la stupida bambina, ha un cervellino – ohimè! - proprio di struzzo! Per essa il merlo è padre del merluzzo e il pulcino è una pulce piccolina! La torre è la figlia del torrone, un piccolo acquazzone e un acquarello, la cartuccia è un ritaglio del cartello, e la canna è...
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Auguri a tutti per un felice e sereno 2024! PER CAPODANNO Poichè vi trovo, per l'anno nuovo raccolti qui, v'auguro, amici, cento felici di questi dì. Che per cent'anni bando agli affanni possiate dar, e pel Duemila possiate in fila con me brindar! Pei dì trascorsi senza rimorsi giusto è gioir! Or, con cuor pio, preghiamo Dio per l'avvenir!
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Con i nostri migliori auguri, affinchè davvero la nascita di Gesù Bambino riscaldi i cuori di tutti. Buon Natale! NOTTE DI NATALE Oscura la notte, deserta la via. Nel cielo non brilla una stella. Se ascolti, nel grande silenzio, che odi? Stormire gli abeti, lontano, a ridosso del bosco. È fredda la terra. Nell'aria vapora il respiro. Le fonti distillan ghiaccioli. Ma nasce, stanotte, il Signore, e avverte, ciascuno, un senso di caldo. Nel cuore.
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INVERNO Guarda, l'inverno è qui: silente e lieve, su la campagna infreddolita e stanca, scende in soffici bioccoli la neve, e la ricopre di una coltre bianca. Triste retaggio de l'autunno spento migran le nebbie nel pesante cielo: pigola un tordo in voce di lamento, mica cercando, ed un riparo al gelo. Rossastri, i tralci de le viti spoglie pendon da le corrose, umide mura: ove han lasciato i pampini e le foglie dei lieti dì de la vendemmia? Tutto è silenzio: solo, a fondo valle, s'avverte, a tratti, il sistro del pastore, ma gli armenti son chiusi entro le stalle dove le vecchie filano, al tepore. Muto, la pipa tra i denti serrati, il nonno guarda i campi addormentati.
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Ha suscitato molto scalpore la notizia che lo scrittore Paolo Cognetti avrebbe evocato nel suo ultimo romanzo la Valsesia in maniera cupa e negativa e le parole da lui rilasciate in un'intervista radiofonica hanno offeso molti valsesiani. Noi non vogliamo entrare nel merito della questione perchè non abbiamo letto il libro e nemmeno ascoltato l'intervista, ma prendiamo spunto per presentare la Valsesia con le parole e con gli occhi di Raffaele Tosi che ci è vissuto e l'ha amata visceralmente, non disdegnando di avanzare delle critiche ai suoi abitanti quando riteneva che non fossero all'altezza delle potenzialità della Valle. LA M ÊIA VALÀA Sun gnù l'mund nt' têra – che l'Signor lé banadì; nt'una têra luminosa – cumé n'gran giardin fiurì, cun turrent e creus chi specchiu – la bellessa dal seu ciel, cun muntagni chi fiurissu – stelli alpini n'mess dal gel! Sun nasù nt'una valada – ch'lé da tucc la preferia, ca sa stend ai pei d...
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Nella Giornata per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza di cui cade oggi la ricorrenza, pubblichiamo la poesia che si trova in apertura dei “Canti dell'alba”, raccolta pensata proprio per i bambini. Accogliamo tutti l'invito di Raffaele Tosi a coltivare con amore e sapienza il tenero fiore dell'infanzia, per far sì che un domani – speriamo non lontano - questo nostro mondo martoriato si trasformi in uno splendido giardino, dove nessun bambino debba più soffrire a causa della cattiveria e dell'indifferenza degli adulti. AI GENITORI E AI MAESTRI Date ali all'infanzia! Aprite i cuori e gl'intelletti ai voli del pensiero! Per voi verranno i nuovi scopritori, per voi verran gli apostoli del Vero. Foggiate la plasmabile materia, e siate, nel forgiar, poeti e santi; spaziate in alto, sopra ogni miseria, e ai cuori infonderete estri di canti! Date, e sia linfa, il vostro sangue ardente alle tenere, verdi pianticelle, e le vedrete crescer fierame...
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Leggiamo nell'archivio parrocchiale che « il giorno 8 aprile 1923, nel cantone dei Prati, il Rev.do Don Giovanni Maria Prandina Arciprete di Cervarolo procede alla benedizione della campana dell'oratorio di San Grato imponendole il primitivo nome di “San Grato”. La funzione si è svolta alla presenza del Fabbriciere dell'Oratorio sig. Giuseppe Tosi e del padrino sig. Marco Tosi ». Sono quindi 100 anni che l'attuale campana scandisce il tempo e richiama i fedeli a raccolta, accompagnandoli negli avvenimenti tristi e lieti delle loro vite! Sempre dall'archivio veniamo a sapere che essa fu un dono fatto da Giuseppe Tosi, il quale, ritornato in patria dopo essere stato per lungo tempo a Buenos Aires, volle omaggiarla al suo paese di origine insieme ad un'ampia tettoia per il lavatoio. La campana probabilmente sostituì quella precedente, costata 238,5 lire nel 1825, quando era fabbriciere un altro Giuseppe Tosi. Chissà cosa ricordava Raffaele Tosi di quella cerimonia ...
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2 NOVEMBRE S'adornano le tombe coi fior della tristezza, mentre la nebbia incombe sui monti a mezz'altezza. Un freddo venticello soffia nel Camposanto, dove ogni cuore in pianto prega sopra un avello. Prega: - Pei Morti pace! Prega: - Pei vivi Amor! Di fuori il mondo tace, muoiono l'erbe e i fior.
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Quest'anno l'autunno ha tardato ad arrivare, ma, nel giro di pochi giorni, siamo passati da temperature quasi estive a una nebbia fredda e spessa. Le giornate si accorciano, piove e tutto sembra grigio. Il tempo uggioso e il forte contrasto con la bella stagione terminata da poco e così repentinamente fanno sì che la malinconia prenda il sopravvento, proprio come in questa poesia di Raffaele Tosi. AUTUNNO Cadon le foglie tutte, ad una ad una, spogliando il vecchio albero contorto; solitaria è la via; bellezza alcuna Natura più non ha; par tutto morto. Una canzone di triste malia pare il fruscio delle morte foglie, e un vago senso di malinconia, la terra brulla nel mirar, ci coglie. L'estate ci donava i profumati fiori dei prati, l'olezzanti rose; l'autunno i giorni grigi ci ha portati, ed il ricordo di perdute cose... Così la vita. In gioventù fiorita come l'estate, ed in vecchiaia brulla come l'autunno, quando in cor svanita è ogni speranza, e solo resta......
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Il Martirologio ci ricorda che il 2 ottobre si fa memoria degli Angeli Custodi che, chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, furono anche inviati agli uomini dal Signore, per accompagnarli e assisterli con la loro invisibile ma premurosa presenza. Quanto è consolante sapere non solo che c'è sempre qualcuno al nostro fianco pronto ad assisterci nelle difficoltà, ma anche che Dio, nel suo infinito Amore, considera ognuno di noi al pari di un tesoro prezioso da custodire gelosamente perchè non vada perduto, esattamente come dice Raffaele Tosi in questa brevissima poesia che un po' ricorda la semplice preghiera dell'Angelo di Dio. ALL'ANGELO CUSTODE Angelo bello dalle alucce d'oro che da quando son nato m'accompagni, e su me vegli come su un tesoro a Te affidato dal Bambino Gesù; nella benigna e nell'avversa sorte proteggimi dal male e dal peccato, rendi l'anima mia più pura e forte, e colmala di Fede e di Virtù! ...
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 RICORDO D'AUTUNNO Ottobre... Ed io rammento la nonna che filava, e con flebile accento la storia raccontava di Mago Corcontento mentre, fuori, soffiava, roco e selvaggio, il vento che i tigli sconquassava. Torna l'autunno adesso e lunghe sere apporta, ma non è più lo stesso. Ascolto alla mia porta il vento dir sommesso che la nonnina è morta.
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Oggi per la Valsesia è un giorno molto importante, che sicuramente passerà alla storia: Monsignor Franco Giulio Brambilla ha proclamato la Beata Panacea patrona di tutta la valle. La sua storia, molto simile alla fiaba di Cenerentola, dalla quale però si discosta per il tragico finale, è nota a tutti in zona. Noi abbiamo già parlato in passato del dramma “La Beata Panacea” che Raffaele Tosi compose, insieme a Carlo Marchino, nel 1955 su richiesta dell'editore Majocchi e ne avevamo proposto i cori conclusivi del Primo e del Terzo Atto. Questa volta vogliamo proporre uno stralcio recitato, preso dall'Atto Terzo (Scena II, Scena III e inizio Scena IV), in cui si dà notizia della morte di Panacea e del suicidio della matrigna. SCENA II Marta. (a Rosa, prima che questa possa parlare) Rosa, in nome di Dio, che è accaduto? Rosa. (col pianto nella voce) Panacea... Marta. (attorniata da Silvia, Maria, Annetta, che s'è alzata) Ebbene? Panacea? Parlate Rosa! Dov'è? Rosa. (levando ...